NAOMI NOVIK.
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SCHOLOMANCE 1. LEZIONI PERICOLOSE.
Parte 1.
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Titolo originale: Scholomance: A Deadly Education.
Traduzione di: Simona Brogli.
2021. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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LA SCUOLA Di MAGA A CUI SOPRAVVIVERE  PI IMPORTANTE DI QUALSIASi VOTO.
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La Scholomance  una scuola di magia diversa da tutte le altre. Qui non esistono insegnanti n vacanze, e non  possibile riuscire a stringere amicizie disinteressate perch gli unici legami che si possono costruire sono strategici.
Soprattutto,  una scuola dove il fallimento  sinonimo di morte certa (sul serio!).
Le regole, alla Scholomance, sono drammaticamente semplici: non devi mai aggirarti da solo per i corridoi della scuola. E devi prestare continua attenzione ai mangia-anime, pericolose creature mostruose che si annidano ovunque. Sopravvivere  pi importante di qualsiasi voto. Una volta entrato nella scuola, infatti, hai solo due modi per uscirne: diplomarti... o morire!
Ma l'ingresso alla Scholomance di una nuova studentessa, El,  destinato a cambiare le carte in tavola e a portare alla luce alcuni segreti dell'istituto. Galadriel "El" Higgins, infatti,  straordinariamente dotata.
Forse, tra tutti gli studenti,  l'unica preparata a una scuola tanto pericolosa. Pur non avendo dalla sua un gran numero di alleati - la maggior parte degli studenti la tiene a distanza perch di lei ha molta paura... e perch non  quel che si dice una ragazza amabile - e non incarnando esattamente l'idea di eroina senza macchia, potrebbe senza troppi sforzi evocare un potere oscuro cos forte da radere al suolo intere montagne e annientare milioni di persone ignare e innocenti.
Per lei, infatti, sarebbe un gioco da ragazzi usare la sua magia per sbarazzarsi una volta per tutte dei mostri che infestano la scuola e che attendono la notte per aggredire e uccidere i suoi compagni.
Il problema non proprio trascurabile  che farvi ricorso potrebbe portare alla morte di tutti gli altri studenti...
Con un'impeccabile maestria, Naomi Novik ha creato una scuola che pullula di una magia che non avete mai visto prima e un'eroina cos atipica e ricca di sfumature che vivr a lungo nei vostri cuori e nelle vostre menti.
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L'AUTRICE.
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Naomi Novik (New York, 30 aprile 1973)  una scrittrice statunitense di romanzi fantasy. Ha vinto il Premio John Wood Campbell per il miglior nuovo scrittore nel 2007. Ha studiato Letteratura inglese presso la Brown University ed ha un Master's degree in informatica della Columbia University. Ha partecipato alla progettazione ed allo sviluppo del videogioco Neverwinter Nights: Shadows of Undrentide finch non ha scoperto che preferiva la scrittura allo sviluppo di giochi per computer. Vive a Manhattan. Con Cuore Oscuro, pubblicato da Mondadori nel 2017, ha vinto il prestigioso Premio Nebula come miglior romanzo.
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SCHOLOMANCE. LEZIONI PERICOLOSE.
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1. MANGIA-ANIME.
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Decisi che Orion doveva morire la seconda volta in cui mi salv la vita.
In realt, non  che prima di allora mi fosse mai fregato molto di lui,
in un senso o nell'altro, ma avevo dei limiti. Mi sarebbe andata anche
bene se mi avesse salvato la vita un numero di volte davvero eccezionale,
che ne so, dieci o tredici... il tredici  un numero che ha una sua
distinzione. Orion Lake, la mia guardia del corpo privata: questo avrei
potuto accettarlo. Ma ormai eravamo alla Scholomance da tre anni, e
fin l non aveva dimostrato la bench minima propensione a rivolgere
un trattamento privilegiato proprio a me.
Direte che sono una bella egoista a considerare con intenzioni omicide
l'eroe responsabile della sopravvivenza di un quarto della nostra
classe. Be', tanto peggio per gli sfigati che non sono riusciti a restare a
galla senza il suo aiuto. E comunque non siamo destinati a sopravvivere
proprio tutti. La scuola deve pur essere nutrita in qualche modo.
E allora tu, chiederete, che hai avuto bisogno che ti salvasse? E per
due volte, oltretutto? Eccovelo, il motivo esatto per cui ha dovuto farlo:
perch l'anno scorso  stato lui a innescare l'esplosione nel laboratorio
di Alchimia, per poi finire per combattere contro quella chimera.
Io sono stata costretta a tirarmi fuori dai calcinacci da sola mentre
lui correva in tondo a dare botte sulla coda sputafuoco del mostro. E
quel mangia-anime era nella mia stanza da non pi di cinque secondi
quando  arrivato lui: doveva essergli proprio alle calcagna, magari
dopo averlo inseguito lungo il corridoio. L'essere aveva deviato l
dentro solo per sfuggirgli.
Eppure, chi mi permetter mai di spiegare come stanno realmente
le cose? La chimera avrebbe anche potuto non colpirmi, visto che
quel giorno eravamo pi di trenta in laboratorio, ma uno spettacolare
salvataggio nella mia camera da letto  un'impresa di tutt'altro livello.
Per quanto riguarda il resto della scuola, faccio ormai parte della
massa informe di sprovveduti molesti che Orion Lake ha salvato nel
corso della sua eccezionale progressione. Inammissibile.
Le nostre stanze non erano molto grandi. Lui si trovava a pochi passi
dalla sedia della mia scrivania, ancora ansimante e chino sulla gorgogliante
chiazza violacea del mangia-anime che colava nelle strette fessure
tra le piastrelle del pavimento, utilissime per spanderla in tutta la
camera. L'incandescenza che andava svanendo sulle sue mani gli illuminava
il viso, niente di straordinario: un grosso naso a becco che un
giorno magari sarebbe stato interessante, quando il resto della faccia si
fosse messo in pari, ma che per adesso era sproporzionato e basta, e poi
la fronte bagnata di sudore cui erano appiccicati capelli grigio argento
che non tagliava da tre settimane di troppo. Trascorre quasi tutto il
suo tempo dietro una barriera di devoti ammiratori, perci non l'avevo
mai visto cos da vicino. Si raddrizz e si asciug il sudore con un braccio.
Stai bene, vero... Gal, giusto? mi disse, tanto per mettere un po' di
sale sulla ferita. In laboratorio eravamo nello stesso gruppo da tre anni.
No, grazie a te e alla tua sconfinata passione per ogni essere oscuro
che si aggira in questo posto risposi in tono gelido. E poi non mi
chiamo Gal, non mi sono mai chiamata Gal, mi chiamo Galadriel.
Non  stata una mia idea, questo nome, quindi non guardate me. E
se per te sono troppe sillabe da mettere insieme, El andr benissimo.
Aveva alzato la testa di scatto e mi guardava battendo le palpebre,
preso da una specie di sbalordimento. Oh. Ah. Mi... mi dispiace? replic, la voce che aumentava di tono a ogni parola, come se non capisse cosa stava succedendo.
No, no obiettai io. Dispiace a me.  evidente che non sto recitando
abbastanza bene la mia parte. Mi portai una mano alla fronte
con aria melodrammatica. Ero cos spaventata, Orion dissi, ansante,
dopodich mi tuffai su di lui. Barcoll un tantino: eravamo alti
uguali. Ringrazio il cielo che tu fossi qui a salvarmi, da sola non sarei
mai riuscita a tenere a bada un mangia-anime e singhiozzai - falsissima - contro il suo petto.
Ci credereste che prov davvero ad abbracciarmi e a darmi una pacca
sulla spalla? Per lui doveva essere automatico. Gli piantai il gomito
nello stomaco per togliermelo di torno. Fece un verso tipo latrato e indietreggi, un po' traballante, per fissarmi inebetito. Non mi serve il tuo aiuto, spione insopportabile che non sei altro dissi. Sta' lontano
da me o te ne pentirai. Lo spinsi indietro di un altro passo e gli sbattei la porta in faccia, mancando la punta di quel naso a becco solo di pochi centimetri. Ebbi la breve soddisfazione di scorgere un'aria di smarrimento
assoluto sul suo viso prima che sparisse, poi mi ritrovai con la
porta di metallo messa a nudo e il grosso buco liquefatto dove prima
c'erano la maniglia e la serratura. Grazie, eroe. Lanciai un'occhiataccia
al tutto e tornai a girarmi verso la scrivania proprio mentre il grumo
di mangia-anime finiva di accartocciarsi, sibilando come un tubo
del vapore che perde, e un tanfo di putrefazione riempiva la stanza.
Ero cos arrabbiata che mi ci vollero sei tentativi per arrivare a un
incantesimo che ripulisse tutto. Dopo il quarto esperimento, mi alzai
in piedi e scaraventai nuovamente l'ultimo rotolo antico e mezzo sbriciolato
nel buio impenetrabile che regnava all'altro lato della scrivania,
strillando con rabbia: Io non voglio evocare un esercito di scuvara!
Non voglio far apparire muri di fiamme letali! Voglio la mia cazzo di camera pulita!.
Dal nulla salt fuori un orrendo librone rivestito di una strana pelle
chiara e scricchiolante, i cui angoli borchiati mandarono uno sgradevole
stridio mentre scivolava verso di me sul metallo della scrivania.
Con ogni probabilit la pelle era di maiale, ma evidentemente qualcuno
aveva voluto far credere che fosse stata strappata a un essere umano,
il che era altrettanto brutto. Il tomo si apr da solo alla pagina con
le istruzioni per costringere un gran numero di persone a eseguire i
tuoi ordini. Presumo che almeno loro mi avrebbero pulito la stanza, se glielo avessi detto.
Alla fine, fui obbligata a prendere uno degli stupidi cristalli di mia
madre e a sedermi sul mio lettino cigolante per meditare una decina
di minuti, immersa nel fetore del mangia-anime che penetrava a poco
a poco nei miei vestiti, nelle lenzuola e nei compiti. Potreste pensare
che un odore, qualunque odore, si smaltisca in fretta, dal momento
che tutta una parete della stanza  aperta sul panorama suggestivo
di un mistico nulla fatto di oscurit, gradevole quanto un'astronave
che punta dritta verso un buco nero, ma sbagliereste. Dopo essere finalmente
riuscita ad abbandonare passo passo quegli assurdi livelli
di rabbia impotente, spinsi il libro rilegato con la pelle di maiale gi
dalla scrivania e nel vuoto - per precauzione toccandolo con una penna
- e con la maggior calma possibile dissi: Voglio un semplice incantesimo
domestico per rimuovere della sporcizia indesiderata che ha un cattivo odore.
Con uno sgarbato tump, dal nulla piovve un gigantesco volume intitolato
Amunan Hamwerod pieno zeppo di incantesimi scritti in inglese
antico - la lingua morta in cui zoppicavo di pi - che non si apr nemmeno a una pagina specifica.
A me quel genere di cose capita sempre. Alcuni stregoni sviluppano
un'inclinazione per la magia meteorologica, o per gli incantesimi
di trasformazione, o per eccezionali sortilegi di combattimento come
il caro Orion. Io ho sviluppato un'inclinazione per la distruzione di
massa.  colpa di mia madre, certo, proprio com' sua la colpa del mio
stupido nome. Lei  una di quelle tipe tutte fiori, perline e cristalli che
danzano sotto la luna in onore della Dea. Il mondo  interamente composto
da persone adorabili e chiunque faccia qualcosa di sbagliato  incompreso o infelice.
Esegue persino massaggi terapeutici sui profani perch "d una tale
pace far stare meglio la gente, tesoro". Quasi tutti i maghi non stanno
a perdere tempo con questioni banali come il lavoro - lo considerano
un po' volgare - oppure, se lo fanno, si assicurano un'occupazione che
 pura apparenza. L'impiegato che va in pensione dopo quarantasei
anni e nessuno in azienda si ricorda cosa facesse, il bibliotecario rimbecillito
che ogni tanto intravedi gironzolare tra gli scaffali senza aver
l'aria di combinare niente, il terzo vicedirettore del marketing che si
fa vivo solo alle riunioni con la dirigenza, cose cos. Ci sono incantesimi
per trovare occupazioni del genere o per crearle, e a quel punto ti
sei procurato il necessario per vivere e hai il tempo libero per mettere
insieme un mana, un potere, un'energia magica in grado di trasformare
l'interno del tuo squallido appartamento in una reggia da dodici
stanze. La mamma no, invece. Lei non si fa pagare quasi niente, e
quel poco lo chiede pi che altro perch se ti offri di fare massaggi professionali
gratis, la gente ti guarda di traverso, come  giusto che sia.
Ovviamente io ero destinata a essere l'esatto opposto di questo modello
- poteva aspettarselo chiunque disponesse di una conoscenza
anche solo elementare del principio di riequilibrio - e quando voglio
riordinare la mia stanza, ricevo istruzioni per demolirla con il fuoco.
Non che io possa davvero usare uno di questi fantastici incantesimi
di rovina e distruzione che la scuola  cos impaziente di dispensarmi.
Ironia della sorte,  impossibile tirar fuori dal cilindro un intero esercito
di demoni solo strizzando l'occhio. Richiede potere, una caterva
di potere. E nessuno ti aiuter mai ad accumulare l'energia magica indispensabile
per evocare un esercito demoniaco personale, perci siamo
onesti, ci vuole la stregoneria.
Tutti - quasi tutti - usano un po' di stregoneria qua e l, e non la
considerano una cosa cattiva. Trasformare una fetta di pane in una torta
senza prima immagazzinare il mana necessario, roba del genere: ciascuno
pensa che sia solo un piccolo imbroglio innocuo. Be', il potere
deve pur venire da qualche parte, e se non sei tu ad averlo, allora verr
da un essere vivente, perch  pi facile ottenere potere da qualcosa
che  gi vivo e in movimento. Quindi tu hai la tua torta e nel frattempo
una colonia di formiche che abita nel tuo giardino si irrigidisce,
muore e si disintegra.
La mamma non vuole nemmeno tenersi il t in caldo con la stregoneria.
Ma se sei meno pignolo, come la maggior parte della gente,
puoi farti una torta a tre strati con terra e formiche ogni giorno della
tua vita, campare comunque fino a centocinquant'anni e morire serenamente
nel tuo letto, sempre che tu non muoia prima per eccesso di
colesterolo. Se invece cominci a usare la stregoneria su una scala pi
ampia di questa, per esempio per radere al suolo una citt o sterminare
un esercito o fare una qualunque delle altre mille cose inutili che
personalmente so fare benissimo, avrai potere a sufficienza solo assorbendo
il mana - o forza vitale o energia arcana o polvere di fata o
comunque lo si voglia chiamare; "mana"  soltanto la moda del momento
- di creature abbastanza complesse da avere delle opinioni in
proposito e tenerti testa. A quel punto, il potere sar contaminato e tu
arriverai a faticare fisicamente nel tentativo di strappargli il mana, e
molto spesso saranno loro a vincere.
Per me non sarebbe un problema, comunque. Sarei bravissima a fare
stregonerie, se fossi cos stupida o disperata da provarci. Qui devo riconoscere
che il merito va tutto alla mamma:  sempre stata presente,
affettuosa e attenta fino a rasentare l'assurdo, e questo nel mio caso
si  tradotto nell'usare la sua bella aura sfavillante per coprire la mia
quanto bastava perch non mi facessi prendere troppo presto dalla
stregoneria. Quando portavo a casa piccole rane per pasticciare con i
loro intestini, tutto si risolveva con estrema dolcezza: No, tesoro mio,
non si fa del male alle creature viventi. Dopodich mi accompagnava
al negozio del paese e mi comprava un gelato per compensare il fatto
di avermi sequestrato le rane. Avevo cinque anni, il gelato era l'unica
molla che mi spingeva a voler acquisire potere in qualunque modo,
perci, come potete ben immaginare, tutti i miei piccoli ritrovamenti
li portavo alla mamma. Quando poi sono stata grande abbastanza da
renderle impossibile fermarmi, ero anche grande abbastanza da capire
cosa succede agli stregoni che usano sortilegi.
Il pi delle volte a cominciare sono quelli dell'ultimo anno, con il
diploma che li fissa dritto negli occhi, ma nel nostro corso ce ne sono alcuni
che l'hanno gi fatto. A volte, se Yi Liu ti lancia uno sguardo troppo
rapido, per un attimo i suoi occhi sono tutti bianchi. In pi, le sue
unghie sono diventate completamente nere, e si vede che non  smalto.
Jack Westing sembra a posto, il classico ragazzo americano biondo
e sorridente che molti considerano dolcissimo, ma se passi davanti
alla sua stanza e inspiri a fondo, senti un lieve odore di ossario. Se
sei me, in ogni caso. Luisa, tre porte pi in l rispetto a lui,  svanita
all'inizio dell'anno e nessuno sa cosa le sia successo... Non  insolito,
ma io sono abbastanza sicura che quanto  rimasto di lei sia nella camera
di Jack. Ho un certo fiuto per questo genere di cose, anche quando
preferirei non sapere.
Se mai dovessi capitolare e cominciassi a usare la stregoneria, volerei
via da qui portata - senza dubbio - dalle mostruose e coriacee ali
da pipistrello di bestie demoniache, ma almeno delle ali di qualche
tipo ci sarebbero. Alla Scholomance piace un sacco liberare nel mondo
gli stregoni oscuri; quelli non li uccide quasi mai. Siamo noialtri a
ritrovarci i mangia-anime che sbucano da sotto le porte nel bel mezzo
del pomeriggio e i wauria che escono strisciando dallo scarico e si attaccano
alle nostre caviglie mentre tentiamo di farci una doccia o leggiamo
compiti che ci dissolvono i bulbi oculari. Neppure Orion  riuscito
a salvarci tutti. Nella maggior parte dei casi al diploma ci arriva
meno di un quarto della classe, e diciotto anni fa - sono sicurissima che
la vicinanza con il concepimento di Orion non sia stata una coincidenza
- lo superarono solo dieci o dodici studenti, e tutti loro, dicasi tutti,
erano diventati stregoni. Avevano formato una banda e fatto fuori tutti
i compagni del loro anno per ottenere una dose massiccia di potere.
Naturalmente le famiglie degli altri studenti capirono cos'era successo
- perch era evidentissimo: gli idioti non avevano fatto scappare
prima i pi giovani delle varie cerchie - e diedero la caccia agli stregoni
oscuri. L'ultimo mor quando si diplom la mamma, l'anno seguente, e
quella fu la fine delle Mani della Morte, o come si facevano chiamare.
Ma anche se sei un subdolo, piccolo imbroglione succhia-stregoneria
che sceglie con giudizio i suoi obiettivi e riesce a cavarsela senza farsi
notare, puoi solo scendere ancora pi in basso. Il caro Jack sta gi sottraendo
energia vitale agli esseri umani, quindi comincer a marcire
dall'interno entro i primi cinque anni dal diploma. Sono certa che abbia
grandi piani per scongiurare il proprio sfacelo, gli stregoni oscuri
ne hanno sempre, ma non penso abbia davvero quello che serve.
A meno che non se ne esca con qualcosa di speciale, nel giro di dieci,
quindici anni al massimo, franer su se stesso in una bella volata finale
all'insegna del grottesco. A quel punto scaveranno nella sua cantina
e troveranno un centinaio di corpi, e tutti esprimeranno disapprovazione
e diranno, santo cielo, sembrava un giovanotto cos gentile.
Al momento, per, mentre mi facevo strada lottando tra le pagine di
incantesimi casalinghi estremamente specifici in inglese antico, scritti
in una grafia contorta, ero straconvinta che io stessa avrei scelto di
servirmi una porzione bella grossa di stregoneria. Se i miei chicchi d'avena
ancora da sgusciare fossero mai stati mangiati dalle pavoncelle
- ne so quanto voi - sarei stata pronta. Nel frattempo, la pozzanghera
di mangia-anime dietro di me continuava a emettere piccoli scoppi
luminosi di gas, ognuno simile a un lampo lontano, prima che la tremenda
eruzione di tanfo ripugnante arrivasse al mio naso.
Avevo gi passato l'intera giornata a sgobbare duramente, studiando
per gli esami finali. Mancavano solo tre settimane al termine del trimestre:
quando si posava la mano sulla parete dei bagni, si avvertiva
gi il fievole sferragliare delle ruote dentate di medie dimensioni che
cominciavano a ingranarsi, preparandosi a ridurre il numero di tutti
noi con un altro giro. Le aule si trovano in un unico punto nel cuore
della scuola, mentre i nostri dormitori iniziano al piano della mensa e
ruotano pi gi ogni anno, come un enorme dado metallico che gira
intorno all'asta di una vite, sino a farci arrivare in fondo, cio al diploma.
L'anno prossimo tocca a noi essere al piano pi basso, e non  una
cosa che si attende con ansia. Non voglio assolutamente essere bocciata
agli esami e per giunta accollarmi un corso di recupero.
Grazie all'impegno di quel pomeriggio, mi facevano male la schiena,
il sedere e il collo; per di pi, la mia lampada da tavolo cominciava
a sputacchiare e ad affievolirsi mentre ero china sul tomo, gli occhi
strizzati per distinguere le lettere e il braccio intorpidito dal dizionario
di inglese antico che reggevo con l'altra mano. Il fascino esercitato
dall'idea di evocare un muro di fiamme letali e incenerire il mangia-anime,
il libro di incantesimi, il dizionario, la scrivania eccetera
cresceva rapidamente.
Non  del tutto impossibile essere uno stregone oscuro per lunghi
periodi. Liu, per esempio, se la caver egregiamente; lei  molto pi
cauta di Jack. Scommetto che ha usato quasi tutta la quota di peso assegnata
dalla scuola per portarsi dietro un sacco pieno di criceti o di
qualcos'altro e che li sta sacrificando secondo una tabella ben pianificata.
Si fa di nascosto un paio di sigarette a settimana, non ne fuma quattro
pacchetti al giorno, una via l'altra. Ma se lo pu permettere perch
non  completamente sola. Ha tanti familiari - non cos tanti da fondare
una cerchia propria, ma ci stanno arrivando - e gira voce che tra
di loro ci siano stati molti stregoni oscuri:  una strategia precisa. Due
cugini gemelli di Liu verranno qui l'anno prossimo, e con la stregoneria
lei avr il potere di proteggerli durante il loro primo anno. E dopo
che si sar diplomata, avr libert di scelta. Se vorr smettere, potr
lasciare da parte gli incantesimi, procurarsi uno di quegli insulsi lavori
da profani per pagare i conti e fare affidamento sui familiari perch
la proteggano e facciano incantesimi per lei. Tra una decina d'anni,
il suo organismo sar guarito quel tanto che le permetter di usare
di nuovo il mana. In alternativa, potr diventare uno stregone oscuro
professionista, il genere di strega che gli appartenenti alla cerchia
pagano profumatamente per svolgere il lavoro pesante al posto loro,
senza fare domande sulla provenienza del potere. Finch non tenter
niente di eccessivo - tipo gli incantesimi che piacciono a me -  probabile
che se la caver alla grande.
Io non ho una famiglia, invece, ho solo mia madre, e di sicuro non
ho una cerchia pronta a sostenermi. Noi viviamo nella comune Fulgida
Mente che si trova vicino a Cardigan, nel Galles, e vanta anche uno
sciamano, due guaritori spirituali, un circolo Wicca e una compagnia
di danzatori del ballo del Morris. Ognuno di loro dispone pressappoco
della stessa quantit di potere reale, vale a dire zero, e ognuno di
loro cadrebbe per terra inorridito se vedesse la mamma o me fare vere
magie. Be', se vedesse me. La mamma fa magie danzando per richiamare
il mana insieme a un gruppo di volontari "volenterosi" - le ho
detto che dovrebbe farsi pagare, ma no - e poi torna a diffonderlo a
piene mani sotto forma di brio e felicit, trallallero trallall. La gente
ci fa mangiare alla sua tavola perch le vuole bene, chi non la amerebbe,
e le ha costruito una iurta quando  arrivata l, direttamente dalla
Scholomance e incinta di tre mesi della sottoscritta, ma nessuna di
quelle brave persone potrebbe aiutarmi a fare magie o difendermi contro
un nefasto errante. E anche se potessero, non lo farebbero. A loro
non piaccio. Non piaccio a nessuno, eccetto alla mamma.
Pap  morto qui ai tempi del diploma, mentre portava via la mamma.
Lo chiamiamo diploma perch cos lo chiamano gli americani, che
negli ultimi settant'anni circa hanno sostenuto la maggior parte dei costi
della scuola. Chi paga il pifferaio sceglie la musica, e via dicendo. Ma
non  affatto un'occasione per festeggiare o roba simile.  solo il momento
in cui gli studenti dell'ultimo anno vengono scaricati nel salone
dei diplomi - che si trova molto in basso, nella parte inferiore della
scuola - per tentare di aprirsi a forza la strada fra tutti i nefasti affamati
in agguato e uscire di qui. Una met degli studenti - cio, la met di
quelli che sono riusciti a sopravvivere cos a lungo - ce la fa. Pap no.
Lui aveva una famiglia e dei parenti, vicino a Mumbai. La mamma
riusc a rintracciarli, alla fine, ma io avevo gi cinque anni. Lei e pap
non si erano scambiati informazioni pratiche n avevano fatto programmi
per quando, dopo il diploma, sarebbero stati sbattuti fuori di
nuovo, ciascuno a casa sua. Sarebbe stato troppo sensato. A scuola stavano
insieme solo da quattro mesi o gi di l, ma erano anime gemelle
e l'amore avrebbe indicato loro la via. Certo, probabilmente avrebbe
dovuto. Per la mamma, naturalmente.
In ogni caso, quando trov la famiglia di pap, salt fuori che era
ricca, ricca a livello di palazzi, gioielli e servit jinn e, cosa pi importante
secondo i criteri di mia madre, proveniva da un'antica cerchia
ind interamente mana che era stata annientata sotto il dominio britannico
ma si atteneva ancora alle regole. I membri della famiglia non
mangiavano carne e men che meno facevano stregonerie. La mamma
era felice di andare a vivere con loro, e anche loro erano entusiasti di
accoglierci. Non sapevano nemmeno cos'era successo a pap. L'ultima
volta che avevano ricevuto sue notizie era stata alla fine dei corsi del
penultimo anno. La settimana prima del diploma, gli anziani raccolgono
i nostri biglietti. Io ho gi scritto il mio, brevissimo, per quest'anno
e ne ho dato delle copie ai ragazzi della cerchia di Londra: "Ancora
viva, con gli studi me la cavo bene". Ho dovuto tenerlo cos sintetico
perch nessuno potesse ragionevolmente rifiutarsi di aggiungerlo alla
sua lettera, altrimenti l'avrebbe fatto.
Pap aveva mandato uno di quei biglietti alla sua famiglia per far sapere
che era sopravvissuto fino a quel momento. Poi non era pi uscito
dalla scuola, tutto qui. L'ennesimo tra le centinaia di ragazzi buttati
nella spazzatura di questo posto. Quando la mamma scov finalmente
i suoi e li inform su di me, nonostante tutto a loro sembr di riavere
un pezzetto di pap. Ci mandarono dei biglietti aerei di sola andata e
la mamma salut tutti quelli della comune e mi impacchett insieme
a tutti i nostri averi terreni.
Ma quando arrivammo l, la mia bisnonna mi diede un'occhiata, fu
colta da un attacco di visioni e disse che ero un'anima oppressa che
avrebbe portato morte e distruzione a tutte le cerchie del mondo, se
non mi avessero fermato. Mio nonno e i suoi fratelli provarono a fermarmi,
in effetti. Quella  stata l'unica volta in cui la mamma ha dato
in escandescenze sul serio. Me la ricordo appena, in piedi nella nostra
camera da letto mentre quattro uomini tentavano impacciati di indurla
a togliersi di mezzo e consegnarmi a loro. Non so che intenzioni avessero
con me - nessuno dei quattro aveva mai fatto del male di proposito
anche solo a una mosca - ma immagino che l'attacco subito dalla
bisnonna fosse decisamente preoccupante.
Discussero della faccenda per un bel po', quindi l'intera casa venne
inondata all'improvviso da una luce tremenda che mi faceva male agli
occhi, e la mamma mi tir su, copertina e tutto. Usc all'istante dalla residenza
di famiglia, scalza e in camicia da notte, mentre gli uomini se
ne restavano l con aria infelice ma senza nemmeno provare a toccarla.
La mamma arriv sulla strada pi vicina e tese il pollice alzato; un
automobilista di passaggio la fece salire e ci accompagn fino all'aeroporto.
Poi un magnate della tecnologia, che stava per imbarcarsi sul
suo jet privato diretto a Londra, la vide ferma nell'atrio dell'aeroporto
insieme a me e le offr di portarla con s. Una volta l'anno viene ancora
alla comune per una settimana di purificazione spirituale.
Ecco com' mia madre. Ma io non sono cos. La mia bisnonna  stata
solo la prima di una lunga sfilza di persone che mi incontrano, sorridono
e poi smettono di sorridere ancor prima che io abbia aperto bocca.
Nessuno mi offrir mai un passaggio, o danzer con il suo circolo
dei boschi per aiutarmi a ottenere potere, o mi dar da mangiare, o
- pi nello specifico - sar al mio fianco per combattere contro tutte
le creature disgustose che di solito danno la caccia ai maghi, in cerca
di cibo. Se non fosse stato per la mamma, non sarei stata bene accolta
nella mia stessa casa. Non avete idea di quante siano state le brave
persone della comune - il genere che scrive lunghe e sentite lettere ai
politici e che poi protesta per qualunque cosa, dalla giustizia sociale
alla salvaguardia dei pipistrelli - che quando avevo quattordici anni
mi hanno detto tutte allegre che dovevo senz'altro essere entusiasta di
andare via a studiare - ah, ah - e che alla fine della scuola avrei avuto
senz'altro una gran voglia di andare a vivere per conto mio, vedere
il mondo eccetera.
Non che io desideri ritornare alla comune. Secondo me, chi non l'ha
sperimentato non pu comprendere fino in fondo quanto sia terribile
essere circondati da persone che credono a qualunque cosa, dai folletti
ai poteri di purificazione delle saune alle canzoni di Natale, ma non
crederanno mai che tu possa fare vere magie. E dire che gliel'ho dimostrato...
o meglio, ci ho provato; richiede tantissimo mana in pi lanciare
anche solo un piccolo incantesimo per accendere un fuoco quando
un profano ti osserva, fermamente convinto che tu sia solo una sciocca
ragazzina con un accendino nascosto nella manica, che magari roviner
il gioco di prestigio con la sua goffaggine. Ma se anche arrivi
a far funzionare un incantesimo spettacolare davanti a tizi del genere,
l per l ti diranno "perbacco" e "incredibile", salvo profondersi in
una serie infinita di "accidenti se erano buoni quei funghi" il giorno
dopo. E alla fine mi eviteranno ancor pi di prima. No, non mi va di
stare qui, ma non mi va nemmeno di stare l.
Questa  una bugia, naturalmente. Fantastico di tornare a casa in
continuazione. Limito i miei sogni a occhi aperti a cinque minuti al
giorno, durante i quali vado a mettermi davanti all'apertura della parete,
a una distanza che non comporti pericoli e mi permetta comunque
di avvertire il soffio dell'aria, poi chiudo gli occhi e mi premo le
mani sul viso per non sentire l'odore di olio bruciato e di sudore ben
stagionato, fingendo di respirare invece il profumo di terra umida, di
rosmarino essiccato, di carote arrostite con il burro, fingendo che quello
sia il vento che soffia tra gli alberi e che, se solo apro gli occhi, mi
ritrover sdraiata sulla schiena in una radura dove il sole si  appena
nascosto dietro una nuvola. Scambierei all'istante la mia stanza con la
iurta in mezzo al bosco, anche se dopo due settimane di pioggia continua
tutto ci che possiedo sta facendo la muffa.  un miglioramento
rispetto alla dolce fragranza del mangia-anime. Mi mancano anche le
persone, cosa che non avrei mai creduto, ma dopo tre anni qui dentro
chiederei un abbraccio persino a Philippa Wax, se vedessi la sua faccia
acida e testarda.
D'accordo, no, non lo farei, e sono abbastanza sicura che i miei sentimenti
torneranno quelli di prima gi una settimana dopo il mio ritorno.
In ogni caso, mi  stato fatto capire molto chiaramente che non
sono la benvenuta, solo tollerata. E forse nemmeno quello, se cercher
di tornare a stabilirmi l una volta uscita da qui. Con ogni probabilit,
il comitato della comune - in cui Philippa  segretaria - trover qualche
pretesto per sbattermi fuori. Che sono un'"anima negativa" l'ho
gi sentito dire pi di una volta, lontano o anche molto vicino alle mie
orecchie. Alla fine, rovinerei la vita della mamma, che per restare insieme
a me se ne andrebbe senza pensarci due volte.
Sapevo ancor prima di arrivare alla Scholomance che la mia unica
possibilit di avere una vita almeno decente - sempre ammesso che
esca di qui per averne una -  entrare in una cerchia. Vale per me e per
tutti, certo, per la maggior parte dei maghi indipendenti riesce come
minimo a trovare degli amici con cui dividere le spese e guardarsi le
spalle a vicenda, accumulare mana, collaborare un po'. Io, invece, se
anche dovessi piacere a qualcuno tanto da tenermi con s, cosa mai
successa, non gli sarei di nessun aiuto. La gente normale vuole uno
spazzolone nel sottoscala, non un lanciarazzi, e io sono qui che mi sforzo
da due ore solo per reperire un incantesimo che lavi il pavimento.
Viceversa, se fai parte di una florida cerchia di qualche centinaio di
maghi e dalle profondit della caverna pi vicina striscia fuori un serpente
letale, o un'altra cerchia decide di dichiarare guerra, allora ti piacerebbe
moltissimo avere intorno qualcuno in grado di sgozzare una
mucca e scatenare tutte le fiamme dell'inferno in tua difesa. Prima di
tutto, avere nella propria cerchia una che  famosa per quel genere di
potere di solito significa che non si viene attaccati, e che non c' bisogno
di sacrificare nessuna mucca, e infine che io non sono neppure costretta
a incassare colpi psichici e perdere cinque anni di vita e, peggio
ancora, a far piangere mia madre.
Ma tutto questo dipende dal mio avere o meno una fama. Nessuno
mi inviter a entrare in una cerchia o anche solo a stringere un'alleanza
per il diploma se in realt mi ritiene una specie di donzella in pericolo
che necessita di soccorso da parte dell'eroe locale. E di certo non
lo far perch gli piaccio. Orion, invece, non ha bisogno di fare colpo
su nessuno. Lui non  semplicemente il membro di una cerchia. Sua
madre  una dei primi candidati al titolo di prossima Domina di New
York, che in questo momento  forse la singola cerchia pi potente del
mondo, e suo padre  artefice capo. Gli basterebbe tenere gli occhi aperti,
fare il minimo indispensabile di esami e uscirebbe da qui per trascorrere
il resto della sua vita nel lusso e al sicuro, circondato dai maghi
pi in gamba e dai trucchi pi straordinari del mondo.
Invece passa gli anni della scuola a dare spettacolo in continuazione.
Il mangia-anime alle mie spalle  stato forse il suo quarto atto eroico
della settimana. Lui salva ogni babbeo e smidollato di questo posto,
non pensa nemmeno per un attimo a chi dovr pagarne il prezzo. Perch
un prezzo ci sar senz'altro. Nonostante io desideri tornare a casa
ogni minuto di ogni giorno che trascorro qui dentro, so benissimo che
esserci  davvero una fortuna incredibile. L'unica ragione per cui ho
avuto anch'io quella fortuna sta nel fatto che la scuola fu in gran parte
edificata dalla cerchia di Manchester nel lontano periodo edoardiano,
e le attuali cerchie britanniche sono riuscite a conservarsi un numero
spropositato di posti da distribuire. Nei prossimi anni la situazione
potrebbe cambiare - le cerchie di Shanghai e Jaipur hanno cominciato
a minacciare di costruire una scuola ex novo in Asia se a breve non
verr effettuata una nuova e sostanziale ripartizione - ma almeno per
il momento ogni ragazzino indipendente del Regno Unito finisce in
automatico sull'elenco dell'Iniziazione.
La mamma si  offerta di farmi esonerare, ma io non sono stata cos
folle da permetterglielo. Le cerchie costruirono la scuola perch fuori
 addirittura peggio. Tutti quei nefasti che strisciano fuori dai condotti,
dalle tubazioni e da sotto le porte non vengono dalla Scholomance...
vengono "alla" Scholomance perch qui ci siamo noi, teneri e giovani
maghi da poco traboccanti di mana, che ancora si sforzano di imparare
a usarlo. Grazie al manuale di Scienza dei Nefasti del primo
anno, so che il nostro grado di prelibatezza aumenta ogni sei mesi fra
i tredici e i diciotto anni, ricoperto da un sottile guscio zuccherino, facile
da rompere, invece che impacchettato nella dura pelle gommosa
di un mago adulto. Non l'ho inventata io, questa metafora:  presa
direttamente dal libro, che si  divertito da pazzi a raccontare con un
mucchio di dettagli quanta voglia avessero i nefasti di divorarci. Tanta,
proprio tanta.
Nelle nebbie del tardo Ottocento, quindi, il celebre artefice Sir Alfred
Cooper Browning -  difficile non imparare il suo nome qui dentro,
compare ovunque - ide la Scholomance. Per quanto io strabuzzi
gli occhi davanti alle targhe sparse dappertutto, il progetto  davvero
efficace. L'unico collegamento tra la scuola e il mondo reale consiste
nelle porte del diploma. Le quali sono circondate da strati su strati
di protezioni magiche e sbarramenti ingegnosi. Quando un nefasto
intraprendente riesce a strisciare dall'altra parte, entra soltanto nel salone
dei diplomi, che non  in comunicazione con il resto della scuola
se non per il minimo indispensabile di tubature e condotti di ventilazione,
e anche quelli sono zeppi di protezioni e sbarramenti.
Ragion per cui i nefasti rimangono imbottigliati e passano un mucchio
di tempo a sforzarsi di penetrare e risalire all'interno, a combattere
e divorarsi tra loro nel mentre, senza che i pi grossi e pericolosi
possano mai spingersi pi su. Sono costretti a ciondolare per il salone
dei diplomi tutto l'anno, sgranocchiando altri nefasti, e ad aspettare il
diploma per abbuffarsi. Raggiungerci qui dentro  molto pi difficile
che se vivessimo fuori all'aperto, in una iurta per esempio. Persino
i ragazzi delle cerchie venivano mangiati pi spesso, prima che edificassero
la scuola, e se poi sei un ragazzo indipendente che non entra
nella Scholomance, oggigiorno la tua probabilit di arrivare dall'altra
parte dell'adolescenza  una su venti. A confronto, avere una probabilit
su quattro  ottimo.
Ma dobbiamo pagarla, questa protezione. Paghiamo con il nostro
lavoro, con la nostra infelicit e il nostro terrore, e lavoro, infelicit
e terrore tutti insieme formano il mana che alimenta la scuola. Ma soprattutto
paghiamo con quelli che non ce la fanno, perci quale bene
crede di fare Orion, esattamente? Cosa credono tutti che faccia, salvando
studenti? Prima o poi arriver il momento di pagare il conto.
Solo che nessuno la pensa cos. Dall'inizio dell'anno sono morti
meno di venti ragazzi del nostro corso - il tasso abituale ne conta cento
in pi - e tutti in tutta la scuola pensano che lui sia meraviglioso,
un mito. Grazie alle sue imprese, la cerchia di New York avr il quintuplo
dei candidati rispetto a prima. Posso scordarmi di entrare l, e
neanche la cerchia di Londra promette molto bene.  esasperante, soprattutto
perch dovrei essere io a fare notizia. Conosco gi dieci volte
pi incantesimi di distruzione e dominio dell'intera classe di diplomandi
messa insieme. Succederebbe anche a voi se ne trovaste cinque
ogni volta che volete lavare quel cavolo di pavimento.
Il lato positivo  che oggi ho imparato novantotto pratici incantesimi
casalinghi in inglese antico, dato che ho dovuto sudare fino al numero
novantanove prima di mettere le mani su quello che avrebbe eliminato
il tanfo, e il libro non  riuscito a sparirmi sotto il naso finch
non ci sono arrivata. Di tanto in tanto la scuola peggiora la situazione
in quel modo, in effetti, di solito quando  al top dello schifoso, dell'irritante
e del meschino. La sofferenza di tradurre novantanove incantesimi
con un mangia-anime morto e puzzolente che gorgoglia dietro
di me  bastata a procurarmi quelli utili in pi.
Esprimer la mia riconoscenza tra una settimana o due. Al momento
devo alzarmi in piedi, fare cinquecento saltelli consecutivi aprendo
e chiudendo le gambe, in forma perfetta, e per tutto il tempo mantenere
la concentrazione sul mio cristallo accumulatore in modo da ottenere
il mana che mi servir a lavare il pavimento senza uccidere qualcosa
o qualcuno per sbaglio. Non mi azzardo a barare, nemmeno un
pochino. Qui dentro non ci sono formiche e scarafaggi da prosciugare,
e io sto diventando ogni giorno pi potente, come tutti noi. Se provassi
a barare su un incantesimo di pulizia con il dono che ho,  molto
probabile che farei fuori tre dei miei vicini di stanza su entrambi
i lati e che l'intero corridoio si ritroverebbe pulito e scintillante come
un obitorio appena disinfettato. Naturalmente ho del mana da parte:
la mamma mi ha riempita di cristalli preparati insieme al suo circolo
in modo che potessi immagazzinare mana per il futuro, e io ne metto
via un po' tutte le volte che ne ho l'occasione. Ma non avevo intenzione
di usarne uno per rimettere in ordine la mia camera. I cristalli sono
per le emergenze, per quando ho bisogno di potere immediato, e per
fare scorta in vista del diploma.
Dopo aver pulito il pavimento, feci cinquanta flessioni aggiuntive
- negli ultimi tre anni ho acquisito un'ottima forma - e l'incantesimo
di purificazione preferito da mia madre. Lasci nell'aria un odore di
salvia bruciata, ma fu comunque un miglioramento. A quel punto era
quasi ora di cena. Avevo pi che mai bisogno di una doccia, solo che
non mi andava proprio di dovermi difendere da quello che avrebbe
potuto uscire dagli scarichi del bagno. Traduzione: se ci fossi andata,
era praticamente certo che qualcosa sarebbe successo. Preferii cambiarmi
la camicia, rifarmi le trecce e lavarmi la faccia con l'acqua della
mia brocca. Con quello che era rimasto sciacquai anche la maglietta
e la appesi ad asciugare. Possedevo solo due camicette, ma cominciavano
a essere lise. Avevo dovuto bruciare met dei miei vestiti gi al
primo anno, quando un'ombra anonima era strisciata fuori da sotto
il letto durante la mia seconda notte qui, e non avevo nient'altro da
cui estrarre mana. Sacrificare i vestiti mi aveva dato abbastanza potere
da friggere l'ombra senza attingere forza vitale altrove. In quell'occasione
non avevo avuto bisogno che Orion Lake mi salvasse, giusto?
Pur con tutto il mio impegno, ero cos incantevole che quando uscii
e arrivai al punto di ritrovo per la cena - andiamo in mensa a gruppi,
 ovvio, perch andarci da soli equivale a cacciarsi nei guai come degli
stupidi - Liu mi diede un'unica occhiata e chiese: Cosa ti  successo, El?.
Oggi il nostro ineffabile salvatore Lake ha deciso di liquefare un
mangia-anime nella mia camera, e ha lasciato me a ripulire il casino
risposi.
Liquefare? Che schifo! esclam lei. Liu potr anche essere una
strega oscura, ma almeno non si inginocchia davanti al trono di Orion.
Mi piace, oscura o no;  una delle poche persone di qui che non hanno
niente in contrario a passare del tempo con me. Lei ha pi alternative
sociali di quante ne abbia io, ma  sempre gentile.
Per c'era anche Ibrahim - che ci dava accuratamente le spalle mentre
aspettava qualche suo amico, facendoci capire con chiarezza che
non eravamo bene accette nel gruppo - e si stava gi voltando, tutto
elettrizzato. Orion ti ha salvato da un mangia-anime! esclam. Anzi,
squitt. Orion gli aveva salvato la vita tre volte... e credetemi, ne aveva
davvero bisogno.
Ha rincorso un mangia-anime fin dentro la mia camera e me l'ha
spiaccicato sul pavimento replicai tra i denti, ma non serv. Per quando
Aadhya e Jack ci raggiunsero e fummo in cinque per andare di sopra,
lo straordinario eroismo di Orion mi aveva gi tratta in salvo da
un mangia-anime, e naturalmente per la fine della cena - oggi hanno
vomitato solo due ragazzi del nostro anno, stiamo diventando pi bravi
con gli incantesimi di protezione e gli antidoti - l'intero corpo studentesco
ne era a conoscenza.
Gran parte dei nefasti non ha neanche un nome; sono di molti tipi
diversi, e poi vanno e vengono. I mangia-anime, invece, sono roba seria:
uno solo di loro ha ammazzato una decina di studenti di altri corsi,
ed  un modo pessimo di andarsene, completo di strabiliante spettacolo
di luci (da parte del mangia-anime) e lamenti striduli (da parte
delle vittime). Mi sarei fatta una solida reputazione se ne avessi eliminato
uno da sola, e ne sarei stata in grado. Ho ventisei cristalli zeppi
di mana nella scatolina di legno di sandalo intagliato a mano che tengo
sotto il cuscino, messi da parte proprio per situazioni come questa,
e sei mesi fa, mentre tentavo di rattoppare il mio maglione sfilacciato
senza ricorrere agli orrori dell'uncinetto, sono capitata su una formula
magica per dipanare le anime. Avrebbe smembrato un mangia-anime
dall'interno - senza residui puzzolenti - lasciandosi dietro persino
uno sbuffo luminoso inutilizzato. Allora avrei potuto stringere un
patto con Aadhya, che segue un percorso da artefice e ha una passione
per i materiali bizzarri: lo avremmo usato noi, quello sbuffo luminoso,
facendogli sorvegliare le nostre porte per tutta la notte. Quasi
tutti i nefasti non amano la luce.  il genere di vantaggio che pu farti
arrivare al diploma. E invece non ho che il piacere indesiderato di essere
l'ultima grande impresa di Orion.
Perlomeno la mia esperienza di non-proprio-premorte mi procur
un buon posto a cena. Di solito sono costretta a sedermi da sola in fondo
a un tavolo popolato a met da chi  oggetto di emarginazione sociale
in quel momento, oppure i miei compagni cambiano tavolo in
gruppo per starmi alla larga e io finisco per rimanere completamente
sola, il che  peggio. Stavolta, invece, mi ritrovai a uno dei tavoli
centrali, proprio sotto le lampade abbronzanti - con pi vitamina D
di quanta abbia preso da mesi, pastiglia a parte - insieme a Ibrahim,
Aadhya e cinque o sei altri studenti abbastanza gettonati; c'era persino
una ragazza della piccolissima cerchia di Maui. L'unico risultato,
per, fu arrabbiarmi ancora di pi sentendoli parlare con reverenza
di tutte le splendide cose che Orion aveva fatto. Alcuni di loro mi
chiesero persino di descrivere il combattimento. Be', prima lo ha inseguito
fino alla mia stanza, poi ha fatto saltare la porta, infine lo ha
incenerito prima che potessi dire "buh" e mi ha lasciato una poltiglia
fetida sul pavimento risposi in tono brusco, ma potete immaginare
come sia andata a finire.
Ognuno di loro vuole credere che Orion sia un eroe perfetto che li
salver tutti. Puah.
...
.
...
2. IMITAZIONI.
...
.
...
Dopo cena mi tocc cercare qualcuno che venisse con me nel laboratorio
tecnico: mi serviva materiale per rappezzare la porta.  una pessima
idea lasciare la porta aperta durante la notte, peggio ancora se
ha un buco enorme. Tentai di fare la disinvolta: Qualcuno ha bisogno
di qualcosa dal laboratorio?. Ma non abbocc nessuno. Dopo
aver sentito la mia storia, chiunque poteva immaginare che avrei dovuto
andare di sotto, e se tutti noi qui dentro siamo ancora vivi,  per
puro opportunismo. Se ne esce solo sfruttando ogni vantaggio, e io
non piaccio abbastanza perch qualcuno mi faccia dei favori senza essere
pagato in anticipo.
Potrei venire io disse Jack, sporgendosi e sfoderando tutti i denti
bianchi e scintillanti in un sorriso.
Non mi servirebbe nessuna creatura che striscia fuori da un angolo
buio se fosse lui a venire con me. Lo guardai dritto negli occhi e replicai,
gelida: Sul serio?.
Esit, sospettoso, poi scroll le spalle. Aspetta, scusa, mi sono appena
ricordato che devo finire la mia nuova bacchetta da rabdomante
rispose tutto allegro, ma con gli occhi che si erano fatti due fessure. In
realt non volevo sapesse che sapevo di lui. Ora avrei dovuto farmi pagare
per il mio silenzio, altrimenti avrebbe pensato di dovermi venire
a cercare per chiudermi la bocca, e magari ci avrebbe fatto un pensierino
comunque. L'ennesimo disastro che mi aveva combinato Orion.
Quanto mi dai? chiese Aadhya. Lei  il tipo perspicace e pragmatico.
 una delle poche persone qui dentro disposte a fare affari con me.
Anzi, una delle poche persone qui dentro disposte almeno a parlarmi.
Ma era anche brutalmente realistica su questo genere di cose. In condizioni
normali apprezzavo che arrivasse sempre dritta al punto, ma
sapendo che ero al verde, non si sarebbe messa in gioco per meno del
doppio del valore corrente di un viaggio ai piani inferiori, e si sarebbe
assicurata senz'altro che fossi io a correre il rischio pi alto. Mi accigliai.
Vengo io con te disse Orion dal tavolo vicino al nostro al quale
erano seduti tutti i ragazzi di New York. Aveva tenuto la testa china
per tutta la cena, persino mentre tutti al nostro tavolo parlavano a
voce alta di quanto enormemente meraviglioso fosse. Glielo avevo visto
fare anche dopo gli altri famosi salvataggi, e non avevo mai deciso
se fingesse modestia o fosse soltanto cos imbarazzato da non aver
niente da dire a chi si congratulava con lui. Non aveva sollevato la testa
nemmeno adesso, limitandosi a parlare da sotto la massa di capelli
arruffati e continuando a fissare il suo piatto ripulito.
Bel gesto. Non avrei certo rifiutato di avere compagnia gratis per
andare in laboratorio, ma sarebbe sembrata la stessa storia, cio Orion
che mi proteggeva. Andiamo, allora dissi in tono deciso, e mi alzai
subito in piedi. Qui a scuola conviene sempre muoversi non appena
si ha un piano, se il piano  fare qualcosa di insolito.
La Scholomance non  precisamente un luogo reale.  dotata di muri,
pavimenti, soffitti e tubazioni del tutto veri, realizzati nel mondo reale
con vero ferro, acciaio, rame, vetro e cos via, e assemblati in base a
complesse planimetrie esposte in tutta la scuola, ma se si provasse a
ricreare l'edificio al centro di Londra, sono piuttosto sicura che non rimarrebbe
su abbastanza neanche per crollare. Funziona soltanto perch
 stata costruita nel vuoto. Vi spiegherei volentieri cos' il vuoto,
ma non lo so proprio. Se vi siete mai chiesti come fosse vivere al tempo
in cui i nostri progenitori cavernicoli fissavano con il naso all'aria
quella roba nera piena di schegge di luce scintillanti senza avere la pi
pallida idea di cosa ci fosse lass e cosa significasse, be', penso fosse
come starsene nella stanza di un dormitorio della Scholomance a fissare
il buio pesto che la avvolge. Sono felice di poter riferire che non
 per niente piacevole, e neppure rilassante.
Ma grazie al fatto di trovarsi nel vuoto quasi per intero, la scuola
non  costretta a combattere contro le vecchie, noiose leggi della fisica.
In questo modo, per gli artefici che l'hanno costruita,  stato molto pi
semplice convincerla a funzionare come volevano che funzionasse. Le
planimetrie sono affisse dappertutto in modo che, quando le guardiamo,
il nostro credere rafforzi la struttura originaria, cos come tutto il
nostro arrancare su e gi per le infinite scale e gli interminabili corridoi,
sperando che le aule siano dove le abbiamo viste l'ultima volta,
che dai rubinetti esca l'acqua e che tutti noi si continui a respirare, nonostante
il fatto che, se chiedeste a un ingegnere di dare un'occhiata
all'impianto idraulico e a quello di ventilazione, forse non risulterebbero
sufficienti per far fronte alle esigenze di alcune migliaia di ragazzi.
Tutto questo  ottimo, bellissimo e ingegnosissimo da parte di Sir
Alfred & C., ma il problema di vivere in uno spazio che puoi "plasmare"
 che risulta "plasmabile" sotto qualunque punto di vista. Quando
ti ritrovi sulle scale insieme a sei persone che si precipitano verso
la tua stessa aula, per qualche motivo tutti e sette impiegate la met
del tempo per coprire la distanza. Ma l'inquietante sensazione d'ansia
che ti prende se devi scendere fino a un umido seminterrato pieno
di ragnatele, nel quale ti convinci che qualcosa di terrificante stia per
saltarti addosso, ecco, anche questa funziona. I nefasti sono pi che
contenti di collaborare con quello specifico genere di credenza. Ogni
volta che fai qualcosa che esce dalla routine, come per esempio andare
in laboratorio da sola dopo cena, quando laggi non c' nessun altro
se pu evitarlo,  possibile che le scale o il corridoio finiscano per
portarti in un posto che in realt non appare sulle planimetrie. E non
ti andr per niente di incontrare quello che ti aspetta l.
Ecco perch, una volta che hai deciso di andare in un posto fuori
dall'ordinario, ti conviene muoverti pi in fretta che puoi, prima che
tu o chiunque altro possiate pensarci troppo. Mi diressi subito al pianerottolo
pi vicino, aspettai che io e Orion scendessimo abbastanza
da trovarci fuori portata d'orecchio, dopodich lo aggredii: Quale
parte di "lasciami in pace" non hai capito?.
Aveva continuato a camminarmi accanto con le mani sprofondate
nelle tasche e le spalle curve, eppure in quel momento sollev la testa
di scatto. Ma... hai appena detto "andiamo"...
Dovevo cazziarti davanti a tutti, allora, dopo che hanno deciso che
mi hai salvato la vita?
Si ferm di botto a met della scala e cominci a dire: Dovevo....
Ci trovavamo tra due piani, senza pianerottoli in vista, e la luce pi
vicina che non fosse del tutto andata era una sputacchiante lampada a
gas venti passi pi indietro, perci le nostre ombre oscuravano la scala
sotto di noi. Stare fermi anche solo un millisecondo era un invito a
nozze perch pi avanti qualcosa andasse storto.
Avevo continuato a muovermi, perch "io" non ero un'idiota, quindi
ero gi due gradini pi gi quando mi accorsi che lui non si era mosso.
Dovetti allungarmi, afferrarlo per il polso e tirarlo avanti. Non adesso.
Cosa ti prende, vuoi proprio scontrarti con nuovi ed esaltanti nefasti?
Arross e riprese a camminare con me, fissando il pavimento
con intensit anche maggiore, come se avessi davvero centrato il bersaglio,
per quanto stupido fosse. Quelli che ti capitano tra capo e collo
tutti i giorni non sono sufficienti?
No rispose, conciso.
Cosa?
A me non capitano! Non me ne sono mai capitati.
Ma come, non assalgono anche te? chiesi, offesa. Lui scroll le
spalle. Allora da dove veniva quel mangia-anime?
Eh? Ero appena uscito dal bagno. Ho visto la sua coda che si infilava
sotto la tua porta.
Quindi era davvero venuto a salvarmi. Peggio ancora. Rimuginai
sulla sua rivelazione mentre andavamo avanti. Certo, aveva senso: perch
mai un mostro avrebbe dovuto assalire l'eroe sfolgorante che poteva
farlo esplodere in mille pezzi senza alcuno sforzo? A non avere
senso erano le sue motivazioni. Quindi pensi che potresti anche farti
un nome, salvando noialtri? Scroll le spalle un'altra volta, senza alzare
lo sguardo, perci non era quello.  perch ti piace combattere
contro i nefasti o roba del genere? lo punzecchiai, e lui torn ad arrossire.
Sei proprio strano.
A te non piace esercitare la tua inclinazione? replic lui, sulla
difensiva.
La mia inclinazione consiste nel devastare moltitudini, quindi non
ho avuto molte occasioni di fare esperienza dissi.
Sbuff, come se la mia fosse una battuta. Non tentai di convincerlo.
 facile sostenere di essere una strega oscura dall'enorme potere,
ma nessuno mi creder mai finch non l'avr dimostrato, preferibilmente
con prove schiaccianti. Da dove prendi tutto il potere,
comunque? preferii chiedergli. Me lo ero domandata spesso. Un'inclinazione
rende molto pi semplice lanciare certi incantesimi, per
non lo fa gratis.
Da loro. Dai nefasti, intendo. Ne uccido uno, poi metto da parte
quel potere per sparare l'incantesimo successivo. Oppure, se sono
a corto, ne prendo in prestito un po' da Magnus o Chloe o David...
Digrigno i denti. Ho afferrato il concetto. Stava nominando tutti
gli altri studenti della cerchia di New York. Ovvio che condividessero
il potere, ed era altrettanto ovvio che avessero una riserva tutta
loro cui attingere, come i miei cristalli, solo enorme, tanto che nel corso
dell'ultimo secolo ogni studente venuto da New York l'aveva alimentata.
Orion disponeva di una vera e propria batteria da sorseggiare
per le sue gesta eroiche, e se davvero poteva estrarre mana dai
nefasti che uccideva - come? - forse non ne aveva nemmeno bisogno.
In quel momento arrivammo al pianerottolo che conduceva al piano
del laboratorio. Il salone dei maturandi era ancora pi sotto, e da
l veniva un fioco bagliore che strisciava su per le scale. Il passaggio a
volta che dava sul corridoio delle aule, al contrario, era immerso nel
buio; le luci si erano spente. Fissai cupa quelle fauci spalancate mentre
scendevamo gli ultimi gradini: ecco cosa ci aveva procurato il suo
attimo di esitazione. E se i nefasti non attaccavano mai lui, voleva dire
che qualunque cosa fosse in agguato l sotto avrebbe attaccato me.
Vado avanti io propose.
Sar meglio. E la luce ce la metti tu.
Non discusse nemmeno, si limit ad annuire e tese la mano sinistra,
accendendo una fiammella con la versione in scala ridotta dell'incantesimo
di incenerimento che aveva usato sul mangia-anime. La luce
mi fece pizzicare gli occhi. Lui era gi pronto a marciare dritto verso
il corridoio; dovetti tirarlo indietro con uno strattone prima di esaminare
il soffitto e il pavimento, e saggiare io stessa le pareti l vicino. I
digestori che non mangiano da un po' sono trasparenti, e quando si
spalmano in uno strato abbastanza sottile su una superficie piana, puoi
guardarli direttamente e non accorgerti che sono l finch non ti si agitano
intorno. Il pianerottolo  una zona molto trafficata e quindi molto
apprezzata da loro. Alcuni mesi fa, un ragazzo del secondo anno che
correva per arrivare puntuale in classe si  fatto prendere e ha perso
una gamba, oltre a gran parte del braccio sinistro. Ovviamente non 
sopravvissuto a lungo dopo quell'attacco.
Ma tutta l'area intorno al pianerottolo era sgombra. In effetti, l'unica
cosa che trovai fu un cong nascosto sotto una delle lampade a gas.
Era addirittura pi corto del mio mignolo, tanto che provare a raccoglierlo
non valeva la pena, neanche per me: per ora sulla sua corazza
erano appiccicati solo due viti, mezza caramella e il cappuccio di una
penna. Terrorizzato, se la fil lungo la parete e si tuff in un condotto.
Niente reag al suo passaggio. Di notte, in un corridoio buio sullo stesso
piano del laboratorio, non era buon segno. Avrebbe dovuto esserci
qualcosa. Sempre che pi avanti non ci fosse qualcosa - appunto - di
particolarmente pericoloso che aveva messo in fuga le altre creature.
Posai la mano ben aperta sulla scapola di Orion e tenni la testa girata
per guardare dietro di noi mentre proseguivamo verso la porta
principale del laboratorio tecnico, il sistema migliore che hanno due
persone per camminare insieme quando su di loro incombe una minaccia.
Quasi tutte le porte delle aule erano accostate quel tanto da impedirci
di cogliere l'eventuale avvertimento di una maniglia che girava,
cos come di vedere bene l'interno dei locali - decine e decine - mentre
li superavamo: tranne il laboratorio tecnico e la palestra, gran parte
del piano  occupato da piccole aule dove i maturandi partecipano
a seminari specialistici. Quelli, per, si concludono tutti dopo il primo
trimestre, e infatti, ora come ora, gli studenti dell'ultimo anno trascorrono
il loro tempo esercitandosi a correre per il diploma. Questo
significa che, per i nefasti, le aule dei seminari sono il posto migliore
in cui sonnecchiare.
Detestavo dover fare affidamento su Orion per guardare dove stavamo
andando. Camminava con troppa disinvoltura, anche lungo un
corridoio non illuminato, e quando arrivammo alla porta del laboratorio,
si limit a spalancare uno dei battenti e a entrare prima ancora
che capissi cosa stesse facendo. A quel punto fui costretta a seguirlo, o
sarei rimasta bloccata fuori, da sola nel corridoio buio.
Non appena varcai la porta, afferrai brutalmente la sua camicia per
impedirgli di spingersi oltre. Ci fermammo appena dentro. La luce
splendente che teneva in mano si rifletteva sui denti luccicanti delle
seghe, sul ferro opaco delle morse, sul lucido nero ossidiana dei martelli
e sull'acciaio inossidabile ormai spento dei tavoli da lavoro e delle
sedie disposte in file ordinate che riempivano lo spazio enorme. Le
lampade a gas erano state tutte abbassate fino a contenere solo minuscole
spie azzurrine. I bassi forni all'estremit di ogni fila conservavano
piccoli guizzi arancioni e verdi che brillavano attraverso le fessure
degli sfiati, unica debole luce del laboratorio. Che sembrava stranamente
affollato, pur essendo del tutto deserto. La mobilia occupava
troppo spazio, come se le sedie si fossero moltiplicate. Tutti noi odiavamo
il laboratorio tecnico pi di ogni altra cosa. Persino i laboratori
di Alchimia erano meglio.
Restammo immobili per un lungo istante durante il quale non accadde
proprio niente, e alla fine pestai di proposito il retro del calcagno
di Orion, solo per fargliela pagare. Ahi! esclam.
Oh, scusa replicai, falsissima.
Lui mi guard male, non del tutto disposto a fare la parte dello zerbino.
Prendi la roba che ti serve e andiamocene disse, come se fosse
poi cos semplice sbizzarrirsi a rovistare nella spazzatura eccetera,
ma s, cosa potrebbe andare storto? Si gir verso la parete e pigi l'interruttore
della luce. Non successe niente, ovvio.
Seguimi gli ordinai, e attraversai il locale, diretta al bidone dei
rottami metallici. Presi le lunghe pinze appese di lato e le usai per aprire
prudentemente il coperchio. Poi cacciai la mano dentro il contenitore,
ne estrassi quattro grandi pezzi piatti e li sbatacchiai per bene,
picchiandoli con violenza contro il fianco del tavolo pi vicino. Da
sola non sarei riuscita a portarne tanti, ma lo avrei fatto fare a Orion,
cos avrei avuto materiale in pi da scambiare con qualcuno in un altro
momento.
Dopo i rottami, non andai a prendere il filo di ferro perch sarebbe
stata una scelta troppo scontata; feci in modo che fosse il mio accompagnatore
a infilare il braccio in uno degli altri bidoni per prendere
due belle manate di viti, dadi e bulloni, che non mi sarebbero serviti
a molto per riparare la porta, ma valevano di pi, quindi li avrei dati
a Aadhya in cambio di una parte del filo di ferro che aveva, come sapevo,
e me ne sarebbero anche rimasti alcuni. Li misi nelle tasche con
la cerniera dei miei pantaloni mimetici. A quel punto, per, non c'era
pi niente da fare: dovevo proprio trovarmi un paio di pinze.
Le casse degli attrezzi sono grossi contenitori tozzi delle dimensioni
di un corpo, cosa che in effetti hanno contenuto in almeno due occasioni
da quando sono qui. Non si possono tenere gli arnesi che si tirano
fuori durante la lezione - se ci provi, poi la cassa stessa viene a cercarti
- perci l'unica opportunit di procurarsene uno per uso privato 
fuori orario, e quell'opportunit  anche uno dei modi migliori per lasciarci
le penne, dato che il genere di nefasti che si intrufola nelle casse
degli attrezzi  quello furbo. Se non si  prudenti nell'aprirne una...
Orion allung la mano e sollev il coperchio mentre stavo ancora
riflettendo sulla strategia da mettere in atto. All'interno c'erano solo
diverse file di martelli, cacciaviti di tutte le dimensioni, chiavi inglesi,
seghetti, pinze e persino un trapano. Nessuno di loro balz fulmineo
dalla cassa per spaccargli la testa, strappargli un dito o cavargli gli occhi.
Prendi un paio di pinze e il trapano dissi, mandando gi un rigurgito
di invidia e privilegiando la massima resa della situazione. Un
trapano. Nessuno in tutto il nostro corridoio aveva un trapano. Avevo
persino sentito dire che solo un artefice dell'ultimo anno ne aveva
visto uno pi di un paio di volte.
Orion, invece, afferr un martello e con un unico, fluido movimento,
ruot su se stesso e lo abbatt appena oltre la mia spalla, dritto in
mezzo alla fronte della creatura in cui si era trasformata la sedia di metallo
opaco dietro di me: una vischiosa massa grigia con fauci piene
di denti argentei e seghettati lungo la giuntura dove il sedile si unisce
allo schienale. Mi tuffai sotto il braccio di Orion e alle sue spalle per
abbassare con violenza il coperchio della cassa e chiuderla a chiave
prima che ne uscisse qualcos'altro, poi mi voltai e vidi che altre quattro
sedie, trascinando le gambe, si avventavano contro di noi. Allora
era vero che ce n'erano troppe.
Orion salmodiava una formula magica per forgiare il metallo. L'imitazione
pi vicina cominci ad arroventarsi, e lui la colp di nuovo
con il martello, aprendole un buco enorme nel fianco. La creatura dalla
bocca con i denti seghettati lanci uno stridio cigolante e cadde. Ma
nel frattempo tutte le altre avevano messo arti come lame di coltelli e
venivano addosso... a me.
Occhio! url Orion, inutilmente: il problema non era vederli. Conoscevo
una splendida formula magica per fondere le ossa dei miei avversari,
una formula che sarebbe andata benissimo nell'attuale circostanza,
se avessi voluto sputtanarmi una cisterna di mana e se in giro
non ci fosse stato un Orion da fondere insieme agli avversari pi diretti.
C'era solo una magia che potevo permettermi. Gridai l'incantesimo
lavapavimenti in inglese antico e mi feci da parte con un balzo mentre
tutte e quattro le imitazioni di sedie scivolavano sulla chiazza d'acqua
saponata, sfrecciandomi davanti e filando dritte verso Orion. Agguantai
due dei pezzi di metallo e corsi alla porta mentre lui si batteva contro
di loro. Avrei montato il filo di ferro a mani nude, se necessario.
Non fu necessario. Orion mi raggiunse ansimante sulle scale, portando
altri due rottami, le pinze e - attenzione - il trapano. Grazie
tante! mi disse in tono indignato. Aveva un sottile taglio insanguinato
che gli attraversava l'avambraccio, nient'altro.
Sapevo che le avevi in pugno replicai duramente.
Salire le scale fino al nostro dormitorio richiese una faticata di quindici
minuti buoni. Non parlammo, e niente venne a seccarci. Sulla strada
per la mia camera, bussai alla porta di Aadhya, feci lo scambio con
il filo di ferro e la informai che adesso avevo un trapano - tante persone
che non avrebbero trattato con me avrebbero trattato con lei, e se
io avevo qualcosa che lei non aveva, di solito faceva da intermediario
in cambio di una parte del profitto - dopodich misi Orion di guardia
mentre aggiustavo la mia porta. Non fu divertente. Forai a fatica uno
dei pezzi metallici e con il filo di ferro lo fissai sopra il buco aperto nel
pannello, bloccandolo accuratamente. Quindi mi sedetti l a intrecciare
un po' del filo pi sottile intorno a quattro fili spessi in modo da ottenere
una striscia pi larga, che avvolsi ai resti ammaccati della maniglia
per incastrarli grossomodo al loro posto. Poi chiusi la porta e feci
lo stesso all'interno con un secondo pezzo di metallo.
Dopo essersi voltato per capire come mai ci mettessi tanto, quando
ero circa a met di quell'operazione noiosissima, Orion os dire timidamente:
Perch non usi l'incantesimo di riparazione?.
Lo sto utilizzando, l'incantesimo di riparazione risposi a denti
stretti. Anche usando le pinze e facendo i buchi con il trapano, sentivo
le mani pulsare dolorosamente. Orion rimase a guardare con perplessit
crescente finch non piegai anche l'ultima, ruvida estremit
del filo di ferro. A quel punto posai le mani aperte su entrambi i lati
del buco otturato a doppio strato e chiusi gli occhi. La versione base
del ripara-e-rifai  uno degli incantesimi che impariamo nelle ore di
Tecnica.  solo da quel corso che si ricavano gli incantesimi generici
pi importanti. Quello di riparazione rientra chiaramente nell'elenco,
dal momento che nella scuola non puoi far entrare niente a parte quel
poco che ti consentono di portare all'inizio. E l'incantesimo di riparazione
 anche uno dei pi difficili, con decine di varianti che dipendono
dai materiali con cui lavori e dalla complessit di quello che stai
cercando di aggiustare. Solo gli artefici lo padroneggiano fino in fondo,
e anche in questo caso solo entro una specifica gamma di materiali.
Ma almeno lo puoi fare nel tuo cacchio di linguaggio, di solito. Ripara
e rifai, al mio volere ti piegherai, sul ferro e l'acciaio forza farai
dissi - conoscevamo tutti un sacco di rime con "ripara" e "rifai" - e alle
parole unii diciassette colpetti, a met fra i ventitr che si usano per la
lamiera e i nove del fil di ferro. Poi attinsi al mana che avevo accumulato
facendo tutto quel lavoro manuale fin troppo pignolo. Con riluttanza,
l'incantesimo cominci a ribollire tra i vari materiali. I rottami
si fusero in una specie di denso stucco metallico, che usai per riempire
il grosso buco nella porta, e quando la superficie si fece liscia e
dura sotto le mie mani, le maniglie sui due lati mandarono un versaccio
tipo rutto e alla fine si riunirono l'una all'altra mentre la serratura
a scatto schizzava di nuovo al suo posto con un robusto tunc. Lasciai
cadere le mani, ansimante, e mi voltai.
Fermo al centro della mia camera, Orion mi fissava come se fossi un
esotico esemplare zoologico. Sei interamente mana?
Detta cos, sembrava che facessi parte di una setta o roba del genere.
Lo fulminai con lo sguardo. Non tutti possono estrarre potere dai
nefasti.
Ma... perch non lo prendi da... dall'aria, o dai mobili... tutti hanno
dei buchi nei montanti del letto...
Non si sbagliava. Imbrogliare  molto pi difficile qui dentro perch
non ci sono piccole creature da cui attingere potere, niente formiche
o scarafaggi o topi, a meno che non te li porti dietro quando arrivi,
impresa problematica visto che le uniche cose che puoi portare sono
quelle che hai addosso al momento dell'Iniziazione. Quasi tutti, per,
riescono a ottenere piccole quantit di mana dagli oggetti inanimati
che hanno intorno: a ricavare calore dall'aria, per esempio, o a disintegrare
un po' di legno.  molto pi facile che estrarre mana da un essere
umano vivo, figurarsi poi da un altro stregone. O almeno... quasi
tutti lo trovano pi facile.
Il potere che estraggo io non viene da l dissi.
Orion continuava a scrutarmi, sempre pi perplesso. Ehm, Galadriel
inizi con una certa cautela, come se cominciasse a considerarmi una
pazzoide, una di quelli che erano ammattiti l dentro. Avevo gi avuto
una giornata a dir poco orrenda, grazie a lui, e quella fu l'ultima goccia.
Senza usare le mani, afferrai il suo mana, la sua forza vitale, e di
proposito diedi un violento strattone.
La maggior parte dei maghi deve faticare per sottrarre potere a un
essere vivente. Ci sono riti, esercizi di volont, bambole vud, sacrifici
di sangue. Tantissimi sacrifici di sangue. Io lo faccio e basta. La forza
vitale di Orion venne via dal suo spirito con la stessa facilit con
cui si tira fuori dall'acqua un pesce preso all'amo. Dovevo solo continuare
a far forza e tutto il potere che aveva accumulato sarebbe finito
in mano mia. Anzi, magari potevo seguire la sua politica di condivisione
ed estrarre mana dagli amichetti della sua cerchia. Li avrei
prosciugati tutti.
Quando Orion cominci a strabuzzare gli occhi per l'orrore, lasciai
la presa, e il mana torn dentro di lui con un sonoro schiocco tipo elastico.
Sia pur barcollante, si affrett a indietreggiare, le mani sollevate
sulla difensiva come se si preparasse a combattere. Io non lo guardai
nemmeno e mi sedetti pesantemente sul letto, tentando di non piangere.
Ogni volta che la rabbia mi sfugge di mano in quel modo, dopo
mi sento da schifo. Perch mi trovo davanti la prova evidente di quanto
sarebbe tutto pi semplice se solo mollassi il colpo.
Lui continu a star fermo l con le mani sollevate, atteggiamento
un po' ridicolo dal momento che lo ignoravo. Sei una strega oscura!
esclam un istante dopo, quasi pensasse davvero di sollecitarmi
a fare qualcosa.
So che sar difficile per te replicai tra i denti, sempre lottando contro
le lacrime, ma prova a non essere idiota per cinque minuti. Se fossi
una strega oscura, ti avrei prosciugato quando eravamo di sotto e
avrei detto a tutti che eri morto in laboratorio. Nessuno si sarebbe
insospettito. Non sembr trovare molto rassicuranti le mie parole. Mi
sfregai la faccia con il dorso della mano sporca. In ogni caso aggiunsi,
sconsolata, se fossi una strega oscura, vi prosciugherei dal primo
all'ultimo e avrei la scuola tutta per me.
E chi mai la vorrebbe? chiese Orion dopo un momento.
Mi usc lo sbuffo di una risata; non aveva tutti i torti. Una strega
oscura!
Neanche quella disse in tono sicuro. A quel punto abbass le mani,
sempre con cautela, ma solo per fare un altro passo indietro quando
mi alzai in piedi. Roteai gli occhi, spiccai un piccolo balzo verso di lui
con le mani sollevate tipo artigli e strillai: Buh!.
Mi guard male. Mi avvicinai al punto del pavimento su cui aveva
posato il resto del materiale. Quello che rimaneva degli scarti metallici
lo ficcai sotto il materasso, dove non avrebbe potuto essere sostituito
con qualcosa di sgradevole durante la notte senza che me ne accorgessi.
Il trapano e le pinze li legai saldamente al coperchio del baule,
accanto ai miei due coltelli e al mio unico, prezioso piccolo cacciavite.
Se si tengono le cose legate alla parte inferiore del coperchio, basta
socchiuderlo e vedere le cinghie penzoloni per capire che non sono pi
l. Sono molto metodica riguardo ai controlli, ecco perch  da tanto
che nessuno dei miei attrezzi si trasforma in qualcosa di pericoloso: la
Scholomance non perde tempo.
Andai al catino e mi sciacquai ancora le mani e la faccia meglio
che potevo, nella brocca mi era rimasto solo un goccio d'acqua. Se
aspetti che ti ringrazi, resterai l per un bel po' dissi a Orion dopo
aver finito di asciugarmi. Mi stava ancora osservando, fermo in un
angolo.
Gi, me ne sono accorto replic lui, stizzito. A quanto pare, non
scherzavi sulla tua inclinazione. Allora sei... cosa, una strega oscura
interamente mana?
Ma per piacere! Io non sono affatto una strega oscura, e tu faresti
meglio ad andartene finch tento ancora di non diventarlo risposi,
scandendo bene le parole, visto che sembrava proprio necessario. E
comunque, ormai deve essere l'ora del coprifuoco.
Succedono cose brutte se sei nella camera di qualcun altro dopo il
coprifuoco. In caso contrario,  ovvio che staremmo tutti a due a due,
o anche a tre a tre, e faremmo dei turni di guardia, senza contare che
gli studenti anziani in massa butterebbero quelli del primo anno fuori
dalle loro stanze all'ultimo piano e rimanderebbero il diploma di
un anno o due. Sembra che agli inizi ci sia stata un'ondata di incidenti
del genere, quando la gente ha cominciato ad accorgersi che gi nel
salone dei diplomi c'era un'immensa orda di nefasti in attesa. Non so
bene cosa abbiano fatto i costruttori in proposito, ma so per certo che
avere due o pi compagni nella stanza ti rende una terribile calamita.
E scordati pure di precipitarti in corridoio nel tentativo di rientrare
nella tua camera non appena capisci in che razza di guaio ti sei cacciato.
Due ragazze che stavano poco oltre me ci hanno provato, quando
eravamo al primo anno. Una di loro ha passato un bel po' di tempo a
urlare fuori dalla mia porta prima di smettere. L'altra non ce l'ha fatta
nemmeno a uscire dalla stanza. Non  il genere di rischio che chiunque
sia sano di mente vorrebbe correre.
Orion continuava a fissarmi. D'un tratto, disse: Cos' successo a
Luisa?.
Lo guardai accigliata, domandandomi perch venisse a chiederlo
proprio a me, poi capii... Credi che l'abbia fatta fuori io?
Un nefasto non  stato replic. La mia stanza  accanto alla sua, e
lei  sparita durante la notte. L'avrei saputo. Avevo gi bloccato alcuni
nefasti che cercavano di entrare l per attaccarla. Due volte.
Ci pensai su in fretta. Se gli avessi detto come stavano le cose, sarebbe
andato a cercare Jack. D'altra parte, se Jack avesse negato - il che
non era improbabile - alla fine mi sarei ritrovata con due problemi invece
di uno, cio Jack e Orion insieme. Non valeva la pena di correre
rischi, visto che non avevo nessuna prova. Be', io non c'entro dissi.
Qui dentro ci sono persone che praticano la magia oscura, sai. Almeno
quattro frequentano l'ultimo anno. In realt erano sei, ma tre
di loro la praticavano alla luce del sole, perci speravo che dire quattro
mi avrebbe fatto sembrare un minimo al corrente delle cose segrete,
credibile ma non abbastanza perch valesse la pena di sottopormi
a un interrogatorio. Perch non vai a scocciare uno di quelli, se proteggere
i tonti e gli infelici non ti d lavoro a sufficienza?
La sua espressione si fece dura e ferma. Sai, tenuto conto che ti ho
salvato la vita due volte... esord.
Tre precisai, gelida.
Le mie parole lo confusero. Ehm...
La chimera, fine dello scorso trimestre suggerii, ancora pi gelida.
A questo punto, dato che evidentemente gli sarei rimasta piantata
in testa, che almeno mi ricordasse nel modo giusto.
Benissimo, tre volte, allora! Potresti perlomeno...
No, non potrei.
Si interruppe, rosso in viso. Non credo di averlo mai visto arrabbiato,
finora;  sempre stato solo determinazione, oppure un ingobbirsi
dettato dall'imbarazzo.
Non ho chiesto io il tuo aiuto e non lo voglio dissi. Ci saranno
ancora pi di mille studenti del nostro anno che non vedono l'ora di
svenire ai tuoi piedi. Vai a cercartene uno, se  adorazione che vuoi.
Le campanelle del corridoio suonarono: cinque minuti al coprifuoco.
E se non  cos, vattene comunque! Andai alla porta, feci scorrere lo
scintillante chiavistello nuovo - d'accordo, l'opaco chiavistello nuovo - e la aprii.
Era chiaro che avrebbe voluto uscire di scena con una battuta tagliente,
ma non gliene venne in mente nessuna. Immagino che, in situazioni
normali, non gli venisse nemmeno richiesto di farlo. Dopo un attimo
di sforzi, si limit a guardarmi storto e se ne and a grandi passi.
Sono lietissima di poter dire che la mia porta riparata sbatt magnificamente alle sue spalle.
...
.
...
3. STREGA OSCURA.
...
.
...
Ero sfinita, ma passai un'altra mezz'ora a fare addominali in camera
mia e ad accumulare mana per formare uno sbarramento di protezione
sul mio letto. Non riesco a farlo tutte le sere, ma ero a pezzi e
avevo bisogno di qualcosa che mi evitasse di diventare il frutto pi
basso dell'albero. A operazione conclusa, mi trascinai a letto e dormii
come un sasso, salvo le tre volte in cui mi svegliai per i colpetti
d'avvertimento provenienti dalle trappole a filo che avevo messo
intorno alla porta: tutto come al solito, e in effetti nessuna creatura prov a entrare.
La mattina seguente, Aadhya buss per accompagnarmi alle docce
e a colazione, il che era gentile da parte sua. Mi chiesi come mai.
Un trapano era prezioso, s, ma non cos tanto. Grazie alla sua compagnia,
riuscii a fare la mia prima doccia dopo una settimana e a riempire
di nuovo la brocca dell'acqua prima di andare in mensa. Non tent
nemmeno di farmi pagare il servizio, mi chiese solo di stare di guardia
mentre anche lei si lavava, invertendo i ruoli.
Tutto divenne chiaro quando ci avviammo lungo il corridoio. Quindi
 andato tutto bene fra te e Orion, ieri sera in laboratorio disse, in
tono eccessivamente disinvolto e mondano.
Non mi fermai di botto, ma avrei voluto. Non era un appuntamento!
Non ti ha chiesto proprio niente? Neanche un contributo ragionevole?
Gli occhi di Aadhya guizzarono verso di me.
Digrignai i denti. Era quella la regola classica che distingueva un appuntamento
da un'alleanza, ma non veniva quasi mai applicata. Era lui a ripagare un debito.
Ah, giusto comment. Orion, vai a fare colazione? disse a voce
alta. Lui si stava proprio chiudendo la porta alle spalle, e quel punto
capii che Aadhya doveva aver messo una trappola a filo sulla sua porta
la mattina stessa, in modo da ricevere un avviso quando fosse andato
a lavarsi i denti. Stava cercando di fare amicizia con lui tramite
me, il che sarebbe anche stato divertente se non mi avesse fatto venire
voglia di darle una botta in testa. L'ultima cosa che mi serviva era che
la gente si facesse ancor pi l'idea che avevo bisogno di lui per essere
protetta. Andiamo insieme?
Orion mi lanci un'occhiata - che ricambiai con uno sguardo torvo,
implicito suggerimento a togliersi dai piedi - e inspiegabilmente
disse: Certo. Non gli serviva di sicuro compagnia, perci era evidente
che lo faceva solo per dispetto a me. Si schier sull'altro lato
di Aadhya mentre io meditavo su svariate forme di ritorsione. Del
resto, non potevo nemmeno rompere le righe: non c'era nessun altro
in attesa di un gruppo, mi sarei messa in una posizione troppo vulnerabile.
La colazione non  pericolosa neanche la met della cena,
ma non  mai un bene andare in giro da soli. E andarci con la speranza
nel cuore non conta.
Qualcosa di insolito ieri sera, gi al laboratorio? gli chiese Aadhya.
Stamattina ho ricevuto delle parti metalliche.
No, niente di che, davvero rispose lui.
Ma che problemi hai?! esplosi. Va bene che non sei costretto a
prenderti il disturbo di avvertire gli altri, ognuno di noi deve badare
a se stesso, ma se cominci a fuorviare la gente e a metterla nei guai,
stai fresco. Per come la vede la maggior parte degli studenti, da quello
a diventare uno stregone oscuro il passo  breve. C'erano cinque
imitazioni di sedie ad aspettarci le raccontai.
Sono morte! replic lui, sulla difensiva.
Non vuol dire che non ce ne siano altre in attesa di avanzi. Scossi
la testa, disgustata.
Aadhya non parve contenta della notizia. Non lo sarei stata neanch'io,
se avessi avuto intenzione di essere la prima a entrare nel laboratorio
con l'eventualit che ci fosse ancora qualche imitazione in
giro. Ma sapendolo, almeno, avrebbe potuto assicurarsi di non essere
proprio la prima, e magari mettersi uno scudo sulla schiena o
roba del genere.
Io tengo un tavolo se voi andate a prendere i vassoi disse mentre
giungevamo in mensa, mostrandosi fin troppo brillante per i
miei gusti. Non potevo davvero biasimarla. Non era stupido da parte
sua voler essere amica di Orion se aveva l'impressione che quello
le offrisse una possibilit concreta. I familiari di Aadhya vivono
nel New Jersey: se fosse riuscita a entrare nella cerchia di New York,
forse avrebbe potuto tirare dentro anche loro. E io non potevo permettermi
di allontanare una delle poche persone in via di estinzione
disposte ad avere a che fare con me. Immusonita, andai a mettermi
in fila e riempii un vassoio per me e per lei, nutrendo la debole
speranza che Orion vedesse uno dei suoi amici di cerchia e ci scaricasse.
Invece pos un paio di mele su un altro vassoio, poi mi precedette
e disse C'est temps dissoudre par coup de foudre, vale a dire "
ora di dissolversi sotto i colpi del fulmine", e arrost un tentacolo che
cominciava a spuntare da sotto la teglia fumante di uova strapazzate,
esageratamente invitanti. L'essere svan in un tanfo vomitevole,
e da tutto intorno alla teglia si lev una nuvoletta verdognola che si
pos all'istante sulle uova.
 l'incantesimo pi stupido che abbia mai sentito, e la tua pronuncia
 tremenda dissi con voce nasale. Tralasciai la teglia ormai puzzolente
di uova e proseguii fino al porridge.
"Grazie, Orion, non avevo visto quel succhiasangue che stava per
afferrarmi" replic lui. Per carit, Galadriel, non  niente, davvero.
Lo avevo visto s, e dal momento che era venuto fuori solo di un
centimetro, avrei avuto tutto il tempo di prendere una porzione di uova
se tu non ti fossi infilato davanti a me. Guarda che se alla fine del terzo
anno fossi ancora tanto cretina da scegliermi una teglia piena di uova
strapazzate appena cucinate senza controllare il perimetro, nemmeno
la tua attenzione pi assoluta mi tirerebbe fuori viva da questa scuola.
Sei masochista o cosa? Perch mi fai ancora dei favori? Agguantai
la tazza di uva passa, la coprii con un piattino e la agitai sino a farne
uscire venti succhiasangue, uno alla volta. Li infilzai scrupolosamente
con la forchetta e passai allo spargi-cannella, ma una sola annusata
alla lontana mi bast a capire che per quel giorno era off limits. Anche
la panna era andata: se la si inclinava verso la luce, mostrava una
patina azzurrognola in superficie. Lo zucchero di canna era a posto,
quanto meno.
Dopo essere uscita dalla fila, diedi una rapida occhiata da una parte
e dall'altra, quindi portai i due vassoi dove ci aveva sistemati Aadhya,
a un tavolo eccellente, separato dalla porta da altri due tavoli,
abbastanza vicino per scappare se loro avessero provato a chiuderci
dentro e abbastanza lontano per non trovarci in prima linea se qualcosa
fosse entrato da l. Aveva stabilito un perimetro, eseguito un incantesimo
di protezione sulle posate e ci aveva addirittura procurato
una delle caraffe d'acqua pi sicure, quelle trasparenti. Niente uova.
Ringrazia Mister Fantastic qui le dissi mentre posavo i vassoi.
 stato il succhiasangue? Uno di loro ha conciato piuttosto male
un tizio dell'ultimo anno, prima che arrivassimo noi replic Aadhya,
accennando a un tavolo sul quale, tra due amici, era chino un
ragazzo pi grande e quasi svenuto con enormi segni sanguinanti
di ventosa che gli avvolgevano il braccio come un braccialetto a
spirale. Gli amici tentavano di fargli bere qualcosa, ma lui aveva
l'aspetto sudaticcio di chi  prossimo al collasso, tanto che i due si
scambiavano gi inquiete occhiate di rassegnazione sopra la sua testa.
Credo che nessuno arrivi mai ad abituarcisi, ma solo i fiorellini
pi sensibili scoppiano ancora in lacrime sulle perdite di vite umane
quando hanno gi il diploma davanti agli occhi. Ormai le alleanze
sono stabilite e le strategie pianificate, e per quanto la vittima fosse
essenziale per i loro programmi, questi due avrebbero dovuto trovare
il modo di metterci una pezza... Difficile, a sole tre settimane
dalla fine del trimestre.
Come previsto, suon la campana per gli studenti dell'ultimo
anno - le nostre uscite dalla mensa sono scaglionate, prima i ragazzi
pi grandi, e se pensate che andare per primi sia peggio, be', avete
ragione - e i due adagiarono delicatamente il compagno accasciato
sul tavolo. Ibrahim sedeva all'estremit del tavolo accanto insieme a
Yaakov - il suo migliore amico qui, nella nostra boccia dei pesci rossi,
anche se entrambi sapevano benissimo che non si sarebbero mai
pi rivolti la parola se solo fossero vissuti abbastanza da uscirne -
e uno degli anziani si gir verso di loro per dire qualcosa, forse per
corromperli perch restassero con il moribondo fino alla fine. Dovevano
avere un impegno in quella fascia oraria che non potevano permettersi
di ignorare, gi in palestra: era gi abbastanza brutto che
avessero perso un componente della loro squadra quando mancava
cos poco al diploma. Ibrahim e Yaakov si guardarono, annuirono e
cambiarono tavolo, correndo il rischio. Non  sicuro saltare le lezioni
tanto vicino agli esami, ma le lezioni non sono importanti quanto
la preparazione al diploma.
Ti dispiace ancora che abbia fatto fuori quel coso? mi chiese Orion.
Guardava i tre ragazzi, e sul suo viso c'era un'espressione infelice, addolorata,
anche se avrei scommesso tutto quello che volete sul fatto
che non conoscesse nemmeno la vittima del succhiasangue. Nessun
altro guardava da quella parte. Qui dentro devi razionare la compassione
e il dolore allo stesso modo in cui razioni il materiale scolastico,
a meno che tu non sia l'eroico membro di una cerchia con un barile di
mana a disposizione.
Mi dispiace ancora di essere rimasta senza uova strapazzate risposi
freddamente, e cominciai a mangiare il mio porridge.
L'affare concluso da Ibrahim and benone: il tizio dell'ultimo anno
mor prima che suonasse la nostra campana. Ibrahim e Yaakov lasciarono
il cadavere dov'era, le braccia ripiegate sul tavolo e la testa posata
a faccia in gi, come se schiacciasse soltanto un pisolino. Non sarebbe
stato pi l al nostro ritorno, all'ora di pranzo. Mi segnai mentalmente
la posizione del tavolo e quella dei tavoli che gli stavano intorno.
Alcuni degli esseri che ripuliscono pasticci di quel genere rimarranno
di sicuro nei dintorni, sperando in un altro pasto.
Ho lezione di Lingue tutte le mattine, e d'altra parte ne studio cinque.
Detta cos sembra che io sia una specie di pazza fanatica della linguistica,
ma la scuola fornisce soltanto tre indirizzi: Incanti, Alchimia
e Artifici. E dei tre, Incanti  l'unico che puoi praticare nella tua stanza
senza dover andare nel laboratorio di Alchimia o in quello tecnico
pi del minimo richiesto. Alchimia o Artifici hanno un senso strategico
solo se sei come Aadhya, vale a dire con un'inclinazione collegata
all'argomento, perch a quel punto hai il doppio vantaggio di poter
sfruttare i tuoi punti di forza e un numero pi ridotto di studenti
che scelgono quella materia. Se uscir viva da qui, artefice qualificato
e in gamba con un'inclinazione per i materiali insoliti e molte buone
alleanze, potrebbe addirittura riuscire a entrare nella cerchia di
New York. In caso contrario, ha ottime probabilit per New Orleans o
Atlanta. Migliore  la cerchia in cui si entra, maggiore  il potere cui si
pu attingere. Gli artefici di New York e Londra, per esempio, hanno
avuto il potere necessario per creare il Portale Transatlantico, e questo
significa che se mai entrassi nella cerchia di New York, potrei tornare
alla stazione di Birmingham New Street - che  a una semplice corsa
in treno da casa - solo varcando una porta.
Naturalmente entrare a New York non era scritto nel mio destino,
a meno che non facessi qualcosa di straordinario, e forse nemmeno
in quel caso, dal momento che cominciavo a prendere in considerazione
con crescente entusiasmo l'assassinio della loro star prediletta.
D'altro canto, l'Europa  piena di cerchie potenti. Che per non mi
accetteranno mai se non esco da qui con una reputazione consistente
e un solido elenco di magie. Quando fai Incanti, puoi seguire l'indirizzo
linguistico per accumulare un'eccellente raccolta di magie o
scegliere quello creativo, scrivendo e inventando sortilegi tuoi. L'ho
provata, la scrittura creativa, ma la mia inclinazione  troppo forte.
Se mi siedo a scrivere incantesimi, anche di modesta utilit, non funzionano.
Anzi, nella maggior parte dei casi mi esplodono proprio in
faccia. E la sola e unica volta in cui mi sono abbandonata a un libero
flusso di coscienza, come fa la mamma quando scrive le sue magie,
mi  uscito un efficacissimo incantesimo per risvegliare un supervulcano.
Ho subito bruciato la pagina, solo che, una volta inventato,
un sortilegio  di dominio pubblico, e chi lo sa, qualcuno potrebbe
anche arrivarci. Mi auguro che non esista nessuno cos schifoso da
chiedere alla scuola una magia per risvegliare un supervulcano, ma
con le invenzioni io ho chiuso.
Ne deriva che la mia fonte principale di magie straordinarie risiede
in quanto riesco a tirare fuori dal vuoto. Tecnicamente potrei chiedere
incantesimi senza interruzione, ma se non si leggono con cura dall'inizio
alla fine, quando poi si torna indietro sono robaccia, non quello
che avevi chiesto, o solo pagine bianche. Se invece leggi troppi incantesimi
senza impararli abbastanza bene da lanciarli, cominci a confonderteli
e a quel punto puoi star certo che finirai per saltare in aria. S,
sono in grado di imparare cento trucchetti simili per fare le pulizie uno
dietro l'altro, ma il mio limite per gli incantesimi utili si aggira intorno
ai nove-dieci al giorno.
Non ho stabilito un limite per i sortilegi di distruzione di massa, invece.
Di quelli posso impararne cento solo dandogli un'occhiata, e non
li dimentico mai. Il che  una fortuna, immagino, perch devo passarne
in rassegna cento, prima di arrivare a uno di quelli utili.
Se si raccolgono incantesimi invece di scrivere i propri, le lingue
sono fondamentali. La scuola offre sortilegi solo in lingue che almeno
in teoria dovresti conoscere ma, come gi dimostrato, non  che si impegni
molto a venire incontro alle tue esigenze. Se conosci una decina
di lingue e lasci scegliere alla scuola,  pi probabile che tu riceva
proprio il genere di incantesimo che desideri. E pi lingue sai, pi diventa
facile scambiare incantesimi con i compagni per ottenere quelli
che non riesci a carpire al vuoto.
Le lingue pi importanti sono il mandarino e l'inglese: una devi avercela
per forza, visto che le lezioni ordinarie si tengono solo in quelle
due. Se sei cos fortunato da averle entrambe, puoi gi usare met degli
incantesimi pi diffusi nella scuola, oltre a programmarti su misura
tutti i corsi obbligatori. Liu segue Storia e Matematica in inglese,
per esempio, e quelle lezioni le valgono anche per la conoscenza della
lingua; sfrutta l'aula prevista dal suo programma per un seminario di
Scrittura in tutte e due le lingue. Come potete immaginare, quasi tutti
i genitori maghi cominciano a far studiare l'una o l'altra ai loro figli
con un insegnante privato nell'attimo stesso in cui nascono. La mamma,
naturalmente, mi ha messo invece a imparare il marathi per via
di pap. Grazie, mamma. Se solo tutti i ragazzini di Mumbai non mi
avessero trattata come una lebbrosa perch avevano sentito delle voci
sulla profezia della mia bisnonna...
Per correttezza nei confronti della mamma, avevo due anni quando
mi ha iniziata alla lingua, e lei nutriva ancora la speranza di andare
a vivere con la famiglia di pap. La sua, di famiglia, era proprio
fuori questione. Appena prima di partire per la scuola - non ne parliamo
molto, ma sono abbastanza sicura che  questo il motivo per cui
 andata alla Scholomance - si ritrov un patrigno malvagio, perfido
nel vero senso della parola, uno di quegli stregoni oscuri professionisti
molto cauti che era sul punto di prosciugarsi. Quasi sicuramente
era stato lui a uccidere suo padre - non c'erano prove, ma il tempismo
non era stato affatto casuale - in modo da poter stare appiccicato
a sua madre, anche lei eccellente guaritrice, per tutta la durata del
lutto. Gli incantesimi che aggrediscono una sola persona alla volta sono
un po' poco per me, ma conosco il genere. In seguito, la nonna pass
il resto della vita a prendersi cura di lui, poi mor per un infarto inaspettato
quando io avevo pi o meno tre anni.
Il patrigno sta ancora bene, secondo le ultime notizie, ma non siamo
esattamente in buoni rapporti, come si dice. Di tanto in tanto ci mandava
lettere tristi e nostalgiche, nascoste dentro buste innocue, nel tentativo
di irretire anche la mamma, ma a sei anni per caso ne aprii una,
sentii l'incantesimo trascina-mente e d'istinto glielo rispedii indietro
al volo. Deve essere stato come beccarsi una scheggia dritto in un occhio.
Da allora non ci ha pi provato.
Con la famiglia di pap le cose non andarono molto bene, come
si  visto, ma la mamma rimase aggrappata all'idea che in un futuro
non meglio specificato la lingua marathi avrebbe stabilito un certo
legame tra me e lui. All'epoca, per, era solo l'ennesimo dettaglio
che mi rendeva diversa e, pur essendo ancora piccola, ero gi fermamente
convinta che non me ne servissero altri. Noi non viviamo a
Cardiff o simili; la scuola elementare che frequentavo non la si poteva
definire proprio una culla di multiculturalismo. Una volta una delle
bambine mi disse che avevo il colore di un t spiacevolmente leggero,
cosa non vera ma che da allora si install in un angolo del mio
cervello, ostinata come il fantasma di un villaggio. La comune, poi,
non  molto meglio. Nessuno l ti sussurrer mai un insulto razzista
nel cortile della scuola; in compenso, c'erano adulti che pretendevano
da me, bambina di dieci anni, che approvassi con tanto di firma
le loro sessioni di yoga decolonizzato e li aiutassi a tradurre brani in
hindi, lingua che non conosco.
Senza dubbio dovrei essergli grata: fu questo a farmi venire l'idea
che l'hindi fosse pi diffuso. Quando diventai abbastanza grande da
capire che le lingue mi avrebbero tenuta in vita, smisi di lamentarmi
per le lezioni di marathi e ne pretesi altre di hindi, appena in tempo
per arrivare a conoscerlo abbastanza bene prima dell'Iniziazione.
L'hindi non  molto spendibile, perch quasi tutti i ragazzi che lo parlano
sanno anche l'inglese, perci di solito chiedono incantesimi in inglese
per avere miglior materiale di scambio. Ma ti serviranno lingue
di tutti i tipi. Con quelle rare o morte  molto pi difficile trovare
altri studenti con cui fare baratti, per hai anche pi probabilit di ottenere
incantesimi davvero particolari o qualcosa di pi consono alle altre
tue richieste, come i miei stupidi incantesimi di pulizia in inglese
antico. L'hindi  cos comune che sono tanti quelli con cui si possono
fare affari; dal momento poi che non  una delle due lingue pi importanti,
la gente non cerca incantesimi in hindi, li ottiene cos, con il
baratto, quindi il livello medio  un po' migliore. Ho conosciuto
Aadhya proprio scambiando incantesimi hindi.
Al momento sto studiando sanscrito, latino e tedesco, oltre a inglese
medio e antico. Le ultime tre si sovrappongono perfettamente. L'anno
scorso ho fatto francese e spagnolo, ma di quelle ne so gi abbastanza
per cavarmela alla meno peggio con gli incantesimi che ho adesso,
e poi sono diffuse quanto l'hindi, perci ho preferito passare al latino,
che ha il vantaggio di un enorme catalogo di opere disponibili. Pensavo
di aggiungerci il norreno, tanto per avere qualcosa di molto insolito.
 una fortuna che non l'abbia ancora fatto perch, anche se avessi
solo provato a svolgere un unico esercizio, con ogni probabilit ieri
mi sarebbe arrivato un libro di antichi sortilegi di pulizia vichinghi, e
a quel punto sarei rimasta chiusa l finch non fossi riuscita a venirne
a capo. La scuola si prende parecchie libert con la definizione di
"conoscenza" di una lingua.  pi sicuro cominciare con quelle nuove
durante il primo trimestre, cos non si rimane bloccati su qualcosa
nell'imminenza degli esami.
Orion mi accompagn in classe. All'inizio non me ne accorsi nemmeno
perch ero troppo impegnata a tenere d'occhio il gruppetto con
cui vado sempre la mattina: Nkoyo e i suoi migliori amici, Jowani e
Cora. Seguono tutti un programma linguistico pesante, come me, quindi
abbiamo quasi gli stessi orari. Non siamo amici, per mi lasciano
andare a lezione con loro per avere una quarta persona alle spalle se
partiamo insieme. E a me basta questo.
Quando li ho visti in mensa, erano gi a met colazione, perci ho
dovuto trangugiare il resto della mia per recuperare. Devo andare
tra cinque minuti dissi a Aadhya, avvertendola per tempo. Lei fece
cenno di avvicinarsi a un paio di sue amiche del corso di Artifici che
stavano giusto uscendo dalla fila con i vassoi: dato il resoconto che le
avevo fatto sul laboratorio tecnico, non aveva comunque nessuna fretta
di arrivare a lezione in anticipo.
Riuscii a lasciare la mensa insieme a Cora, che malvolentieri mi permise
di raggiungerla prima di varcare la porta - che generosit! - ed
eravamo appena uscite quando Nkoyo rimase a bocca aperta guardando
oltre la mia spalla. Fu allora che mi resi conto che Orion era proprio
dietro di me.
Andiamo a lezione di Lingue! gli sibilai. Lui segue l'indirizzo alchemico.
Tra l'altro, il corso di Alchimia del nostro anno contava il
doppio degli studenti rispetto al solito, perch tutti cercavano di stargli
appiccicati anche se non avevano un'inclinazione per quella materia.
Per come la vedo io, non valeva proprio la pena di farsi delle ore
di laboratorio in pi. Lui aveva ancora lezione di Lingue, ogni tanto,
proprio come tutte noi dobbiamo fare un po' di Alchimia; in realt il
primo giorno dell'anno chiediamo sempre dei cambiamenti di orario,
ma se chiedi troppe lezioni facili o cerchi di seguire troppo da vicino
un unico indirizzo, la scuola ti assegna a corsi che gli altri hanno evitato.
Per solo gli studenti di Lingue hanno a disposizione l'aula linguistica
gi alla prima ora del luned:  un grosso vantaggio stare cos
in alto quando sei al terzo anno e all'ultimo.
Orion mi guard con una luce testarda negli occhi. Vado al magazzino.
Ci procuriamo i materiali da costruzione gi nel laboratorio tecnico
e quelli alchemici nei vari laboratori deputati, ma per le cose meno
esotiche tipo matite e quaderni occorre rovistare nell'ampio magazzino
che si trova in fondo all'aula linguistica.
Possiamo venire con te? chiese all'istante Nkoyo. Cora e Jowani
si limitavano a guardarlo inebetiti, ma lei  il tipo che pensa alla svelta.
E anche mettendo da parte Orion - se solo avessi potuto - valeva
chiaramente la pena di arrivare a lezione verso la fine se ci permetteva
di andare a fare scorta con un gruppo nutrito di compagni, perci
abbozzai, fumante di rabbia. Agguantai carta e inchiostro, presi
un po' di mercurio da barattare e una punzonatrice, e trovai persino
un grande raccoglitore ad anelli per la pila crescente dei miei incantesimi.
Scorsi tre occhi che ci osservavano da una crepa del soffitto, ma
forse era soltanto un tuffatore e noi eravamo troppi perch una sola di
quelle creature tentasse qualcosa.
Dopo, anche se non ce n'era alcun motivo, Orion ci riaccompagn
tutte all'aula linguistica pi vicina. In effetti, la stretta scala accanto al
magazzino a volte sparisce - non si trova sulle planimetrie,  stata aggiunta
tardivamente quando si sono accorti della scomodit di doversi
rifare mezzo chilometro per arrivare alla scala pi vicina - ma oggi
non solo c'era la scala, c'era anche la porta spalancata e la luce all'interno
che funzionava.
Cosa fai? chiesi, rischiando di restare in corridoio; le altre erano
gi corse dentro a reclamare cabine accettabili. Per favore, dimmi che
non stai cercando di uscire con me.
Non mi sembrava possibile: nessuno ha mai cercato di farlo. Non
che io sia orrenda. Al contrario, continuo a diventare pi bella a livelli
eccessivi e preoccupanti, come si addice alla terrificante strega oscura
che sono destinata a essere, almeno finch magari non mi ridurr
a una befana deforme. Spesso i ragazzi pensano di voler uscire con
me per circa dieci secondi, poi mi guardano negli occhi o mi parlano
e ne ricavano l'impressione che divorer le loro anime o roba del genere.
Nel caso di Orion, inoltre, ero stata di una maleducazione ai limiti
dell'aggressivit e lo avevo fatto quasi uccidere dalle imitazioni.
Lui sbuff. Uscire con una strega oscura?
Mi indignai per un attimo a quelle parole ed ero sul punto di ringhiargli
ancora una volta che non ero affatto una strega oscura, poi capii.
Mi stai tenendo d'occhio? In caso cominciassi a commettere azioni
malvagie e... cosa, tu dovessi uccidermi?
Orion incroci le braccia sul petto e mi osserv con virtuosa freddezza:
risposta sufficiente. Ebbi la feroce tentazione di tirargli un calcio
nelle palle. Tra le cose in cui la gente della comune ripone grande
fiducia ci sono circa diciassette forme diverse di arti marziali occidentalizzate,
e per quanto siano avvolte da una quantit enorme di chiacchiere
sul centro interiore, l'importanza di trovare il proprio equilibrio
e la necessit di canalizzare la forza spirituale, si insegna anche a tirare
calci e pugni veri e propri. Non ero un'esperta, ma di sicuro avrei potuto
rendere Orion Lake estremamente infelice in quel preciso istante,
data la postura vulnerabile che stava tenendo.
Ma dietro di me c'era un'aula piena di studenti che ci guardavano,
la maggior parte dei quali sarebbe stata felicissima di avere una qualunque
scusa plausibile per mettermi del tutto in disparte, e stava per
suonare l'ultima campana, momento in cui la porta si sarebbe chiusa
e mi avrebbe bloccato nel corridoio per tutta l'ora di lezione. Nessuno
mi avrebbe fatta entrare. Mi limitai quindi ad allontanarmi, furiosa
e impettita, per andare a occupare una cabina linguistica vuota.
Non ci sono insegnanti alla Scholomance. L'istituto  pieno di ragazzi
fino all'inverosimile; gi cos, ci sono due candidati per ogni posto,
e nei nostri dormitori le stanze sono larghe meno di due metri. Chiunque
entri qui non ha bisogno di motivazioni esterne. Saper preparare
una pozione che guarisca la mucosa gastrica dopo che si  bevuto
per sbaglio un po' di succo di mela corretto ai vapori di soda caustica
 l'unica ricompensa, in effetti. Per molti degli arcani pi sofisticati
si rende necessaria anche la matematica, e la ricerca storica offre tantissimi
incantesimi e rimedi utili che non si otterrebbero in altri corsi.
Per l'ora di Lingue, si va in una qualunque delle otto aule disposte
tutte intorno al terzo piano e si entra in una delle cabine. Ma occorre
scegliere bene: se ci provi con quelle pi vicine al gabinetto, o con quella
ottima che si trova accanto alle scale e permette di arrivare a pranzo
in meno di dieci minuti, finirai con l'avere grandi difficolt a procurarti
una cabina decente, o proprio a procurartene una. Ammesso
e non concesso che l'impresa riesca, ti siedi all'interno di questo bozzolo
insonorizzato, sperando di sentire comunque i passi dell'eventuale
creatura che dovesse attaccarti alle spalle, e leggi i libri di testo
o lavori sui fogli degli esercizi mentre voci incorporee ti sussurrano
all'orecchio nella lingua che stai studiando quel giorno. A me di solito
raccontano orribili storie sanguinolente o descrivono la mia morte nei
dettagli pi amorevoli. Avevo avuto intenzione di dedicarmi al mio inglese
antico per cercare di sfruttare al meglio gli incantesimi che avevo
imparato sul librone di magia casalinga, ma non feci molti progressi.
Me ne restai l, china sulla stessa pagina di quaderno e schiumante
di rabbia, mentre il mio bisbiglio recitava teneramente un poema epico
in versi allitterativi che parlava di come Orion Lake, "paladino dei
pi cupi passaggi", mi avrebbe assassinata nel sonno.
Di conseguenza sarebbe stata autodifesa se l'avessi ucciso io, cosa
che avevo ricominciato a prendere in seria considerazione: a questo
punto pareva che avrei dovuto farlo davvero. I miei compagni non
sembrano avere il minimo problema a convincersi che sono pericolosa
e malvagia, neppure quando non si impegnano a cercarne i motivi.
Certo, avrei potuto ucciderlo solo prosciugando il suo mana, ma non
avevo nessuna voglia di diventare sul serio una strega oscura, una farfalla
spaventosa, nata da una gigantesca crisalide di sventura e uscita
da questo posto per seminare dolore e devastazione in tutto il pianeta
come da profezia.
Il problema era Luisa, capii d'un tratto. Orion non aveva creduto alla
mia risposta. Proprio come me, che percepisco al volo chi usa la stregoneria
e cosa ci fa, quasi certamente lui sente... non so come dire. L'onest?
La compassione? L'angoscia e la fragilit? In ogni caso, sapeva
che stavo mentendo, perci doveva aver deciso che ero stata davvero
io a ucciderla. Avevo considerato la sua domanda su di lei una questione
secondaria, ma lui no. Non sapevo molto di Luisa, solo che era
stata una dei pochi sfortunatissimi che non avevano genitori maghi.
Di tanto in tanto, anche tra i profani spunta la capacit di immagazzinare
mana, ma di solito loro non entrano qui, di solito li mangiano e
basta. Forse un ragazzo che abitava l vicino era in lista per venire, lo
hanno mangiato prima dell'Iniziazione, e lei  stata risucchiata al posto
suo perch i genitori non si sono presi il disturbo di comunicarlo alla
scuola. Non me ne spiego il motivo. Quindi si pu dire che in un certo
senso Luisa  stata fortunata, ma guardiamo le cose dal suo punto
di vista: una bella mattina, la poveretta si  ritrovata aspirata via dalla
sua esistenza quotidiana e scaricata senza preavviso in un buco nero
di collegio, circondata da sconosciuti, senza possibilit di contattare i
suoi, senza possibilit di uscire, e con un'orda di nefasti pronti a ucciderla.
Sono sicurissima che il suo dramma fosse previsto per suscitare
i sentimenti gi pi che partecipi di Orion.
E grazie al mio impeto di collera dell'altra sera, lui ha appena scoperto
che sono una potenziale strega oscura di proporzioni apocalittiche.
Messi tutti i pezzi insieme, era molto probabile che adesso ogni
suo senso impazzisse dal desiderio di porre fine al mio regno di terrore
non ancora iniziato.
E, com'era ovvio, questo mi faceva venir voglia di dare subito il via
al suddetto regno di terrore, ma prima dovevo sorbirmi due ore di Lingue
e una di Scienza dei Nefasti, materia prediletta da tutti, che si teneva
in un salone imponente allo stesso piano della mensa. Ci raggruppiamo
in massa nell'aula senza badare a Lingue, tanto non c' lezione.
Le pareti sono coperte da un enorme affresco, ricco di dettagli vivaci,
che rappresenta la cerimonia del diploma nel momento in cui il salone
dei diplomandi si capovolge. Il pianerottolo si scorge appena, e il salone
tutto marmi  pieno zeppo delle pi disparate e incantevoli creature
che attendono fameliche l'inizio del buffet. Tutti noi abbiamo un
libro di testo nella nostra lingua madre, che leggiamo mentre l'effettivo
nefasto che stiamo studiando prende vita dalle pareti e si aggira sul
palco dimostrando tutti i modi in cui potrebbe ucciderci. Ogni tanto la
versione animata prova a elevarsi dal livello di forma temporanea uccidendo
sul serio qualcuno nelle prime file e consumandone il mana.
A me tocca quasi sempre sedermi nelle prime file.  notevole come
mantenga fissa la mia attenzione.
Oggi, per, riuscii a trovare un posto pi o meno a met, e nessuno l
intorno disse: "Oh, mi dispiace, quello  occupato". La cosa mi aiut a
calmarmi e a riprendere la mia tetraggine imbronciata prima di pranzo.
La frittata iniziale, vale a dire la convinzione altrui che Orion volesse
salvarmi, era gi stata fatta, perci era giunto il momento di respirare
a fondo e trovare un modo per sanare la situazione. E non appena mi
imposi di rifletterci, la mia nuova strategia apparve chiara all'istante.
All'ora di pranzo, quindi, feci in modo di sedermi vicino a Aadhya
e di sussurrarle Mi ha accompagnato a lezione!, subito seguito da
Per non  possibile che io gli piaccia davvero, appena prima che
uscisse dalla fila, mi localizzasse e venisse al nostro tavolo a sedersi di
fronte a me con gli occhi socchiusi.
Orion non ha mai frequentato nessuno, o cos ho dedotto dal fatto
che non avevo mai sentito dire che frequentasse qualcuno. Quindi non
sorprendeva che la notizia della sua cotta apparente per me avesse attraversato
fin dall'inizio tutta la scuola, ancor pi fulminea della storia
del mio salvataggio. Prima ancora che scendessi ai laboratori di Alchimia
per l'ultima lezione della giornata, un ragazzo di nome Mika,
con il quale non avevo mai nemmeno parlato - credo sia finlandese -
aveva tenuto due posti a un ottimo tavolo, e nel momento in cui entrai
chiam El, El!, indicando quello vicino a lui.
Quello s che era un cambiamento. Nonostante il rischio pi elevato
di essere una dei pochi presenti in un laboratorio quasi vuoto, ho sempre
fretta di raggiungerlo in anticipo, perch se non ci arrivo quando
c' ancora un tavolo decente, finisce che tutti tengono i posti migliori
per gli amici e a me tocca sedere ai tavoli peggiori, quelli proprio sotto
i condotti di aerazione o pi vicini alla porta. Non sono il tipo che
usa le moine per ottenere un posto, mi fa incavolare troppo, e usare le
minacce mi fa stare altrettanto male, solo in senso opposto. Di conseguenza,
fu bellissimo entrare direttamente in un'aula gi quasi piena
e avere comunque un posto al tavolo migliore senza dover contrattare per procurarmelo.
Era chiaro che questa felice circostanza dipendeva dal fatto che
Orion recitasse la sua parte, ma lui arriv appena prima che suonasse
la campana, si guard intorno e venne dritto a sedersi al posto accanto
al mio. Mika allung il collo per scrutarlo e sorridergli con aria
fiduciosa. Purtroppo per lui, il gesto sfugg completamente a Orion,
troppo impegnato a esaminare i miei ingredienti e la reazione su cui stavo lavorando.
Come compito di Alchimia, quasi tutti ricevono l'incombenza di realizzare
antidoti ed elisir preventivi, oppure il caro, vecchio e sempre
utile incarico di ottenere oro da elementi pi volgari. A me non assegnano
mai cose tanto utili da fare, e infatti devo cambiarle. Quella settimana
avevo gi rifiutato diversi compiti - trasformare il piombo in
palladio radioattivo, creare un veleno da contatto letale e convertire la
carne in pietra - prima che mi dessero l'esercizio attuale, cio generare
un getto di plasma surriscaldato, prodottino che potrebbe anche rivelarsi
vantaggioso almeno in determinate circostanze. Per esempio,
sarebbe il top per ridurre le ossa in cenere. Forse questo non si direbbe
il primo pensiero che viene in mente a chiunque, tranne per il fatto
che Orion guard il lavoro e con profondo sospetto esclam: Quella
roba  cos rovente da disintegrare le ossa!.
Oh, tu l'hai gi fatto? chiesi in tono ipocrita. Non dirmi niente, voglio impararlo da sola.
Pass gran parte della lezione a guardare me invece di occuparsi
del suo compito. La cosa mi faceva arrabbiare, ma essere arrabbiata
 sempre positivo per il mio lavoro. Gli ingredienti a mia disposizione
erano ferro, oro, acqua, un bel pezzo di lapislazzuli lucido e mezzo
cucchiaino di sale, che dovevano essere sistemati a distanze proporzionali
alle rispettive quantit. Guai se ti sbagli di un millimetro.
Riuscii a disporli correttamente al primo tentativo. Non potevo imbarcarmi
nei miei soliti allenamenti in mezzo a tutti, cos scelsi di cantare
sottovoce tre brani lunghi e complessi per evocare il mana, due
in inglese e uno in marathi. Tra le mie mani a coppa sbocci la scintilla
di una fiammella, e pian piano riuscii ad avvicinare il mio vassoio
rituale a Orion prima di rovesciare la scintilla sugli ingredienti
e fare un salto indietro. L'esile fiammella azzurra inghiott le sostanze
in un boccone e si innalz con un rombo potente, cos calda che
un'onda torrida dilag in tutta l'aula. Dall'interno dei condotti di aerazione
vennero alcuni strilli impauriti, accompagnati da un graffiare
di unghie sopra le nostre teste.
D'istinto, tutti si gettarono sotto i tavoli. Tutti a parte Orion. I pacchettini
di carta che usava per i suoi ingredienti avevano preso fuoco
solo perch si trovavano l vicino, e lui si affannava a spegnere le fiamme.
Questo mi fece sentire molto meglio.
Questo, e l'invito a cena di Nkoyo mentre uscivamo. Di solito ci
troviamo alle sei meno tredici minuti, se vuoi unirti a noi disse. Non
mi presi il disturbo di verificare che Orion avesse sentito; doveva averlo gi fatto lei.
Se posso portare Yi Liu replicai. C'era da sperare che a un certo
punto Orion si sarebbe stufato della carenza di misfatti riconducibili
a me, e non credevo proprio che i miei nuovi amici non mi avrebbero
scaricata quando fosse successo. Ma Liu sarebbe stata felice di ampliare
il suo giro... Alla gente non fa lo stesso effetto che faccio io, ma
non  comunque una regina di celebrit come Jack; bisogna davvero
andare fino in fondo prima che la magia oscura cominci a non vedersi
pi, senza contare che si sarebbe ricordata che le avevo fatto un favore
quando ne avevo la possibilit.
Beccai Liu nel nostro corridoio, mentre tornava nella sua camera
dopo le lezioni, e le riferii della cena; anche lei era stata a una parte
di seminario pomeridiano. Annu e mi guard pensierosa, poi volutamente
disse: Al laboratorio di Scrittura, dopo pranzo, Orion faceva
domande su Luisa.
Ovvio. Feci una smorfia. Jack avrebbe senz'altro dato la colpa di
questo a me, visto che Orion mi seguiva dappertutto. Grazie. Ci vediamo
alle sei meno tredici.
Non vidi Jack da nessuna parte, ma cercai tracce di incantesimi maligni
sulla porta della mia stanza e feci un controllo particolarmente
accurato dell'ambiente prima di entrarci, casomai l'amico fosse diventato
ambizioso. Ma non c'era niente, quindi cominciai a darci dentro
con la mia routine di esercizi accumula-mana fino all'ora di cena.
Avevo progettato di riempire cristalli per tutto l'anno, sempre che
non si fosse presentata un'emergenza o una vera occasione d'oro - come
avrebbe potuto essere quel mangia-anime! - e poi di usarne oculatamente
qualcuno per farmi conoscere poco prima della fine del trimestre,
in modo da poter stringere una solida alleanza pr diploma all'inizio
dell'anno prossimo. Tutti noi accumuliamo pi mana possibile tra
un incontro ravvicinato con la morte e l'altro, persino quelli che fanno
parte di una cerchia. In sostanza, il mana  l'unica cosa che non puoi
portarti dietro quando entri qui, anche se l'hai ordinatamente riposto
in un contenitore di energia tipo i cristalli della mamma.
O meglio, sei liberissimo di portarti tutti i contenitori ricolmi di energia
che vuoi, ma verranno completamente prosciugati dall'incantesimo
dell'Iniziazione che ci scarica tutti qui dentro e che  affamatissimo
di mana. In compenso ti concedono un po' di peso in pi. Non molto,
quindi non ne vale la pena, a meno che tu non faccia parte di una cerchia
e possa buttare via con disinvoltura trenta contenitori di energia
pieni in cambio di duecentocinquanta grammi in pi. La mamma, invece,
da quando sono al mondo io non ha mai avuto pi di dieci cristalli
colmi, e negli ultimi anni ne avevamo anche meno. Perci ho preferito
venire qui con il mio zainetto e i miei vuoti.
E sono anche in vantaggio rispetto agli altri. Quasi tutti i contenitori
di energia sono molto pi grandi e pesanti dei cristalli della
mamma, quindi parecchi ragazzi non sono in grado di portare dentro
i vuoti; per non parlare del fatto che tanti contenitori non funzionano
neppure bene, soprattutto se  stato un quattordicenne a costruirli
nel laboratorio tecnico. La mia situazione attuale quanto ai
cristalli  discreta, ma  davvero difficile continuare quando mi ritrovo
sempre qualche nefasto in testa. Ed  sempre pi difficile riempirli
con l'allenamento, perch crescendo la mia forma migliora e gli stessi
esercizi diventano pi facili. Il mana  seccante, cos. Non  la fatica
fisica che conta, infatti. Quello che la trasforma in potere  l'impegno
che mi costa.
Ho assoluto bisogno di avere gente che mi guardi le spalle e mi aiuti
a riempire altri cristalli, l'anno prossimo. Se solo riesco a caricarne
cinquanta per quando arrivo al diploma, sono certa che da sola sar in
grado di aprire una strada per me e i miei alleati fino ai cancelli e fuori
di qui, senza pi necessit di brillanti strategie.  una delle poche situazioni
che potrebbero davvero richiedere un muro di fiamme letali:
in effetti  cos che la scuola sgombra la mensa ed esegue le semestrali
operazioni di pulizia dei corridoi. Ma non ci riuscir, se non mantengo
il ritmo. Il che al momento significa - rullo di tamburi - duecento
flessioni prima di cena.
Vorrei poter dire di non aver pensato minimamente a Orion, ma in
realt persi una buona parte del tempo che avrei dovuto dedicare alle
flessioni calcolando inutilmente le probabilit che mi seguisse a cena.
Decisi per un sessanta-quaranta, per confesso che sarei rimasta delusa
se, uscendo, non avessi visto il bagliore dei suoi capelli grigio argento
al punto di ritrovo. Mi stava aspettando. Anche Nkoyo e Cora erano in
attesa, e tutte e due non riuscivano a non fissarlo. Sul viso di Cora era
in corso una feroce battaglia tra gelosia e perplessit; quello di Nkoyo
era soltanto irrigidito e inespressivo. Liu mi raggiunse a met del corridoio
mentre Jowani usc dalla sua stanza e si affrett a unirsi a noi appena
in tempo per la camminata. Qualcuno di voi conosce qualcun altro
che studia inglese antico? chiesi mentre ci mettevamo in marcia.
C' uno del secondo anno, giusto? disse Nkoyo. Non ricordo
come si chiama. Hai qualcosa di buono?
Novantanove incantesimi per la pulizia della casa risposi, e il trio
borbott la sua solidariet. L dentro ero forse l'unica studentessa che
avrebbe scambiato con piacere un fondamentale incantesimo di combattimento
con un'accettabile evocazione d'acqua. Ma naturalmente
nessun altro  in grado di lanciare gli incantesimi di combattimento
che ho io.
Geoff Linds disse all'improvviso Orion. Viene da New York aggiunse
quando lo guardammo.
Be', se vuole novantanove modi per pulire la sua stanza in inglese antico,
mandalo pure da me replicai soavemente. Orion mi guard male.
Mi guard anche peggio nel corso della cena, durante la quale mi
dimostrai fin troppo gentile con lui. Gli offrii persino il dolce che avevo
arraffato, una crostata alla melassa - non una grande perdita, in
questo caso, io detesto la crostata alla melassa - e chiaramente avrebbe
voluto rifiutarlo, ma  pur sempre un sedicenne che deve verificare
di persona l'eventuale presenza di contaminanti in ogni caloria su
cui riesce a mettere le mani. Tutto l'eroismo e tutto il potere del mondo
non salvano dalla dissenteria o da un delizioso pizzico di stricnina
aggiunto alla salsa, e lui non scambia mica i suoi interventi di salvataggio
con qualcosa di utile, tipo una porzione extra o roba del genere,
figuriamoci. Perci, un istante dopo, mi ringrazi a malincuore, prese
la crostata e se la mangi senza incrociare i miei occhi.
Dopo mi si piazz alle calcagna mentre portavamo i vassoi al nastro
trasportatore, sotto un enorme cartello su cui sta scritto PENSATE VOI
AI VASSOI, frase che anche dopo tre anni continuo a ritenere delirante e
priva di senso. Certo,  sempre meno preoccupante del vero e proprio
procedimento di sgombero, che comporta infilare il vassoio sporco in
una delle fessure buie di un gigantesco scaffale metallico, i cui lenti
giri su se stesso accompagnano il movimento del nastro trasportatore
che porta con s il vassoio. Il posto pi sicuro per farlo  verso l'estremit,
dove piatti e vassoi vengono puliti con getti di fiamme mortali
che mettono in fuga i nefasti, ma in quel punto  quasi impossibile
trovare una fessura vuota, e non vale la pena di passare nemmeno un
minuto in pi allo scoperto cercandone una nella zona di sgombero.
Io di solito miro al tratto che viene poco prima della parte centrale e
che ha il vantaggio di una fila pi corta.
Orion lo consider il posto ideale per una conversazione privata.
Bel tentativo disse da sopra la mia spalla, ma arriva troppo tardi.
Non dimenticher la faccenda solo perch hai cominciato a recitare la
parte dell'amicona. Vuoi riprovare a dirmi cosa  successo a Luisa?
Non si era nemmeno accorto di aver convinto tutti i nostri compagni
che noi due ci frequentavamo. Alzai gli occhi al cielo, ma solo in
senso metaforico: non ero cos cretina da distogliere lo sguardo dallo
scaffale, no, neanche per un istante. S, ardo dall'entusiasmo di condividere
altre informazioni con te. La tua comprovata perspicacia e
la tua eccellente capacit di giudizio mi ispirano completa fiducia.
E questo cosa vorrebbe dire? chiese, ma proprio in quel momento
un affare a sei tentacoli, vagamente simile alla progenie di un polpo
e un'iguana, emerse di colpo dallo scaffale vuoto che aveva appena
compiuto la sua rotazione e punt dritto verso la testa di una ragazza
del primo anno dagli occhi tristi. Orion si volt di scatto per gettarsi
su di lui, afferrando un coltello dal vassoio della poveretta mentre
lanciava un incantesimo di occlusione. Io vidi la scritta sul cartello
e anche una fessura vuota, cos mi liberai del vassoio, quindi mi tuffai
lontano prima che l'essere si dilatasse come un cadavere gonfio ed
esplodesse su chiunque fosse nelle vicinanze.
Tornai indenne in camera mia, con in tasca una colazione insieme
a tre ragazzi della cerchia di Londra - che prima d'ora mi avevano
ignorata del tutto - e un'offerta da parte di Nkoyo di scambiarci
incantesimi latini nel laboratorio di Lingue il giorno dopo. Orion
sgattaiol fino alle docce, lasciandosi dietro una scia di tanfo putrido.
Mi sembrava di non essere ancora pari con lui, ma le cose stavano
procedendo bene. Cos, quando dieci minuti dopo buss, sempre
avvolto da miasmi che spiravano da sotto la porta, mi sentii abbastanza
generosa da aprire e chiedere: Oh, d'accordo, cosa mi dai in
cambio dell'informazione?.
Per non andai oltre "Oh", perch non era Orion. Era Jack, imbrattato
da una manciata di interiora del simil-polpo per assumere quell'odore
- furbo da parte sua - che mi piant dritto nello stomaco un coltello
da tavola appuntito. Mi spinse indietro mentre crollavo sul pavimento
e si chiuse silenziosamente la porta alle spalle, sorridendo con tutti
quei denti bianchissimi mentre io rantolavo, sotto shock per lo strazio,
urlando "stupidastupidastupida" dentro di me. Mi ero gi preparata
per andare a letto e avevo appeso il mio cristallo carico di mana al
montante del letto, dove potevo raggiungerlo anche durante la notte
e dove ora, invece, risultava irraggiungibile. Lui mi si inginocchi sopra
e mi scost i capelli dal viso con entrambe le mani, posandomele
a coppa sulle guance. Galadriel disse sottovoce.
Con un movimento involontario avevo stretto le dita intorno all'impugnatura
del coltello nel tentativo di tenerlo fermo, ma poi mi imposi
di lasciarlo andare con una mano e brancolai in direzione dell'altro
cristallo di mana, quello mezzo pieno su cui avevo lavorato nel pomeriggio.
Pendeva da un lato del letto, proprio nel punto in cui arrivava
la mia testa quando facevo le flessioni, a pochi centimetri dal pavimento.
Se solo fossi riuscita a raggiungerlo, avrei potuto collegarmi
a tutto il mana che avevo immagazzinato. Non avrei avuto il minimo
rimorso a liquefare le ossa di Jack.
Era appena fuori portata, e le mie dita erano gi tese al massimo.
Provai ad avvicinare il corpo giusto un pochino, ma mi faceva un male
cane, e Jack mi stava accarezzando il viso con la punta delle dita. Mi
dava fastidio almeno quanto il coltello. Smettila, grandissima testa
di cazzo mormorai, la voce esile per lo sforzo.
Perch non mi costringi? mormor a sua volta. Su, Galadriel, fallo
e basta. Sei bellissima. Potresti essere bellissima. Ti aiuter io. Far
qualunque cosa per te. Ci divertiremo un mondo, e mi sentii raggrinzire
tutta la faccia come un foglio di alluminio da due soldi. Non riuscivo
a sopportarlo. Non volevo ammettere che avrei detto di no. Non
volevo ammettere che mi sarei rifiutata, neanche con questo ammasso
di putredine che faceva scendere pian piano le dita lungo le mie costole
verso il coltello che mi aveva infilato nelle viscere, in modo da poter
continuare a macellarmi come un maiale.
Mi sarei detta che era solo buonsenso: diventare una strega oscura
significava morire giovane, e in modo orribile. Avrebbe dovuto essere
sempre meglio che morire adesso, per non lo era. No, e se non
era un'alternativa concepibile ora, non lo sarebbe stata mai, e se anche
fossi sopravvissuta a questa situazione, non sarei sopravvissuta alla
prossima, o a quella dopo ancora. In un angolo della mia testa c'era
sempre stata una valvola di sicurezza: mi ero sempre detta: "Se tutto
il resto va a rotoli...", ma tutto il resto era andato a rotoli e io non l'avrei
fatto comunque.
Vaffanculo, bisnonna sussurrai, cos inferocita che avrei potuto
mettermi a piangere, e mi preparai a scansare il coltello per poter arrivare
al cristallo di mana. Fu a quel punto che sentii bussare alla porta.
Una bussata in un giorno di scuola, con tutti gli altri ormai saggiamente
nelle loro stanze a studiare in gruppo...
Parlare era difficile. Puntai un dito verso la porta e pensai: "Apriti,
sesamo". Una stupida magia da ragazzini, ma era la mia porta e non
l'avevo ancora chiusa a chiave per la notte, quindi si spalanc e sulla
soglia apparve Orion. Jack si volt di scatto, le mani bagnate e rosse
del mio sangue. Se ne era addirittura sparso un po' sulla bocca, tanto
per dare un tocco macabro al finale.
Posai la testa sul pavimento e lasciai fare al grande eroe.
...
.
...
4. CREATURE CHE SI AGGIRANO DURANTE LA NOTTE.
...
.
...
La stanza si stava riempiendo di un fetore di carne arrostita che era gradevole
in modo imbarazzante quando Orion si lasci cadere in ginocchio
accanto a me. Sei... esord, fermandosi subito di fronte all'ovvia negazione.
Cassetta degli attrezzi dissi. Sulla sinistra. Pacchetto.
Rovist nella cassetta - senza dare neppure un'occhiata per verificarne
l'interno - e prese la busta bianca. La strapp e tir fuori la sottile benda
di lino. La mamma l'aveva fatta per me, dall'inizio alla fine: aveva dissodato
il campo, piantato il lino, lo aveva raccolto a mano, filato e tessuto
lei stessa, scandendo per tutto il tempo incantesimi di guarigione
dentro e sopra la benda. Asciuga il sangue con un lato bisbigliai. L'espressione
tesa per la paura, guard incerto il pavimento. Va bene anche
se si sporca. Estrai il coltello e metti l'altro lato della benda sulla ferita.
Per fortuna credo di aver perso conoscenza quando tolse il coltello,
perch nei dieci minuti seguenti rimasi in stato confusionale e, quando
ne riemersi, la benda stava funzionando. L'arma di Jack non era
abbastanza lunga da attraversarmi da parte a parte, quindi c'era solo
la ferita d'entrata, neanche troppo larga. La benda curativa mandava
un debole bagliore che mi faceva male agli occhi, ma la sentivo gi al
lavoro sulle mie viscere maltrattate. Altri dieci minuti, e fui pronta a
lasciare che Orion mi aiutasse a spostarmi sul letto.
Dopo che mi ebbe sistemata l, port fuori a braccia il cadavere carbonizzato
di Jack e lo abbandon nel corridoio. Poi and al mio catino
e si lav via il sangue. Quando torn a sedersi sul letto, gli tremavano
le mani. Le stava fissando. Chi... chi era quello? Sembrava pi scosso di me.
Non ti sei mai preso la briga di imparare il nome di nessuno, vero?
dissi. Quello era Jack Westing. Ed  lui ad aver divorato Luisa, se la
cosa ti fa sentire meglio. Puoi perquisire la sua stanza se non mi credi:
 probabile che troverai qualche rimasuglio.
Le mie parole gli fecero alzare la testa. Cosa? Perch non me l'hai detto?
Perch non mi andava granch di farmi accoltellare da uno stregone
oscuro e sociopatico, come pensavo fosse evidente, viste le circostanze
risposi. A proposito, grazie per essere andato in giro a fare domande
su Luisa a voce alta, non  mica stato quello a farlo esplodere, eh.
Sai,  quasi ammirevole comment un attimo dopo, la voce meno
malferma. Sei praticamente morta, eppure resti la persona pi maleducata
che abbia mai incontrato. A proposito, prego di nuovo, eh.
Dato che sei responsabile almeno per met di questa situazione, mi
rifiuto di ringraziarti replicai. Chiusi gli occhi per un istante, e all'improvviso
la campana cominci a suonare, avvertendoci che mancavano
cinque minuti al coprifuoco. Non mi sembrava che fosse passato tanto
tempo. Portai le mani verso il basso e toccai delicatamente la benda per
controllarla. Mettermi seduta non mi avrebbe attratta per un pezzo. Il
sangue era rientrato nelle mie vene, quindi mi sentivo molto meglio,
ma neppure l'ottimo lavoro della mamma poteva far sparire all'istante
una ferita irregolare allo stomaco. Allungai la mano per prendere il
cristallo di mana e me lo misi di nuovo al collo. Quella notte potevo
scordarmi di dormire; avrei dovuto usare un po' di vero potere. Oltre
a non essermi arresa, Jack era morto, e questo aveva fatto segnare una
perdita netta di malvagit nel mondo. I nefasti si sarebbero scatenati.
Orion era ancora seduto sul bordo del mio letto, quasi fosse sempre
stato l, e non accennava minimamente ad alzarsi. Cosa stai facendo? chiesi, irritata.
Come?
Non hai sentito la campana?
Io non ti lascio disse, come se fosse ovvio.
Lo guardai. Non lo capisci proprio il principio dell'equilibrio?
Prima di tutto  una teoria, ma anche se fosse vera, non ho intenzione
di farne una regola di vita!
Sei uno di quelli commentai con profondo disgusto.
Gi, scusa. Ti dispiace se rimango, o vuoi che ti lasci sola con una ferita
allo stomaco a farti attaccare tutta la notte? Evidentemente lo avevo
tormentato al punto da far trovare anche in lui un briciolo di sarcasmo.
Non mi dispiace affatto. Non avrebbe peggiorato la mia situazione,
dopotutto. Esiste un limite pratico al numero di nefasti che possono
entrarti in camera contemporaneamente, e io ero gi sul menu
come offerta speciale della serata. Avere l Orion poteva solo aiutare.
A grandi linee,  lo stesso principio secondo il quale essere all'interno
della scuola durante l'adolescenza  meglio che esserne fuori.
Qualche minuto dopo, in perfetto orario, suon il coprifuoco. Qualunque
cosa in genere impedisse ai nefasti di assalire Orion non sarebbe
mai riuscita a prevalere sull'odore di sangue nell'acqua che emanavo,
per non parlare della tentazione rappresentata da due studenti in
una sola stanza. Fuori dalla porta ci fu un bisticcio sul corpo di Jack,
a quanto pareva destinato a dare il via ai festeggiamenti, un orribile
rumore di lotta e di denti che rodevano. Fermo in mezzo alla camera,
Orion ascoltava contraendo nervosamente le mani.
Perch sprechi energie? Sdraiati finch non entrano bisbigliai.
Sto benissimo.
Alla fine i rumori all'esterno si interruppero. I primi colpi secchi alla
porta vennero poco dopo. Poi, da sotto, cominci a filtrare una fanghiglia
nera e luccicante, densa come catrame. Orion le permise di arrivare
pi o meno a met, poi la incornici in una specie di losanga formata
dalle mani sollevate. In francese salmodi un incantesimo di un
solo verso per creare un getto d'acqua, quindi mand un soffio sibilante
attraverso le mani. Un vero e proprio torrente si rivers dall'altro
lato, con la violenza dello scroscio proiettato da una manichetta, e
dissolse la melma, riducendola a una chiazza acquosa che corse lungo
le fessure del pavimento a piastrelle e col rumorosa gi per lo scarico
rotondo posto in mezzo alla camera.
Se l'avessi congelata, avresti bloccato lo spiraglio osservai un momento dopo.
Lui mi lanci uno sguardo seccato, ma prima che potesse rispondere,
all'improvviso sentii un forte schiocco: qualcosa di grosso era entrato
dal condotto di ventilazione. Orion balz davanti al mio letto e
gett un incantesimo di protezione su entrambi. Appena in tempo, perch
sul fondo buio della stanza, a pochi centimetri dal vuoto, esplose
un'autentica fiamma in forma umana. Si fece strada fracassando la
mia scrivania e cominci a sferrarci colpi con un enorme tentacolo di
fuoco che si attorcigliava tipo frusta e spargeva fiammate improvvise
sulla superficie dello scudo di protezione.
Afferrai il braccio di Orion mentre portava via una striscia di polvere
da sopra la testiera del letto per poi usare l'incantesimo del vortice
di sabbia. Lui mi url: Se continui cos, ti uccido con le mie mani!.
Chiudi il becco,  davvero importante! Non puoi spegnerlo, devi
farlo bruciare di pi per consumarlo.
Ne hai gi incontrato uno?
Conosco un incantesimo di evocazione che ne richiama a decine
risposi.  stato usato per distruggere la biblioteca di Alessandria.
E perch mai avresti chiesto un incantesimo del genere?
Io avevo chiesto un incantesimo per illuminare la mia camera, imbecille,
e invece ho ottenuto quello. Per la verit, la fiamma incarnata
stava facendo proprio un lavoro eccellente nell'illuminare la stanza.
L'ambiente era diventato due volte pi alto dopo la riorganizzazione
del secondo anno - quando i corsi finiscono, la scuola si sbarazza delle
stanze che non si usano pi - e da allora non avevo mai visto gli angoli
superiori della parete sopra il mio letto. Lass, un intero grappolo
di larve di cong zampettava ciecamente in cerchio nel tentativo di
sfuggire alla luce e finire vaporizzato in una serie di schiocchi azzurrognoli
dalla striscia antiparassiti che avevo alla parete fin dove prima
riuscivo a vedere. Vuoi continuare a litigare finch quel coso non
sfonda lo scudo?
Ringhi sul serio, senza parole, dopodich colp l'incarnazione con
uno splendido incantesimo di incenerimento lungo s e no quattro parole
- a quanto pareva tutte le sue formule magiche erano cos, l'ideale
per il combattimento - e l'essere mand un grido stridente prima
di trasformarsi in una svettante colonna di fiamme che si consum insieme
all'incantesimo. Orion torn a sedersi sul mio letto respirando
a fatica, ma dalla sua pelle emanava ancora un crepitare di elettricit
statica: straripava letteralmente di mana.
Non vers neanche una goccia di sudore nell'uccidere le altre cinque
creature che riuscirono a entrare, tra cui un'incorporea anima in
pena che fluttu attraverso lo spiraglio sotto la porta che lui non aveva
bloccato e una frotta di piccoli cosi paffuti e squittenti, simili a talpe
senza pelo, che sbuc da sotto il letto con l'evidente speranza di rosicchiarci
a morte. Quando elimin anche questi ultimi, praticamente
mandava luce.
Se hai pi mana di quanto riesci a gestire, potresti metterne un po'
nei miei cristalli dissi, tanto per resistere all'impulso di piantare le
unghie sulla faccia di entrambi per l'invidia.
Sollev il cristallo mezzo vuoto che pendeva dal letto, lo guard con
aria sorpresa, poi fiss quello che avevo al collo. Un momento... credevo...
Ma qual  la tua cerchia?
Non faccio parte di nessuna cerchia.
Allora come hai fatto a mettere le mani sui cristalli della Fulgida
Mente? Ne hai addirittura due.
Strinsi le labbra, rimpiangendo di aver imboccato quella strada colloquiale.
A volte la mamma regala i suoi cristalli ad altri maghi se le
mandano buone vibrazioni, e dal momento che su queste cose la mamma
 praticamente infallibile, i suoi cristalli si sono fatti una certa fama
accessoria, sproporzionata rispetto alla quantit di mana che contengono.
Ne ho cinquanta dissi in tono brusco. Avevo messo in valigia
i cristalli invece di altri vestiti, altre provviste o altri attrezzi; quella
era tutta roba di cui non sentivo la mancanza. Sono di mia madre.
Mi guard a bocca aperta. Gwen Higgins  tua madre?
S, e la tua smisurata incredulit non mi d nessun problema, davvero,
 per questo che faccio in modo di dirlo a tutti. La mamma 
la tipica rosa inglese piccola, rosea e bionda che con la mezza et si
 fatta leggermente pi paffuta. Pap - sua madre ha dato a mia madre
una sua foto, scattata prima che partisse per la scuola - era alto
pi di un metro e ottanta gi a quattordici anni, dinoccolato, con i
capelli neri come il carbone, seri occhi scuri e un naso che giusto un
accenno di aquilino rendeva interessante. La mamma mi dice sempre
di essere entusiasta che io abbia preso cos tanto da lui, perch questo
le permette di rivederlo in me. Dal mio punto di vista, invece, significava
che nessuno si accorgeva mai che ero sua figlia se non lo si
diceva. Una volta un tizio in visita alla nostra iurta ha passato un'ora
buona ad alludere al fatto che magari potevo anche togliermi di
torno e smetterla di infastidire la grande guaritrice spirituale, come
se l non ci vivessi anch'io.
Ma non era questo il motivo dell'incredulit di Orion. I maghi tendono
a fraternizzare molto di pi, visto che tutti noi veniamo catapultati
qui dentro negli anni della nostra formazione e che l'unico particolare
importante che ci distingue  il far parte o meno di una cerchia.
Orion era semplicemente rimasto sconcertato dal fatto che la grande
guaritrice spirituale avesse prodotto me, una losca proto-strega oscura
e, dato che accadrebbe la stessa cosa con chiunque altro qui dentro,
faccio in modo di non dirlo a nessuno.
Ah replic imbarazzato Orion, poi spicc un balzo e fece esplodere
automaticamente una simil-ombra, che non ebbe nemmeno la possibilit
di prendere corpo quel tanto da permettermi di riconoscerne
la specie. Per, subito dopo, mise davvero un po' di mana nel mio cristallo,
forse per scusarsi o soltanto perch era sul punto di andare in
pezzi: lo riemp per intero in un sol colpo, con un piccolo sospiro di
sollievo. Soffocai le mie sensazioni e lo riposi nel baule insieme agli
altri, quindi ne recuperai uno nuovo e vuoto.
Verso la fine della nottata riuscii a dormire un po'. I nefasti dovevano
essersi scoraggiati, oppure Orion aveva sterminato tutti quelli che
si trovavano nel raggio della mia camera, perch per intere mezz'ore
non entr nessuna creatura. Mi aveva anche riempito altri due cristalli.
Gliene regalai uno, sia pure a malincuore. Avevo cominciato a sentirmi
fastidiosamente in colpa per tutta quella storia, anche se lui non
aveva chiesto niente in cambio, a differenza di chiunque altro.
L'ultima volta mi destai al suono della sveglia. Era mattina e non eravamo
morti. La faccia di Orion, che non aveva dormito affatto, era smorta;
strinsi i denti e mi trascinai dolorosamente fuori dal letto. Sdraiati,
ci penso io gli dissi.
Pensi tu a cosa? chiese con uno sbadiglio enorme.
A questo risposi. In realt non si pu sostituire il sonno, ma mia
madre ha sviluppato una tecnica che usa sugli insonni gravi per indurre
il loro terzo occhio a chiudersi - s, be', non  una roba scientifica
- e che di solito li fa sentire meglio. Non sono capace di eseguire
bene la maggior parte degli incantesimi di mia madre, ma questo qui
 cos semplice che ci riesco. Orion si stese sul mio letto e io gli feci tenere
stretto il cristallo che gli avevo regalato, poi gli posai le mani sugli
occhi e i pollici tra le sopracciglia, quindi ripetei cantilenando la "ninnananna
dell'occhio interiore" per sette volte. Funzion, come sempre
funzionano le assurdit della mamma. Si addorment all'istante.
Lo lasciai dormire venti minuti, fino a che non suon la campana della
colazione, e lui si tir su con una faccia migliorata di almeno cinque
ore. Aiutami ad alzarmi dissi. Farsi un giorno di malattia qui dentro
 impossibile. Restare nei dormitori dalla mattina alla sera significa
solo che tutte le creature dei piani sottostanti, in arrivo per il banchetto
notturno, ottengono anche uno spuntino di mezzogiorno. Nessuno
rimane in camera a meno che non sia quasi morto comunque. Ci becchiamo
raffreddori e influenze di continuo, come si pu immaginare.
Siamo pi di quattromila, qui dentro, e all'inizio di ogni anno i nuovi
studenti portano con s un delizioso assortimento di virus e malattie
infettive provenienti da tutto il mondo. E anche dopo che quelli hanno
fatto il giro, in modo inspiegabile spuntano altri malanni. Magari
sono solo nefasti pi piccoli. Che pensiero carino...
Dal momento che ero davvero sfinita e stravolta, non avevo calcolato
l'effetto che avremmo fatto io e Orion uscendo insieme dalla mia camera
con l'aria sfinita e stravolta. Ma altri due ragazzi che erano rimasti
a letto fino alla campana uscirono nello stesso istante, e naturalmente
quando arrivammo in mensa, la notizia si era gi sparsa ovunque. La
portata del pettegolezzo raggiunse livelli tali che dopo colazione una
delle ragazze della cerchia di New York trascin da parte Orion pretendendo
di sapere cos'avesse in mente.
Orion,  una strega oscura la sentii dire. Stanotte  scomparso
Jack Westing, hanno trovato dei pezzetti delle sue scarpe fuori dalla
porta di quella l.  probabile che l'abbia ucciso lei.
Sono stato io, Chloe precis Orion. Lui era lo stregone oscuro. E
aveva ucciso Luisa.
La novit la distrasse abbastanza da farle abbandonare la predica
sugli orribili gusti di Orion in tema di ragazze, sicch alla fine della
giornata lui era rimasto l'unico a non sapere che ormai eravamo senza
ombra di dubbio una coppia, e per di pi una coppia di pazzi che avevano
passato la notte insieme. Era quasi divertente osservarne le conseguenze.
Ai ragazzi della cerchia di New York venne subito l'ansia: a
pranzo vidi gli studenti del nostro anno prendersi il tempo di andare
a riferire la cosa a quelli dell'ultimo, e nel frattempo alcuni tizi della
cerchia di Londra cominciarono a dirmi cose carine, tanto da rendere
subito evidente che si erano messi d'accordo.
Il senso della manovra era ovvio: se davvero Orion era innamorato
perso di me, io rappresentavo un'occasione per portarlo via. In pi,
avevo gi fatto capire alla gente di Londra che sarei stata interessata a
un invito. Senza chiederlo esplicitamente, certo, perch non desideravo
il rifiuto sprezzante che ne sarebbe derivato, ma avevo raccontato
in giro che mia madre abitava piuttosto vicino a Londra e menzionato
che io stessa stavo pensando di fare domanda presso la cerchia. Lo
stretto necessario per piantare un seme a scopi futuri, quando il diploma
avesse cominciato a incombere e io avessi dimostrato una qualche
potenza di fuoco. La gente  sempre pi incline a fare una proposta se
ritiene che verr accettata.
Di sicuro era assolutamente ridicolo che le persone coinvolte cominciassero
ad agitarsi o a corteggiare me per una relazione da terzo
anno che ipoteticamente durava da due giorni, ma sappiate che il livello
di idiozia collettiva riguardo a Orion era quello. Mi sarei divertita
anche di pi se la faccenda non fosse stata un reiterato promemoria
della scarsa considerazione in cui tutti tenevano la sottoscritta. E
se non avessi avuto ancora una ferita allo stomaco a malapena rimarginata,
cosa che inaspriva parecchio il mio umore.
Questo per non mi imped di sfruttare per l'intera giornata chi mi
offriva buoni posti e un briciolo di aiuto anche marginale. Per farcela
avevo bisogno di tutti. Nel corso del trimestre ero riuscita a portarmi
un po' avanti con il lavoro in modo da poter usare il tempo guadagnato
per ripassare in vista degli esami finali; adesso invece ero costretta a
sprecarlo restandomene tranquilla mentre tutti gli altri intorno a me si
rendevano potenziali alleati un po' pi interessanti. Non provai nemmeno
a fare i compiti in classe; mi limitai a risparmiare le energie, e
quella sera investii un briciolo di potere del mio cristallo in un 
incantesimo
di protezione estremamente robusto, dopodich crollai a letto
e dormii il sonno di chi ha Aegis, lo scudo di Zeus, appeso alla porta.
Il mattino dopo, la benda curativa si stacc, lasciandomi una cicatrice
quasi invisibile, un mal di testa persistente e molte elucubrazioni
sull'imminente scadenza relativa al corso di Tecnica. Se non porti a termine
per tempo un compito di Tecnica, alla scadenza prevista il lavoro
incompleto prende vita e ti viene a cercare con tutto il potere che gli hai
messo dentro. E se cerchi di aggirare il problema non mettendoci dentro
niente, o facendolo male, le materie prime che avresti dovuto usare
prendono vita singolarmente per aggredirti.  una pratica di insegnamento
piuttosto valida. Riceviamo un nuovo compito ogni sei settimane.
L'ultimo che ho avuto io quest'anno consisteva nella realizzazione -
a scelta - di un globo mesmerico da usare per trasformare un gruppo di
persone in una folla inferocita che si sarebbe fatta a pezzi da sola, o ancora
di un adorabile vermicello a orologeria che, strisciando nella mente
di una persona, ogni notte avrebbe rievocato i suoi peggiori incubi
uno dopo l'altro sino a farla impazzire, oppure di uno specchio magico
che avrebbe offerto al suo autore consigli e scorci di un possibile futuro.
Se riuscite a immaginare il genere di consigli che lo specchio avrebbe
dispensato a me, be', ci riuscivo anch'io. In pi, era almeno dieci
volte pi complesso da realizzare rispetto agli altri due. Ma se avessi
scelto di fare uno di quelli, alla fine sarebbe stato usato di sicuro. Se
non da me, da qualcun altro.
Avevo gi forgiato la cornice in ferro liscio e fabbricato la lastra posteriore
sulla quale avrei steso l'argento magico. Ma era prevedibile
che nei primi dieci tentativi o gi di l la colata d'argento mi sarebbe
venuta malissimo. In effetti, l'operazione avrebbe messo in campo
Alchimia e Incanti, oltre ad Artifici, e ogni volta che provi a incrociare
due o pi materie, la faccenda diventa molto, molto pi difficile, a
meno che naturalmente tu non ti possa procurare l'aiuto di uno specialista
di ciascun settore. Cosa che io non potevo fare.
Non fosse che quel giorno Aadhya mi accompagn di sua spontanea
volont gi in laboratorio dopo colazione e si sedette vicino a me
davanti a uno dei lunghi banchi da lavoro. Oggi sono troppo stanca
per concludere qualcosa, ma con questo non posso permettermi di rimanere
indietro le dissi, poi le mostrai il mio compito.
Uffa.  questo che hai scelto? comment lei. Gli specchi magici
sono per gli studenti di Artifici dell'ultimo anno.
Gli altri che ho avuto erano peggio replicai, senza specificare come.
Avrei potuto preparare quel globo della follia in una sola lezione con
una manciata di vetri rotti. Ah, forse avrei anche avuto bisogno della
linfa vitale di uno dei miei compagni, ma chi sono io per fare la schizzinosa?
Tu su cosa stai lavorando?
Il suo compito consisteva in un porta-scudo protettivo personale: si
tratta di un amuleto che ti metti al collo o ti leghi al polso. Gli fai un incantesimo
di protezione, dopodich sei in grado di fare altre magie con
entrambe le mani invece di averne una impegnata a reggere lo scudo.
Estremamente utile e relativamente rapido, come lavoro; guardando
la sua cassetta degli attrezzi, notai che ne stava realizzando altri cinque
o sei, i cui pezzi di ricambio avrebbe senza dubbio barattato con la
massima efficacia. Certo, lei era una specializzanda in Artifici, per...
Mi guard con gli occhi socchiusi e disse: La colata sarebbe molto
pi semplice con un artefice e un alchimista.
Non mi piace dover chiedere aiuto replicai. Il che era senz'altro
vero. Mancano meno di tre settimane alla fine dell'anno, sono tutti
indaffarati.
Forse potrei trovare un po' di tempo, se tu reperissi un alchimista
disse Aadhya, certo pensando che cos avrebbe avuto l'occasione
di lavorare con Orion. E se fossi disposta a farmi usare lo specchio.
Tutte le volte che vuoi! esclamai. Era uno splendido accordo, e in
effetti avrei dovuto trovare qualche altro sistema per ripagarla, oppure
fare in modo che ce l'avesse con me, perch quasi sicuramente dopo
la prima volta non le sarebbe piaciuto usare lo specchio, a meno che
non ne uscisse uno di quelli che ti spingono a credere che tutte le tue
idee sono geniali e che tu sei bellissimo e intelligentissimo finch non
precipiti nella rovina totale.
Naturalmente mi restava ancora da chiedere l'aiuto di Orion, cosa
che a malincuore feci a pranzo. Pensavo fosse meglio cogliere al volo
l'opportunit prima che finisse per scoprire che a detta di tutti stavamo
insieme e cominciasse a evitarmi invece di continuare a fare il mio
cavaliere dalla scintillante armatura: il giorno prima, brontolando, a
ogni pasto era venuto a vedere come stavo e si era lasciato trascinare
al mio stesso tavolo da Aadhya e Ibrahim a turno. La cosa era decisamente
fastidiosa, tanto che permisi a Ibrahim di tormentarlo per quasi
tutta la cena: fu un fuoco di fila. Non riesco ancora a credere che tu
abbia ucciso un mangia-anime da solo, e Come agonista, preferisci
l'argento o l'oro? Mi interessa molto la tua opinione eccetera... solo
che il culto fanatico dell'eroe era ancora pi fastidioso, perci alla fine
scattai e dissi a Ibrahim di chiudere il becco e smetterla di comportarsi
da stalker delle celebrit, oppure di trovarsi un altro posto dove sedere.
Lui chiuse il becco, all'apparenza mortificato, ma cerc anche di
lanciarmi un'occhiataccia; io mi limitai a ricambiare lo sguardo, e sono
abbastanza sicura di avergli dato la forte impressione che un destino
mostruoso e terribile attenda chiunque susciti la mia ira. Sta di fatto che
trasal e finse di aver fissato il vuoto dietro di me fino a quel momento.
A scanso di equivoci, a pranzo feci in modo di sfiorarmi lo stomaco
con una smorfia ben visibile mentre facevo la fila in mensa, e come
previsto Orion pass davanti agli altri - se cos si pu dire, visto che le
ragazze alle mie spalle lo lasciarono subito andare con un brioso Fai
pure, Orion, non importa! quando lo chiese - e mi disse: Come va?.
Meglio, adesso risposi, il che era vero e avrebbe anche potuto essere
scambiato per civetteria dagli spioni pi avidi. Per sono rimasta
indietro nel corso di Tecnica. Aadhya ha detto che potrebbe aiutarmi,
ma ci serve anche un alchimista:  un progetto tridisciplinare.
Se lo trovate un invito troppo esplicito, be', sappiate che era lo stesso
per me. D'altra parte, non mi sembrava fossero richieste grandi finezze,
e in effetti non furono necessarie. Ti aiuto io disse subito Orion.
Grandioso! esclamai. Stasera dopo cena? Annu, e ancora una
volta non chiese niente in cambio, nonostante portasse molto opportunamente
altra acqua al mio mulino. Mi sentii al tempo stesso indispettita
e magnanima, cos aggiunsi Tra parentesi, il dolce di riso non
 grandioso per niente, invece, al che lui gir bruscamente la testa e
all'istante part all'assalto dei vermi appiccicosi in attesa nel vassoio...
Quando li infilzi con un cucchiaio, loro cominciano a ribollire e ti mangiano
met delle dita fino all'osso se non li scaraventi via abbastanza
in fretta, nel qual caso di solito finiscono addosso a una decina di studenti
della fila e attaccano subito a divorare la carne su cui sono caduti
e a dividersi in altri sciami brulicanti.
Orion riemerse dalla coda dieci minuti dopo che io ne ero uscita indenne,
con leggere volute di fumo grigio-azzurro al seguito e il vassoio
mezzo vuoto. Tutti quelli che si trovavano dietro di lui stavano
pian piano riapparendo, anche loro con scarsa variet di cibo, quindi
lo sterminio dei vermi doveva aver messo fuori uso gran parte del nastro
trasportatore. Che non sarebbe stato rifornito fino a che non fossero
passati gli ultimi studenti del nostro anno e arrivati quelli del secondo.
Dentro di me alzai gli occhi al cielo e quando si avvicin e mi
si sedette accanto, misi il mio cartone di latte di riserva e un secondo
panino sul suo vassoio: per una volta i rumori e lo scompiglio alle
mie spalle avevano reso pi facile sgraffignare qualche piccolo extra.
Sarah e Alfie mi avevano invitata al tavolo della cerchia di Londra.
Ma non ero cos idiota da scaricare Liu e Aadhya, quindi si erano parlati
un attimo in privato e poi erano venuti loro con me... Concessione
enorme, che d'un tratto mi portava a essere seduta a un tavolo incredibilmente
potente. Nkoyo, Cora e Jowani hanno una marea di conoscenze
tra gli altri studenti dell'Africa occidentale e di quella meridionale,
mentre Aadhya dispone di una valida schiera di alleati nel
corso di Artifici. Tutti loro sono nella migliore posizione possibile, se
si escludono i veri e propri appartenenti alle cerchie, e adesso gliene
avevo portati l due.
Poi Orion venne a sedersi di nuovo vicino a me - Aadhya si era accuratamente
tenuta un po' di spazio sulla panca per spostarsi in fretta
non appena lui si fosse avvicinato abbastanza da far capire le sue
intenzioni - e port le cose a un livello del tutto nuovo. La spiegazione
pi ovvia per chiunque ci stesse guardando era che dovevo aver
davvero ammaliato Orion, e adesso sfruttavo la situazione per crearmi
una base di potere tra persone che in precedenza mi tolleravano
a malapena, con il probabile intento di usare lui per farci entrare tutti
in una cerchia importante. E Londra stava apertamente dimostrando
interesse. Sarebbe stata proprio una magnifica strategia da parte
del mio io calcolatore.
Chloe e Magnus - di New York - si staccarono dalla fila giusto un
minuto dopo. Avevano cinque o sei dei loro soliti gregari intorno e altri
quattro in attesa, impegnati a tenere un tavolo di prim'ordine, ma
evidentemente i loro progetti cambiarono quando videro Orion di
nuovo seduto accanto a me. Si scambiarono un rapido bisbiglio, poi
ci passarono davanti e andarono a sedersi agli ultimi quattro posti del
nostro tavolo - due gregari agli angoli esterni, naturalmente - lasciando
che il resto della loro ciurma insicura proseguisse in ordine sparso
fino all'altro tavolo.
Sarah, mi passi il sale, per favore? chiese Chloe in tono soave, con
il quale intendeva "fottetevi, non permetteremo che Londra ci rubi
Orion", e subito dopo mi domand: Ti stai riprendendo, Galadriel?
Orion ha detto che Jack ti ha quasi uccisa.
Non avrei potuto chiedere di meglio. Peccato che in realt avessi solo
una gran voglia di rovesciare il mio vassoio sulla testa (che non se lo
meritava) di Orion, mangiare la faccia a Sarah, Alfie, Chloe e Magnus,
e magari dare fuoco a tutti e quattro. Nessuno di loro era l per me.
Chloe doveva aver chiesto a qualcuno come mi chiamavo. Nemmeno
Aadhya, Nkoyo e Liu erano l per me... Per ero abbastanza sicura che
se non altro mi avrebbero accettata al loro tavolo, da oggi in poi; avevo
dimostrato che quando ottenevo un vantaggio, pagavo i miei debiti,
ed erano tutte abbastanza intelligenti da apprezzare un'affidabilit
comprovata quasi pi di ogni altra cosa. Ma non appena Orion fosse
passato a pascoli pi verdi e meno-propensi-a-trasformarsi-in-brutale-malvagit,
anche loro sarebbero tornate a tollerarmi appena. E i
membri delle cerchie avrebbero messo bene in chiaro che ero solo una
merda sotto le loro scarpe e che ero stata fortunata ad avere un momento
in cui avevo potuto immaginare il contrario.
Me la cavo alla grandissima, grazie risposi, gelida. Tu sei Chloe,
giusto? Scusa, non credo che ci conosciamo.
Nkoyo mi lanci un'occhiata incredula dall'altro lato del tavolo -
non si snobbano quelli delle cerchie, e come si chiamano lo sappiamo
tutti - ma Orion sollev la testa di scatto e disse Scusami: questi
sono Chloe Rasmussen e Magnus Tebow, vengono da New York,
proprio come se ritenesse di dovermi presentare ai suoi amici. Ragazzi,
lei  Galadriel.
Lietissima cinguettai.
Alfie dovette prendere la mia risposta come un'indicazione del fatto
che preferivo Londra a New York, quindi si sporse verso di me con
un sorriso. Tu abiti vicino a Londra, El, vero? C' la possibilit che
conosciamo la tua famiglia?
Io sto fuori, in mezzo al nulla replicai impassibile, e mi fermai l.
Se glielo avessi detto, il nome della mamma lo avrebbero riconosciuto
senz'altro. Tutti loro. Ma sfruttare il suo nome mi attraeva ancor meno
che sfruttare la mia situazione di non-ragazza di Orion. Chiunque desiderasse
tanto essere amico della figlia di Gwen Higgins non desiderava
essere amico mio.
Cos trascorsi il tempo del pasto a comportarmi da maleducata con
alcuni dei ragazzi pi popolari e potenti di tutta la scuola, ignorando
loro per discutere dello specchio con Aadhya e Orion, e parlare latino
con Nkoyo. Avevamo fatto un ottimo scambio di incantesimi, qualche
giorno prima. Io le avevo dato una copia di quello per le fiamme letali.
Potrebbe sembrare esagerato, ma non  proprio un sortilegio per
far apparire delle fiamme mortali,  una versione in scala ridotta per
far apparire un fuoco magico. Quasi tutti adorano quegli incantesimi,
perch possono essere lanciati con successo praticamente da chiunque
e hanno esiti diversi a seconda dell'inclinazione personale e della
quantit di mana che ci si mette. Anche un bambino ancora maldestro
ne pu usare uno per accendere un fiammifero, e in seguito migliorare
il lancio. Oppure, se siete me, potete sempre risucchiare la forza
vitale di una decina di ragazzi e poi incenerire mezza scuola con voi
dentro. Utilissimo!
Ma per Nkoyo sarebbe probabilmente un incantesimo incredibilmente
utile, per generare un muro di fuoco, perch sent di dover ricambiare
nella stessa misura - io non obiettai - e mi offr di sceglierne
due. Tra quelli che aveva, optai per due sortilegi minori che quasi non
richiedevano mana: uno per estrarre acqua dalla sporcizia, cos non
sarei stata costretta ad andare fino ai bagni tanto spesso per rifornirmi,
e un altro che attira i tantissimi elettroni liberi nell'ambiente circostante,
producendo una scarica elettrica bella pesante. Non appena
ho visto la prima riga, ho capito che era in sintonia con la mia inclinazione
- immagino che sarebbe stato molto pratico a scopi di tortura -
e che in combattimento mi dar un po' di respiro, vuoi per scappare
vuoi per lanciare un incantesimo pi potente.
Devo essere praticamente l'unica della scuola a scambiare arcani
maggiori con arcani minori. La suddivisione  un po' vaga, in realt
non  una verit assoluta che impariamo a lezione, dipende da quello
che ne pensiamo noi, che li vediamo pi o meno potenti. Si pu discutere
fino a diventare blu per stabilire se un incantesimo di moderata
potenza sia maggiore o minore. E la gente lo fa! Ma i muri di fiamme
sono senza alcun dubbio arcani maggiori, mentre gli incantesimi
mana-economici per estrarre acqua e produrre scariche elettriche sono
senza alcun dubbio arcani minori, perci, dopo averli scelti, Nkoyo
ci aggiunse anche qualche magia da toeletta: i vari metodi per intrecciare
i capelli, per avere un pizzico di fascino, e un incantesimo deodorante
che presumo fosse un modo educato per alludere al fatto che
avrei anche potuto rischiare di lavarmi pi spesso. Non avevo bisogno
dell'allusione, lo sapevo gi, ma se la scelta  tra puzzare e sopravvivere,
scelgo comunque di puzzare. Qui dentro non avevo mai fatto
la doccia pi di una volta a settimana, e spesso anche pi raramente.
Se pensate sia per questo che non ho amici, sappiate che  un po'
la storia dell'uovo e della gallina: chi non ha abbastanza amici che gli
guardino le spalle non pu permettersi di essere ben curato, di conseguenza
gli altri capiscono che non hai abbastanza amici che ti guardino
le spalle, e questo li rende meno inclini a pensare che tu sia un prezioso
alleato. Ciononostante, nessuno di noi passa molto tempo sotto
la doccia, e quando vuoi fartene una, in genere chiedi di essere accompagnato
a qualcuno che come te ne ha chiaramente bisogno, e alla fine
tutto si riassesta. Ma nessuno lo chiede mai a me. In ogni caso, non mi
dispiaceva avere qualche risorsa in pi per sistemarmi, anche se non
ho il coraggio di provare quella magia del fascino o finir per ritrovarmi
una decina di deficienti che mi seguono dappertutto con sguardi
disperati, piagnucolando che anelano solo a potermi servire.
Tutte e due avevamo concluso la nostra transazione soddisfatte e
d'accordo sul condurre altre trattative in futuro. Ma Nkoyo non aveva
nessuna fretta di far incazzare Londra e New York, e neanche Aadhya.
Quando ignorai gli altri per parlare con loro, entrambe continuarono a
lanciare occhiate nervose ai ragazzi delle cerchie. Che abbastanza chiaramente
non sapevano proprio come comportarsi con me, che non gli
scodinzolavo davanti. Non gli piaceva, ovvio, ma seduto al mio fianco
c'era Orion, con la testa arruffata china sul piatto mentre trangugiava
il cibo extra che gli avevo dato.
Sarah e Alfie decisero di ripiegare sulla britannicit e l'affettazione,
vale a dire parlare in modo autocritico di quanto trovassero difficili
tutte le loro materie e di quanto fossero inadeguati, quando in realt
erano entrambi studenti di altissimo livello, proprio come ci si aspetta
da ragazzi preparati sin dalla nascita in una delle cerchie pi potenti
del mondo. Nel frattempo, Chloe aveva deciso di giocare in difesa e
tentava senza sosta di coinvolgere Orion in conversazioni riguardanti
esclusivamente tutte le cose divertenti che avevano fatto a New York.
Lui le rispondeva con aria assente, tra un boccone e l'altro.
Magnus non apriva bocca. Era evidente che non aveva la minima
formazione culturale nell'arte di mostrarsi freddamente educato di
fronte a chi si comportava male, e sono certa che non gli piaceva nemmeno
essere sempre il secondo violino nel suo stesso gruppo sociale:
non fosse stato per Orion, si sarebbe dimostrato lui il candidato ideale
per dominare il nostro anno. Mi accorsi che ribolliva di rabbia, ma
ero troppo occupata a ribollire di rabbia io stessa per curarmene. La
mia rabbia  un ospite scomodo, ama ripetere mia madre: arriva senza
preavviso e rimane a lungo. Avevo appena iniziato la routine del
respira-a-fondo-e-ritrova-il-tuo-centro per recuperare una pi ragionevole
condizione di civilt, convincendomi che dovevo proprio dire
qualcosa di garbato ai ragazzi delle cerchie presenti al tavolo, quando
Magnus raggiunse il suo limite di sopportazione e si sporse verso di
me. Allora, Galadriel disse, muoio proprio dalla voglia di saperlo...
Come avete fatto a tenere fuori i nefasti per tutta la notte?
Stava insinuando che avevo accalappiato Orion grazie a un qualche
incantesimo di protezione con cui potevo trasformare la mia camera
in un rifugio per scopate notturne, tutte cose che gli avevo offerto in
cambio delle sue attenzioni. Senza dubbio era una supposizione assolutamente
ragionevole. Che non mi rendeva certo pi gradita l'osservazione,
soprattutto perch era stata pronunciata a voce tanto alta da
essere sentita anche ai tavoli vicini. Mi arrabbiai di nuovo, cos lo guardai
dritto in faccia e sibilai (quando sono davvero arrabbiata, il mio
 comunque un sibilo, con o senza sibilanti): Non l'abbiamo fatto.
Frase che aveva tutta la forza della verit ma, venendo dalla mia
bocca, trasmetteva il convincente sottinteso che ce la fossimo spassata
insieme ai nefasti. Cosa che immagino Orion avesse fatto, in un certo
senso, quindi anche quello era vero. D'istinto tutti presero le distanze
da me, e Magnus, che aveva appena ricevuto un'intera dose della mia
versione arrabbiata proprio in mezzo agli occhi, impallid leggermente.
Fu un pasto davvero delizioso.
...
.
...
5. RAGNISIRENA.
...
.
...
Dopo il mio comportamento a pranzo, era molto probabile che i compagni
di cerchia di Orion lo avrebbero preso da parte al pi presto per
fargli un paio di prediche sul motivo per cui doveva smettere di frequentarmi,
cosa che forse gli avrebbe aperto gli occhi sul fatto che ci
frequentavamo.
Per quanto mi infastidisse, capii che il mio momento propizio stava
finendo e cos, mentre portavamo via i nostri vassoi, chiamai in disparte
Aadhya e le dissi: Possiamo fare la colata d'argento adesso, in
orario di studio?. Ho idea che abbia accettato soprattutto perch sentiva
che era il caso di assecondare un'evidente pazza furiosa. Orion
si limit a rispondere S, certo con un'alzata di spalle, quindi scendemmo
direttamente in laboratorio prima che qualche newyorchese
potesse intercettarlo.
Nel bel mezzo della giornata scolastica, andare di sotto  molto
meglio. Quasi tutti tentano comunque di evitare il laboratorio tecnico
quando manca cos poco alla fine dell'anno, ma almeno la scala e i
corridoi lungo il tragitto sono illuminati, e poi non eravamo gli unici
a trovarci l: in fondo all'aula, tre studenti dell'ultimo anno avevano
saltato del tutto il pranzo per proseguire in modo alquanto frenetico
il loro lavoro su una specie di arma, sulla quale probabilmente facevano
affidamento per il diploma.
Noi ci sistemammo a un banco verso la porta e Orion mi accompagn
fino all'armadietto dove custodivo il mio progetto - gli passai
la chiave e lasciai che fosse lui ad aprirlo; quello  sempre un brutto
momento - e dopo aver constatato che niente ci piombava addosso,
tirai fuori la cornice dello specchio e portammo gli altri materiali l
dove Aadhya aveva gi acceso il piccolo fornello a gas, operazione
che a me di solito richiedeva dieci minuti ogni volta.
Non si era mai data da fare per mettersi in mostra davanti a me, ma
la presenza di Orion era il solo stimolo che le serviva per esibirsi, e divenne
ben presto evidente che era anche pi brava di quanto mi fossi
resa conto. Non avrebbe usato dei veri e propri incantesimi, che le
avrebbero richiesto di impiegare il mana della sua riserva personale
(non  qualcosa che si fa in cambio di un semplice favore), ma si era
offerta spontaneamente di circoscrivere il perimetro, che  la parte difficoltosa
della colata. Predispose il riquadro di contenimento intorno
al bordo, e Orion mescol l'argento con tranquilla sicurezza, anche se
lavorava con un enorme assortimento di ingredienti spiacevolmente
costosi e difficili da rimediare, sostanze che nelle ultime settimane
avevo raccolto con attenzione dagli armadietti dei laboratori di Alchimia
- impresa divertente pi o meno come depredare le forniture del
laboratorio tecnico - e che lui maneggiava come se potesse semplicemente
prendere dallo scaffale un vasetto di tanaceto coltivato alla luce
lunare e un sacco di limature di platino ogni volta che ne aveva bisogno.
E forse era proprio cos.
Va bene. Orion, per favore versa l'argento proprio al centro, da pi
in alto che puoi disse Aadhya. Poi si rivolse a me con un tono da maestrina
che non sopportavo ma che dovetti mandare gi, e aggiunse: Tu
vedi di non inclinare la superficie pi di venti gradi, El. Devi mantenere
il flusso nel mezzo e fare in modo che si allarghi a spirale usando
la massima delicatezza. Ti dico io quando  pronto per l'incantesimo.
Per la maggior parte delle persone, spingere un incantesimo a penetrare
in una sostanza materiale - che a quel punto ne conserva la
magia e lo rende permanente anzich transitorio - rappresenta la parte
difficile del produrre un artificio, perch la realt fisica delle cose
oppone resistenza ai tentativi di manometterla, e quindi l'operazione
deve avere dietro una gran quantit di potere. Per me non era un
problema, ma le insidie si celavano sempre nei dettagli. Non appena
il mio incantesimo avesse toccato l'argento, infatti, quello avrebbe
cominciato a fare le prime bolle. E se l'argento si fosse indurito
con le bolle all'interno, poi non ci sarebbe stato nessuno specchio.
Avrei dovuto raschiare la cornice per ripulirla, radunare di nuovo
tutto l'occorrente e riprovarci senza questo bell'aiuto. Il modo giusto
di procedere  introdurre l'incantesimo nella materia pian piano
e senza soluzione di continuit;  cos che fanno i bravi artefici. Ma
bisogna avere la sensibilit necessaria per capire come stanno reagendo
le sostanze e la capacit di persuaderle ad andare avanti. E la
persuasione non  il mio forte.
Perci, invece di farlo cos, avrei aggredito il problema con il potere:
nello specifico, con un delizioso sortilegio che qualche stregone oscuro
romano aveva elaborato per ridurre in poltiglia un'intera fossa piena
di vittime ancora vive. Mi sembra evidente che lui avesse pi difficolt
di me a estrarre forza vitale dagli esseri umani. D'altra parte, il suo
maleficio era la miglior soluzione che avevo trovato per creare qualcosa
di simile a una camera a pressione. Era formato da centoventi righe
belle sostanziose di latino antico e richiedeva una scandalosa quantit
di mana, per dovevo pur fabbricare quello specchio in un modo o
nell'altro ed ero decisa a farlo come se fosse di una semplicit assoluta,
a beneficio di Aadhya.
Quando Orion fosse arrivato a scaricarmi, volevo uscire da questo
casino con qualcos'altro oltre alla generale nomea di essere un po' zoccola.
Aver fatto salire a bordo Aadhya come prima alleata sarebbe stato
utilissimo. Aveva una vasta rete di amicizie in tutta la scuola, una
combriccola eterogenea di americani, madrelingua hindi e bengalesi,
colleghi artefici, e l'aveva integrata con una rete ancora pi ampia di
persone disposte a collaborare con lei, come commerciante o come artefice.
L'anno prima aveva fatto da intermediario in un grosso affare
tra alcuni studenti di Alchimia appartenenti alle cerchie pi un gruppo
di artefici che conosceva e i ragazzi che si occupano in pianta stabile
di manutenzione e difesa: era per quello che il soffitto del grande
laboratorio di Alchimia era stato riparato in meno di un anno dopo
che Orion e la chimera ce lo avevano fatto crollare in testa. Se le avessi
dimostrato di poter essere quello che ci voleva per superare il diploma,
e lei avesse accettato un'alleanza e parlato bene di me, ci sarebbero
stati molti altri al corrente del fatto che non era stupida n disperata
al punto di mentire. E tutte e due avremmo di sicuro ricevuto inviti
per unirci a una squadra pi importante.
Quando Orion cominci a far scendere il rivolo, inclinai lo specchio
imprimendogli un movimento circolare perch l'argento scorresse
uniformemente tutto intorno. Aadhya mantenne il riquadro ben
pulito e aderente, senza permettere che ne uscisse una sola goccia,
e non appena anche l'ultima briciola di rosso spar - avevo dipinto
la superficie con la vernice rossa, in modo che fosse pi facile capire
quando la copertura era completa - disse:  pronto!. Rimisi lo
specchio sul basamento orizzontale e recitai la formula che lo avrebbe
reso magico - solo per fare questo ci and met cristallo - quindi
posai le mani alle due estremit dell'oggetto, delimitando lo spazio
tra l'una e l'altra. Mi schiarii la voce e mi preparai a lanciare l'incantesimo
di compressione.
E naturalmente fu proprio in quel momento che un tintinnio cristallino,
simile a quello di malinconiche campane a vento, risuon alle mie
spalle: un ragnosirena si era lasciato cadere su uno dei banchi metallici.
I tre tizi dell'ultimo anno in fondo dovevano averlo visto scendere:
stavano gi uscendo dalla porta con il loro progetto. Scaltri a non
avvertirci. Aadhya inspir bruscamente. Merda! esclam quando
esplose un secondo scampanellio metallico, non intonato al primo. Due
ragnisirena. Quella era una sfiga che aveva dell'assurdo: solitamente
non vedevamo ragnisirena per tutta la seconda met dell'anno, dopo
la loro seconda o terza muta; a quest'ora in genere erano di sotto, nel
salone dei diplomi, a tessere ragnatele e a mangiare i nefasti pi piccoli,
in vista del banchetto pi importante.
Mi preparai a voltarmi e a cambiare obiettivo - avrei accettato di dover
rifare lo specchio per non rimanere pietrificata da un canto di sirene
e farmi succhiare il sangue, sia pure molto lentamente e con delicatezza
- quando Orion afferr un grosso martello che qualcuno aveva
lasciato su un banco vicino, scavalc il tavolo dietro di noi e naturalmente
part alla carica, come suo solito. Aadhya lanci un urlo e si
tuff sotto, coprendosi le orecchie. Io mi limitai a stringere i denti e a
immergermi nel mio incantesimo mentre Orion e i ragnisirena rintoccavano
e risuonavano sferraglianti alle mie spalle, simili a sei organi
a canne che si schiantano.
La superficie dello specchio luccicava come olio bollente; la pressai
sino a renderla perfettamente liscia senza mai interrompere il mio salmodiare,
neppure quando la grossa zampa di un ragnosirena mi vol
sopra la testa, and a sbattere contro il muro, rimbalz e fin sul banco
proprio accanto a me che ancora si contorceva e ripeteva monotona
pezzetti di un canto di orrori soprannaturali eccetera. Ancor prima
che Orion concludesse la sua battaglia e tornasse indietro, barcollante
e ansimante, a chiedere Voi ragazze state bene? era tutto finito.
L'argento si era solidificato senza neanche una bolla, trasformandosi
in una lucida pozza di un nero verdastro che non vedeva l'ora di vomitare
lugubri profezie a dozzine.
Aadhya usc strisciando e tremando da sotto il tavolo per esibirsi
in totale sincerit nei suoi ringraziamenti di rito a Orion, mentre io
impacchettavo l'inutile specchio senza valore. Se non si appese al suo
braccio quando uscimmo dal laboratorio non fu perch non lo desiderasse.
Le va riconosciuto che riusc a ricomporsi a met della scala,
e a quel punto mi chiese: Puoi ottenere comunque un voto? Si 
deformato molto?. Tolsi la copertura per quanto bastava a mostrarle
la superficie dello specchio, e capii cosa sarebbe successo ancor
prima che aprisse la bocca per dire, ammirata: Non riesco a crederci.
Orion, cos'hai fatto a quell'argento per farlo indurire mantenendosi
cos liscio?.
Riportai lo specchio in camera mia e lo appesi a coprire un punto
particolarmente bruciacchiato che la fiamma in forma umana aveva
lasciato sulla parete. L'involto cadde a terra mentre lo agganciavo e,
prima che potessi risistemarlo, parte di un'orrenda faccia luminescente
affior dalle profondit vorticose dello specchio come se emergesse
da una pozza di catrame mulinante e in tono sepolcrale mi disse:
Salute, Galadriel, portatrice di morte! Seminerai collera e raccoglierai
distruzione, abbatterai le cerchie e spianerai le mura che danno rifugio,
scaccerai i bambini dalle loro case e....
S, vabb, roba vecchia replicai, e tornai a gettargli addosso le coperte.
Da l sotto, continu a borbottare per tutta la notte, scoppiando
di tanto in tanto in spettrali lamenti, accompagnati da smaglianti giochi
di luce viola e blu elettrico. Il dolore allo stomaco mi tenne sveglia
per assistere allo spettacolo. Gelai con lo sguardo i minuscoli nefasti
zampettanti sul soffitto; mi sentivo ignorata, sminuita. Al mattino, ero
cos furibonda che finii di lavarmi i denti, fare colazione e seguire le lezioni
di Lingue della giornata prima di reagire sgarbatamente a qualcosa
che Orion mi disse durante l'ora di Storia e solo allora mi accorsi
che era ancora l! Smisi di mangiarmelo vivo per il tempo sufficiente
a lanciargli un'occhiata di sbieco. Era impossibile che i suoi amici non
avessero ancora trovato un'occasione per scongiurarlo fino allo sfinimento
di scaricarmi. E quindi?
Nel caso ti faccia sentire meglio gli dissi stizzita mentre andavamo
a pranzo (era rimasto con me persino dopo la lezione), se mai dovessi
diventare una strega oscura, ti prometto che sarai il primo in assoluto
a saperlo.
Se avessi voluto diventare malvagia, a questo punto l'avresti gi
fatto, se non altro per non lasciarti aiutare da me ribatte lui con uno
sbuffo, frase... azzeccatissima, in effetti, tanto che scoppiai a ridere prima
di averne l'intenzione. Chloe e Magnus stavano arrivando in mensa
dalla parte opposta proprio in quel momento, e tutti e due mi guardarono
con l'espressione arcigna e indignata che in genere si riserva a
un esame finale particolarmente crudele.
Orion, speravo proprio di beccarti disse Chloe. Ho qualche problema
con la mia pozione per concentrare l'attenzione. Potresti dare
un'occhiata alla formula nella pausa pranzo?
Certo rispose Orion. Bella mossa. A quel punto potevo scegliere
se accodarmi a lui fino al loro tavolo tipo fidanzata a rimorchio o
fare quello che feci davvero, cio portare il mio vassoio a un tavolo
vuoto. Parlare con lui mi aveva distratto tanto da farmi scordare
anche di badare all'orario, perci ero in anticipo, e non c'era ancora
nessuno con cui potevo sedermi, almeno provvisoriamente. Posai il
vassoio al centro del tavolo vuoto - se non altro era un discreto posto
- poi controllai la parte inferiore e tutte le sedie, feci un piccolo
incantesimo di pulizia sulla superficie - c'erano alcune macchie sospette,
magari provenienti solo dal pranzo di uno studente dell'ultimo
anno, ma se l'incantesimo non fosse stato efficace, quelle macchie
avrebbero potuto essere segno di qualcosa di peggio - e bruciai
una piccola quantit di incenso, che forse avrebbe infastidito quello
che poteva annidarsi nel soffitto sopra la mia testa. Quando alla fine
mi sedetti, una volta completate le mie operazioni di disinfestazione,
altre persone stavano lasciando la fila, e tutte vedevano Orion da
una parte, al tavolo della cerchia di New York, e me dall'altra, seduta
a un tavolo per conto mio.
Mi ero sistemata con le spalle alla fila.  il modo pi sicuro - se non
hai amici - perch cos sei pi vicino alla folla di studenti in movimento
e hai una visuale migliore della porta. Cominciai risolutamente a
mangiare con il libro di latino aperto sotto gli occhi. Non avevo intenzione
di stare ad aspettare nessuno di quelli che negli ultimi giorni
avevo invitato a sedersi con me e Orion. Avrebbero deciso con la loro
testa cosa volevano fare. Era un bene che lui non fosse l con me, oggi:
avrei scoperto a che punto mi trovavo. Ne ero contenta.
Riuscii quasi a convincermene. Quasi. Non volevo l'aiuto di Orion,
non volevo che si sedesse con me, cos come non volevo che nessun
falsissimo leccapiedi si sedesse con me, proprio no, ma... non volevo
nemmeno morire. Non volevo che un succhiasangue mi saltasse addosso,
o che dal pavimento esplodessero delle spore anossifere, o ancora
che qualche schifezza strisciante mi cadesse in testa dai pannelli
del controsoffitto, perch  questo che capita a chi si siede da solo.
Negli ultimi tre anni avevo dovuto elaborare e studiare e pianificare
come sarei sopravvissuta a ogni singolo pasto qui dentro; e sono davvero
stanca di questa storia, stanca di tutti loro, che mi detestano senza
motivo, senza una sola colpa da parte mia. Non ho mai fatto del
male a nessuno di loro. Mi sono preoccupata e impegnata fino allo sfinimento
solo per non fare del male a uno qualunque di loro. In questa
scuola  durissima, sempre, e l'unica cosa che mi rendeva davvero
felice era avere tre volte al giorno una mezz'ora in cui potevo tirare
il fiato, in cui potevo fingere di essere come tutti gli altri, non una reginetta
di popolarit tipo appartenente a una cerchia, questo no, ma
una che poteva sedersi a un buon tavolo e predisporre un accettabile
perimetro di sicurezza, una cui altri studenti avrebbero fatto compagnia
invece di cambiare strada e andarsene nella direzione opposta.
E la ragione per cui oggi non avevo pianificato il mio pranzo stava
tutta nel fatto che Orion era arrivato l insieme a me, perci avevo
immaginato che avrei potuto fingere per un altro pasto, e quella era
stata una stupidaggine da parte mia. Me l'ero cercata. Se fossi rimasta
indietro e avessi aspettato, avrei potuto sedermi al tavolo di Liu,
di Aadhya, o a quello di Nkoyo. Forse. O forse anche loro avrebbero
fatto quello che fanno sempre gli altri quando mi vedono avvicinare:
invitare a sedersi il cane sciolto pi vicino cos da riempire ogni spazio
libero prima che arrivi io. E se l'avessero fatto, mi sarei cercata anche
quella, visto che il giorno prima avevo pensato bene di scontrarmi
con i ragazzi delle cerchie, neanche credessi di valere quanto loro.
Non  cos. Siamo in questo posto di merda insieme, certo, ma loro ne
usciranno. Sono imbottiti di potenti artefatti e dei migliori incantesimi,
si guardano le spalle a vicenda e si riempiono di potere l'un l'altro;
loro sopravvivranno, se non avranno "sfortuna". E una volta usciti,
potranno tornare nelle loro belle cerchie, tutte protette da mura di
incantesimi e nuove reclute ansiose a fare da sentinella, dove si pu
semplicemente entrare in camera e andare a letto senza dover passare
un'ora ogni sera ad aiutare la propria madre a disporre barriere intorno
alla iurta di una sola stanza perch non vi entri niente che faccia
a pezzi entrambe.
Avevo appena nove anni la prima volta che una creatura mi ha attaccato.
Di solito i nefasti non se la prendono con i maghi nel fiore
degli anni come la mamma, e di solito non se la prendono con quelli
piccoli perch non hanno ancora abbastanza mana. Per quella settimana
la mamma era stata ammalata; aveva avuto la febbre alta, e
quando aveva cominciato a delirare, qualcuno della comune l'aveva
portata all'ospedale, lasciandomi da sola. Mangiai gli avanzi freddi
della sera prima e mi rannicchiai nel nostro letto, cercando di cantare
le ninnenanne che la mamma mi cantava sempre per fare finta
che fosse l. Quando il grattare sulle barriere inizi, producendo
spruzzi di scintille che si levavano davanti all'entrata come avrebbero
fatto dei coltelli sull'acciaio, presi il cristallo che la mamma indossava
quell'autunno insieme al suo circolo. Mentre lo stringevo forte
tra le mani, il grattatore cominci pian piano a entrare, prima con le
dita, lunghe cose snodate, munite di artigli simili alle lame dei coltelli
da cucina.
Lanciai un grido quando le vidi sbucare. All'epoca, da qualche parte
dentro di me, avevo ancora l'idea che qualcuno sarebbe arrivato se
avesse sentito le mie urla. Ero una bambina cos incurante che tenevo
in conto solo se una persona piaceva - o pi spesso non piaceva - a
me; non mi ero ancora accorta che ero io a non piacere alle persone, e
di conseguenza non avevo capito che le persone cui non piacevo avrebbero
evitato di sedermi accanto perfino a un buon tavolo della mensa,
che mi avrebbero abbandonata, sola e affamata, in una iurta senza mia
madre, che non sarebbero mai arrivate a salvarmi anche se avessi urlato
in piena notte, alla maniera in cui pu urlare una bambina quando
un essere tutto lame si prepara ad attaccarla. Non arriv nessuno
neppure al mio secondo grido, lanciato nel momento in cui anche l'altra
mano del grattatore penetr all'interno contorcendosi, le dita che
aprivano a unghiate le barriere, come un topo che si introduce in un
sacco. E gli altri mi sentirono, so che mi sentirono, perch dall'entrata
potevo vedere le iurte sulla collinetta vicina e le sagome di un gruppo
di uomini e donne ancora svegli, seduti intorno a un fuoco.
Fu un bene che non li vedessi alzarsi e venire da me, perch ancor
prima che smettessi di gridare per la seconda volta e il grattatore riuscisse
a raggiungermi all'interno della iurta, avevo capito che ero sola
al mio tavolo e che solo io potevo salvare me stessa, perch non fregava
a nessun altro. Non lo sapevano, ma furono stupidi a fregarsene. Ed
ebbero la fortuna che avessi il cristallo della mamma, altrimenti sarei
andata a prendermi il loro potere direttamente alla fonte.
Non  difficile uccidere i grattatori, qualunque studente del primo
anno appena un po' dotato  in grado di farne fuori uno con l'incantesimo
di impatto che impariamo tutti gi al secondo mese di Scienza
dei Nefasti, ma io avevo nove anni e l'unico incantesimo con cui
avevo familiarit era quello per cucinare che usava la mamma e che
avevo imparato solo perch lo sentivo molto spesso. Avrebbe anche
potuto funzionare su un nefasto di categoria animale, ma i grattatori
non vanno bene per la cottura: sono quasi completamente di metallo.
Quel tipo di nefasto, poi,  opera di un artefice che, di proposito o per
sbaglio, ha dato a una delle sue invenzioni abbastanza cervello da voler
vivere; ecco quindi che la creatura se la svigna in autonomia e va a
caccia di mana, incrementando nel frattempo blindatura e armi. Una
tipica maga di nove anni in preda al panico che avesse lanciato un incantesimo
per cucinare contro un grattatore lo avrebbe scaldato per
benino e sarebbe morta infilzata da lame roventi invece che fredde. Io
consumai fino all'ultima goccia di potere contenuta nel cristallo e vaporizzai
del tutto la cosa.
La mamma torn poco tempo dopo. Lei non ama usare magia curativa
o farmaci per le malattie comuni; ritiene che essere malati faccia
parte della vita e che in genere basti concedere al proprio organismo
riposo e cibo sano, rispettandone i cicli, ma all'ospedale l'avevano
messa sotto flebo di antibiotici e solo nel cuore della notte si era svegliata
abbastanza da rendersi conto che io ero sola. Quando finalmente
si precipit alla iurta, mi trovavo all'esterno, attorniata da fiammelle
ancora fumanti. Il metallo del grattatore era tornato allo stato liquido
quasi subito ed era schizzato appena fuori; un lungo rettangolo di
materiale melmoso e screziato scendeva per la collina come una passerella
da cui si allontanavano rigagnoli gocciolanti, le felci in fiamme
ai margini della striscia di metallo fuso. Stavo urlando contro la massa
di uomini e donne arrivati solo alla fine e solo per evitare che il fuoco
si propagasse, dicevo loro di andarsene, che non mi interessava se
bruciavano tutti, che speravo morissero dal primo all'ultimo, e che se
qualcuno si fosse avvicinato a me, gli avrei dato fuoco con le mie mani.
La mamma si fece largo a spintoni e mi port dentro. Ero gi alta
quanto lei, e fu costretta a trascinarmi via. Pianse a lungo, stringendomi
forte tra le braccia bollenti e sudate mentre io scalciavo e la picchiavo
e lottavo per liberarmi, finch non mi arresi, scoppiai in lacrime
anch'io e mi aggrappai di nuovo a lei. Dopo che crollai sul letto,
sfinita, lei prepar un t, si riprese e mi fece addormentare cantando
un incantesimo che avrebbe reso l'intera faccenda simile a un sogno,
non proprio reale.
Ma fuori dalla nostra iurta c'era ancora una specie di marciapiede
fatto di grattatore bollito. Era reale eccome, era accaduto realmente,
e non smise di accadere neppure dopo quella volta, perch anche
a nove anni ero un gran bello spuntino per un nefasto affamato. Alla
fine dell'estate in cui compii quattordici anni, ormai i nefasti arrivavano
al ritmo di cinque per notte. La mamma aveva perso il suo aspetto
roseo e paffuto; le donne pi fastidiose della comune rimproveravano
lei perch non riposava abbastanza e sgridavano me perch le
ero pi di intralcio che altro, senza sapere che le cose stavano proprio
cos. Quando la mamma chiese di non mandarmi alla Scholomance,
si stava solo offrendo di farsi divorare prima di me.
Quindi non posso essere al sicuro. Non posso farmi un bel respiro.
Non posso nemmeno mentire a me stessa dicendomi che quando
uscir di qui star bene. Non star bene. La mamma non star bene se
rimango con lei, perch i nefasti non smetteranno di venire a cercarmi,
e io non piaccio abbastanza alle persone perch vengano ad aiutarmi
anche se grido. Quindi  inutile che mi disturbi a farlo, ma l in mensa,
in quel preciso momento, avevo voglia di salire sul tavolo e mettermi
a urlare contro tutti loro proprio come contro quei bastardi della
comune; avevo voglia di dirgli che li odiavo e che gli avrei dato fuoco
con piacere in cambio di cinque minuti di pace, e perch non avrei
dovuto, visto che loro, invece, sarebbero rimasti a guardarmi bruciare?
Era da quando avevo nove anni che avevo quell'urlo dentro, annodato
all'amore della mamma, l'unica cosa che lo teneva l, e che non bastava.
La mamma non bastava. Lei sola non poteva salvarmi, non ne
era nemmeno in grado; in compenso, qualche giorno di stupida finzione
mi aveva regalato la compagnia e l'aiuto di altre persone, quello
che mi serviva per sopravvivere, ed era durato abbastanza a lungo
da farmi dimenticare che non era reale.
China sul vassoio e sul mio libro, mentre lottavo per non mettermi a
urlare, con la coda dell'occhio vidi Ibrahim sedersi con un paio di amici
e lanciarmi un'occhiata: la sua bocca assunse per un attimo una piega
soddisfatta. Era contento che Orion mi avesse scaricato, e mi ero cercata
anche questa, no? Me lo ero cercato bacchettandolo, quel suo sorrisetto,
per... si fottesse. Sarah e Alfie, seduti a uno dei tavoli di Londra,
evitavano scrupolosamente di guardare dalla mia parte, neanche
fossi diventata invisibile.
E a quel punto Aadhya pos il vassoio di fronte a me e si sedette.
Per un istante non capii; mi limitai a fissarla come una stupida, e lei
disse: Ti andrebbe di scambiare il latte? La vaschetta pi bassa aveva
un'aria strana, sono rimasta alla larga.
Mi si chiuse la gola, bloccata per un momento da un nodo solido
come pane secco. Poi risposi: S, tanto ne ho in pi, e le offrii il mio
secondo cartone di latte.
Grazie disse, dandomi un panino in cambio. Liu si stava sedendo
accanto a me con una sua amica del corso di Scrittura. Due studenti di
manutenzione e difesa che venivano da Delhi e parlavano sia inglese
sia hindi si sedettero vicino a Aadhya, poi dissero un "ciao" che non
cercava di escludermi. Ricambiai il saluto e, non so come, il tono che
usai sembr normale alle mie stesse orecchie. Nel mentre, due ragazzi
relativamente sfigati che non conoscevo davvero ma che mi avevano
ospitato al loro tavolo la settimana scorsa - la settimana scorsa, era
stata solo una settimana? - passarono di l, esitarono, poi si avvicinarono
incerti, e uno chiese E occupato?, indicando la panca, e quando
scossi la testa, non scivolarono proprio fino a me, lasciarono un po'
di spazio, per mi si sedettero comunque vicino. Nkoyo disse Ehil
mentre transitava in compagnia di Cora e di un paio di altre amiche,
diretta a un altro tavolo.
Dovetti fare uno sforzo enorme per evitare che mi tremassero le mani
mentre mangiavo il panino, spezzandolo con cura in piccoli pezzi e
mettendo su ognuno una striscia sottile di formaggio spalmabile. Non
 che non capissi. Era stato proprio quello il mio obiettivo quando mi
ero assicurata di chiedere a Liu di sedersi insieme a me, quando avevo
invitato Aadhya a lavorare sullo specchio. Avevo dimostrato loro
che ero affidabile e che avrei condiviso tutta la fortuna che mi fosse
capitata con le persone che mi avevano gettato una briciola, e adesso
loro stavano dimostrando a me di essersene rese conto e di essere disposte
a gettarmi altre briciole. Era solo buonsenso da parte loro, anche
senza sapere che sarei stata attrezzata. Non era un miracolo, non
avevano deciso improvvisamente che gli piacevo. Questo lo sapevo.
Ma non avevo pi voglia di urlare, avevo voglia di piangere, come una
ragazzina del primo anno appena arrivata che gocciola lacrime e moccio
nel piatto mentre tutti al suo tavolo fingono di non accorgersene.
Riuscii a superare il pranzo senza rendermi troppo ridicola. Aadhya
chiese se poteva fare un salto a guardare lo specchio, e io le risposi che
poteva, certo, ma che secondo me era riuscito male, stregato. Ah, davvero? disse lei.
S, scusa confermai. Ieri notte ha continuato a dirmi cose senza che
gli avessi chiesto niente. Quando un artefatto prova di sua iniziativa a
fare qualcosa per te  segno chiarissimo che non ha a cuore i tuoi migliori
interessi. Anche Aadhya lo sapeva, e infatti parve scocciata - era comprensibile
- perch questo voleva dire che si era quasi fatta ammazzare
per un cazzo di niente. Per ho preso la zampa del ragnosirena aggiunsi;
l'avevo arraffata mentre uscivo dal laboratorio tecnico, pensando proprio
a questo momento. Credi di poterla sfruttare in qualche modo?
S, sarebbe perfetta disse Aadhya, rabbonita: gli scheletri di
ragnosirena sono ottimi per creare strumenti magici, se riesci a capire come
maneggiarli, cosa che forse per lei era naturale, vista la sua inclinazione.
Parlammo un po' di quello che poteva fare della zampa, e mi offrii
di eseguire la parte degli incantesimi al posto suo, cos saremmo state
pari. Poi io e Liu discutemmo delle nostre tesine, dato che seguiamo
entrambe l'indirizzo avanzato - nessuno vuole essere nei corsi avanzati
a meno che non punti a tenere il discorso di commiato; la scuola
ti ci inserisce contro la tua volont - e ognuna di noi doveva scrivere
venti pagine su un'antica civilt magica che, per un colpo di scena
particolarmente maligno, si esprimeva in una lingua che noi non conoscevamo.
Concordammo uno scambio: io avrei fatto la mia sulle cerchie
delle due dinastie Zhou e lei avrebbe svolto la sua sulla cerchia di
Pratishthana, traducendo le fonti principali l'una dell'altra.
Regolammo tutti il ritmo del pasto e riordinammo i nostri piatti nello
stesso momento, in modo che nessuno rimanesse seduto al tavolo
da solo. Mi sentivo ancora strana e un po' scossa dentro quando andai
a mettere il vassoio sul nastro trasportatore. Fui contenta di trovare
Ibrahim proprio davanti a me: gli fulminai la nuca con lo sguardo,
ripensando al suo sorrisetto. Desiderai con tutta me stessa essere di
nuovo arrabbiata, solo un pochino. Ma lui si volt a guardarmi mentre
si allontanava, e non sogghign affatto; anzi, sbianc in viso. Lo fissai
a mia volta, perplessa, e a quel punto Orion ficc il vassoio sullo scaffale
appena dietro di me e in tono seccato disse Ehi, cosa ti  preso?
Hai qualche problema con Chloe e Magnus o roba del genere?, proprio
come se si fosse aspettato che andassi con loro.
E forse era cos. Chi mai non si sarebbe seduto al tavolo di New York
se ne avesse avuto la minima possibilit? Che razza di sciocco non
avrebbe preferito quello allo starsene per conto suo? Ah, avrei dovuto
trotterellarti dietro? scattai di rimando. Scusa, non mi ero resa conto
di aver acquisito la qualifica di tirapiedi; pensavo che prima avrei dovuto
genuflettermi in modo adeguato. Dovresti avere un tesserino o
qualcosa del genere da distribuire alle persone. Potresti starle a guardare
mentre se lo contendono eccetera.
Mi sentii meschina come le mie parole. Orion fece una mezza rotazione
per spostarsi e guardarmi in faccia, l'espressione inferocita e sorpresa
al tempo stesso, le guance chiazzate di rosso sotto le macchioline
verdastre della roba con cui si era schizzato, forse all'ultima lezione
in laboratorio. Oh, vai all'inferno disse un po' roco, e si allontan in
fretta con le spalle curve.
Tra noi e la porta c'erano almeno cinque diversi capannelli di ragazzi,
e tutti si girarono verso di lui mentre li superava, speranza e calcolo
dipinti in viso. Ciascuno di loro risolveva le stesse equazioni che io
avevo in testa ogni singolo giorno, ogni singola ora, e siccome non erano
dei coglioni stupidamente testardi, erano felici di mostrarsi gentili
con Orion Lake in cambio di una possibilit di sopravvivenza; loro
s che avrebbero combattuto per avere l'occasione di fargli da tirapiedi.
Lui lo sapeva, eppure si era sforzato di fare amicizia con me, e se
non aspettava pi che mi trasformassi in una strega oscura significava
che quello che voleva davvero era... frequentare qualcuno che non
si inginocchiasse davanti a lui.
Il pensiero non mi piaceva; lo rendeva troppo corretto, e che diritto
aveva di essere anche corretto, oltre che un grandissimo eroe dalla
stupidit monumentale? Ma quella era pi o meno l'unica cosa che
avesse un senso. Ciondolare in mensa quando tutti gli altri si riversano
fuori  una pessima idea, e ciononostante  esattamente quello che
feci almeno per un minuto intero, fissandolo con i pugni stretti, perch
ero di nuovo fuori di testa, arrabbiata con lui, con Chloe e con ogni singola
persona che avevo intorno. Ero arrabbiata persino con Aadhya e
Liu, perch mi avevano fatto venire voglia di piangere solo per essersi
degnate di sedere al mio tavolo.
Poi lo seguii. Era andato verso le scale come tutti gli altri, ma invece
di salire in biblioteca come tutti gli altri, stava scendendo - da solo -
per fare qualche lavoro nel laboratorio di Alchimia o roba del genere,
come un pazzo. O come uno che preferirebbe essere aggredito dai nefasti
piuttosto che essere sommerso dalle smancerie. Digrignai i denti,
ma per quello non avevo soluzioni. Lo raggiunsi a met della prima
rampa. Posso farti presente che neanche quattro giorni fa mi hai
accusato di essere un serial killer? dissi. Sono pi che legittimata
a non aver afferrato che mi volevi seduta al tuo tavolo per pranzo.
Lui non mi guard e si spost lo zaino pi in alto sulla spalla. Siediti
dove ti pare.
Lo far replicai. Ma visto che te la prendi cos tanto, la prossima
volta ti dir in anticipo che non mi va affatto di sedermi insieme
ai tuoi compagni di cerchia.
A quel punto mi guard. Male. E perch?
Perch loro la vogliono, la genuflessione.
Le sue spalle cominciavano a essere meno curve. Si chiama "mangiare
tutti insieme" disse, allungando esageratamente le parole. Davanti
a un "tavolo". Sulle "sedie". Quasi tutti riescono ad arrivare alla
fine del pranzo senza trasformarlo in una dichiarazione di guerra.
Io non sono quasi tutti lo rimbeccai. E poi le disposizioni dei posti
sono una dichiarazione di guerra eccome, e se non te ne sei ancora
accorto, la cosa si fa parecchio imbarazzante. Credi che tutti cerchino
sempre di sedersi insieme a te per la tua personalit spumeggiante
o roba del genere?
Suppongo che tu ne sia immune disse.
Lo sono s, cazzo! esclamai, ma da sotto i capelli troppo cresciuti
lui mi sorrideva un po', esitante, e a quanto pare io stavo mentendo.
...
.
...
6. SPIRITO.
...
.
...
Non ho una visione ben chiara di come ci si comporti di solito con gli
amici, perch non ne avevo mai avuti, ma il lato positivo era che neppure
Orion ne aveva, perci ne sapeva quanto me. Quindi, in mancanza
di idee migliori, continuammo semplicemente a essere sgarbati
l'uno con l'altra, il che era facilissimo per me e una nuova, piacevole
esperienza per lui, in entrambi i sensi: sembrava proprio che la gentilezza
verso i comuni mortali gli fosse stata inculcata sin dalla pi tenera
et. Mi ci opporrei anche, per mia madre  abbastanza fissata
con le buone maniere mi spieg chiaramente il giorno dopo la cena,
mentre lo strappavo via dalle scale che portavano di sotto. Eppure glielo
avevo appena detto che era un coglione a tentare ancora di nascondersi
nei laboratori di Alchimia.
Anche la mia, ma con me non ha funzionato replicai, spingendolo
su, verso la biblioteca. Non mi interessa se ti piace stare curvo in
solitudine davanti al tavolo di un laboratorio come un demone necrofago.
Qui dentro mi toccano gi abbastanza incontri ravvicinati con la
morte senza dover creare altre opportunit.
A meno che tu non abbia un progetto specifico da fare - e parecchi
amici che ti guardano le spalle - in biblioteca ti imbuchi sempre volentieri,
anche perch  il posto pi sicuro di tutta la scuola. Le librerie si
innalzano ancora e ancora fino a sparire nello stesso buio che si trova
fuori dalle nostre stanze, quindi i nefasti non hanno alcuna possibilit
di entrare dall'alto. Non esistono impianti idraulici su tutto il piano
della biblioteca; se ti serve il bagno, devi scendere al piano della mensa.
Anche i condotti di ventilazione sono pi piccoli. L'aria  stantia e
sa di carta vecchia, ma  un compromesso che tutti noi siamo disposti
ad accettare. Passeremmo qui ogni minuto libero, peccato che nella sala
di lettura non ci sia spazio a sufficienza per tutti. Alla Scholomance 
difficile che si litighi sul serio - sarebbe stupido - ma di tanto in tanto
i gruppi che appartengono alle cerchie si azzuffano tra loro per un tavolo
o per uno degli angoli di lettura migliori, con divani bitorzoluti,
abbastanza grandi da dormirci.
Di sopra, sul soppalco, ci sono alcune salette di lettura, ma ognuna
 rivendicata da un cartello di due o tre cerchie pi ristrette, quelle che
non sono cos potenti da poter reclamare un buon settore della sala di
lettura principale, ma lo sono pi che abbastanza per tenere lontano
qualunque estraneo volesse intrufolarsi l. Nkoyo viene invitata piuttosto
spesso in una delle salette dai ragazzi di Zanzibar e Johannesburg.
Se non ti invitano, non vale la pena di andare lass; nelle rare occasioni
in cui non c' nessuno, il primo che arriva - quasi certamente in
compagnia di almeno tre tirapiedi - ti butta fuori, anche se c' spazio
in abbondanza. E per una volta non sono necessariamente io a essere
scacciata. Loro buttano fuori chiunque, per principio:  una risorsa
troppo importante per non sorvegliarla.
L'unico altro posto relativamente buono per lavorare  una delle
scrivanie singole infilate in mezzo e intorno alle scansie, solo che non
sempre rimangono dove dovrebbero. Puoi intravederne una che sbuca
da uno scaffale, il paralume verde simile a un faro, e nel tempo che ci
metti per arrivare alla corsia successiva, quella  gi sparita. Se invece
ne trovi una, ti ci sistemi per lavorare e poi ti appisoli sui libri, potresti
svegliarti in una corsia buia piena di vecchi rotoli di pergamena scricchiolanti
e volumi in lingue che non conosci nemmeno, circondato dalle
tenebre, e ti servir un bel po' di fortuna per trovare la via del ritorno
prima che qualcosa trovi te. La biblioteca  pi sicura, non sicura.
Sono riuscita pi o meno a impossessarmi di una postazione singola,
un vecchio catafalco di scrivania tutto segnato che deve essere
qui dalla creazione della scuola stessa.  incuneata in una rientranza
che non si vedrebbe mai se non si andasse fino in fondo alla corsia
degli incantesimi in sanscrito e si facesse il giro da dietro per passare
alla corsia successiva, che  quella degli incantesimi in inglese
antico. Quasi nessuno andrebbe per di l, e con buona ragione. Le
librerie tra una corsia e l'altra sono zeppe di rotoli decrepiti e tavolette
di pietra scolpita in una protolingua cos antica che nessuno la
conosce pi. Se mai ti capitasse di guardare troppo a lungo un brandello
di papiro mentre passi, la scuola potrebbe decidere che adesso
stai studiando quella lingua, e a quel punto ti sfido a capire gli incantesimi
che riceverai. C' chi finisce per strozzarcisi: te ne arriva
una decina di seguito, e non riesci a impararli abbastanza bene da
lanciarli, per poi ti accorgi all'improvviso di non poterli ignorare
per impararne di nuovi, neanche se provi a barattarli. Quindi, per il
resto della tua vita, avrai solo gli incantesimi che hai gi memorizzato.
E non  esattamente positivo sapere che forse il resto della tua
vita non durer a lungo, se sei obbligato a lavorare solo con gli incantesimi
del secondo anno. In pi, il percorso in questione passa
sotto uno dei ballatoi che collegano le diverse zone del soppalco, in
buona parte al buio.
 l che trovai la mia scrivania. Azzardai la scorciatoia l'anno scorso
perch avevo messo insieme un progetto speciale per conto mio:
analizzare i tratti comuni tra gli incantesimi vincolanti e coercitivi in
sanscrito, hindi, marathi, inglese antico e inglese medio. Lo so, tema
affascinante, ma in perfetta sintonia con la mia inclinazione, e per di
pi mi evitava di dover sostenere un esame finale di Lingue. In caso
contrario, mi sarebbero toccate cinque ore in un'aula piena di altri piacevolissimi
studenti del secondo anno che avrebbero fatto in modo che
fossi io a sedere nel posto peggiore. L'argomento, poi, mi quasi-garantiva
che l'anno seguente sarei stata assegnata al seminario di Lingue
protoindoeuropee, che comprendeva sempre almeno dieci partecipanti,
dimensioni ottime e salutari per un seminario avanzato a indirizzo
linguistico. Per servono una o due raccomandazioni, o pi precisamente
cinquanta, per ottenere il punteggio minimo con un progetto
come questo. E solo radunare i volumi di ogni lingua avrebbe richiesto
una buona mezz'ora della mia sessione di lavoro.
Non potevo tenerli e basta... cio s, potevo nasconderli in un angolo
buio, portarli nella mia stanza o dargli fuoco; qui non c' nessuno
che ti ferma alla porta o ti fa una multa per il ritardo. Ma se sei anche
solo un po' sbadato con un libro della biblioteca, la volta in cui lo
vorrai sar sparito, e col cavolo che lo ritroverai mai pi sugli scaffali.
Quindi io rimetto sempre tutto a posto, e fin dal primo anno mi sono
attrezzata con un piccolo taccuino dove ho scritto il titolo e il numero
di catalogo di ogni libro che mi  servito, oltre ad aver annotato in quale
corsia era, quante librerie dal fondo, quale scaffale da terra, quanti
volumi su ciascun lato dello scaffale e i titoli dei libri pi vicini. Per
quelli davvero preziosi, faccio persino un disegno del dorso con una
matita colorata. Grazie a questa accortezza, posso mettere le mani su
quasi tutti, e l'anno prossimo  probabile che sar in grado di vendere
il taccuino a uno studente di Lingue pi giovane appena prima del
diploma in cambio di un po' di mana. Ecco cosa vuol dire smazzarsi
un sacco di lavoro per conto proprio.
Prima di trovare la mia scrivania, per, voleva dire che per ciascun
saggio da scrivere dovevo correre quass ogni giorno dopo un pranzo
abbreviato, procurarmi i libri necessari, trasportarli tutti in un'aula
vuota del piano di sotto, farmi quaranta minuti di lavoro, trasportare
di nuovo i volumi di sopra e rimetterli a posto, e poi ripetere l'intera
operazione per poter lavorare altre due ore dopo cena. Nella sala di
lettura non avevo un posto che garantisse la mia sopravvivenza, neanche
ai tavoli pi schifosi, piazzati negli angoli bui, dove eri costretto a
usare il tuo mana personale per fare luce.
Era difficile procurarsi un saggio monografico che prevedesse libri
collocati in una sola corsia, o addirittura su un solo scaffale. Ma arrancare
fino al sanscrito, poi rifarsi tutta la strada tra le lingue indiane
moderne per arrivare alla corsia delle principali formule magiche,
quindi trascinarmi di nuovo fino all'inglese antico ogni singola volta
che dovevo lavorare un po' al saggio sarebbe stato decisamente troppo.
Preferii correre il rischio e fare il giro da dietro. In premio trovai la
mia scrivania. S,  sotto il ballatoio, ma ha una luce tutta sua che richiede
solo una minuscola goccia di mana per accendersi, e poi  in
ottime condizioni: di legno solido, con un ripiano bello ampio, pesanti
gambe scolpite e lati aperti, senza cassetti e quindi senza nascondigli
in cui potrebbe annidarsi qualche nefasto. Ed  abbastanza grande
per due. Solo che non ho mai avuto nessuno da invitare l.
Orion aveva sempre evitato la biblioteca come la peste per quello
che si rivel il motivo opposto: nel momento stesso in cui entrava nella
sala di lettura, met dei presenti - la met rivolta verso la porta - alzava
la testa e cominciava a invitarlo tra grandi sorrisi. Li vedevi guardarsi
intorno per scrutare gli altri studenti al loro tavolo ed eliminare
mentalmente i due pi deboli per sgombrare un paio di posti. Si fece
ancora pi curvo. Non lo criticai perch quel posto non gli piaceva, ma
gli diedi comunque uno spintone nella schiena perch era proprio un
impiastro. Piantala di comportarti come se qualcuno stesse per staccarti
la testa a morsi. Ti proteggo io, promesso aggiunsi. Per me era
una battuta, solo che quando ci addentrammo tra gli scaffali, tre persone
diverse provarono a seguirci con aria indifferente, e fui davvero
costretta a cazziare quei maniaci. Orion, al contrario, non fece niente.
Guarda che non ho intenzione di farti da buttafuori personale lo
avvertii quando finalmente ci liberammo anche della terza persona,
una tizia che non arriv a suggerire che Orion avrebbe potuto divertirsi
ancora di pi negli angoli bui delle scaffalature con due ragazze
invece che con una sola - unico motivo plausibile per cui se ne andava
in giro per la biblioteca con me, evidentemente - solo perch la interruppi
prima che si spingesse fino a quel punto. Puoi trattarle male
da solo, le tue groupie.
Ma tu sei cos brava osserv l per l. Poi si corresse: No, mi dispiace,
 solo.... La sua voce si affievol per un istante, quindi disse:
Me lo aveva chiesto Luisa. Tre giorni prima....
Prima che Jack la facesse fuori completai. Lui annu. Perci da
allora hai deciso che  tuo obbligo morale elargire i tuoi straordinari
favori a chiunque lo chieda? Non so proprio dove trovi il tempo.
No! Mi fulmin con lo sguardo.  che mi ero arrabbiato e l'avevo
mandata a quel paese, e poi lei  morta, e io non sapevo neanche
come. Pensavo che, quando  successo, forse ha creduto che non arrivassi,
che la lasciassi nelle mani di quello che era perch ero ancora
arrabbiato. Lo so che  stupido aggiunse. E stupido lo era eccome,
soprattutto perch si incolpava per qualcosa di completamente
sbagliato. Per me era lampante, e lui se ne accorse. Cosa c'? chiese
in tono bellicoso.
Avrei potuto non dirglielo. Immagino che sarebbe stato un bel gesto.
E invece gli spiegai: Luisa  morta perch, quando tu non ci sei stato,
ha cercato qualcun altro che ci stesse, e Jack ha accettato la proposta.
Lui mi fiss, inorridito. Gli serviva una specie di consenso per estrarre
potere da un altro mago. Quasi tutti gli stregoni oscuri lo fanno.
Orion parve nauseato. Non parl per il resto del tragitto fino alla
mia scrivania. Non sbuc nessun altro a infastidirci, e il cammino fu
molto pi breve del solito. In genere devo fermarmi a leggere il dorso
dei libri ogni tre scaffali, tanto per sincerarmi in modo un po' ipocrita
di andare nella giusta direzione, e controllare le luci. Quello  un altro
scherzetto che la scuola adora. In alto non ci sono lampadari o plafoniere
su cui montare una lampada, perci le corsie sono illuminate
da esili scintilli di mana che fluttuano nell'aria. Sia pur malvolentieri,
ti aiutano a leggere il dorso dei libri, ti ondeggiano persino intorno
se voli fino a uno scaffale - o ti ci arrampichi, per quelli di noi che non
hanno mana da sprecare saltabeccando come cavallette giganti - ma
se non li usi attivamente, si affievoliscono con tanta delicatezza che
non te ne accorgi finch non stanno per sparire e, a quel punto, devi
farti luce da solo, perch quelli si spengono davvero se continui, e anche
se fai dietrofront. Ma con Orion che camminava insieme a me, rimasero
tutti abbastanza luminosi da permettermi di dare solo una rapida
occhiata ogni tanto, giusto per assicurarmi che stessimo sempre
andando nella direzione giusta.
Davanti alla mia scrivania c'era persino una seconda sedia che lo
aspettava. Orion si sedette senza nemmeno uno sguardo - figurarsi
due - e cominci subito a disfare lo zaino. Tirai un calcio alla sua sedia
e mi feci aiutare a passare in rassegna gli scaffali dietro di noi, a illuminare
per bene le pareti della rientranza e le gambe della scrivania,
a scostare quest'ultima dal muro e poi spingerla di nuovo al suo posto.
No, sul serio, siamo in biblioteca! esclam alla fine, esasperato.
Mi dispiace, ti sto annoiando con i miei accorgimenti elementari?
lo rimbeccai. Non siamo tutti eroi invulnerabili.
S, ma non vuole nemmeno dire che devi essere una pazza paranoica
ribatt. Insomma, quante volte sei stata attaccata?
Nell'ultima settimana? Posso contare anche lo stregone oscuro che
mi hai aizzato contro? risposi, incrociando le braccia.
Fino alla fine dei tempi, evidentemente. Alz gli occhi al cielo.
Quante volte sei stata attaccata prima di quella? Cinque? Sei?
Lo fissai. Alla settimana, forse.
Lui mi fiss di rimando. Eh?
Mi attaccano due volte alla settimana, se sto attenta dissi. Se non
stessi attenta, mi attaccherebbero cinque volte pi spesso. Sono il tiramis
del corso, idiota. La sfigata con un bel secchio di mana che 
costretta a passare tutto il tempo da sola. E anche se non lo fossi, sappi
che la maggior parte della gente che c' qui viene attaccata almeno
una volta al mese.
Non  vero replic, deciso.
S che  vero dissi io.
Lui si tir su la manica per mostrarmi un artefatto che portava al
polso, un medaglione rotondo con il cinturino di pelle, cos simile a un
orologio da passare inosservato a una prima occhiata. Avrebbe potuto
esibirlo in una qualunque via affollata di profani e nessuno avrebbe
battuto ciglio. Lo apr facendolo scattare, ed era sempre un orologio,
tranne per il fatto che, attraverso numerose finestrelle rotonde ritagliate
sulla superficie, si riusciva a vedere l'interno, dove giravano almeno
sei strati di minuscole ruote dentate, tutte di metalli diversi, i cui
diversi bagliori passavano da verde al blu al violetto. Ricevo un avviso
se qualcuno della cerchia  nei guai, e in questo momento qui ci
sono altri undici ragazzi di New York.
Ah, bene, allora quelli della tua cerchia non vengono attaccati una
volta al mese commentai. Rango e potere hanno i loro privilegi. Sono
sconvolta. Usate tutti quel coso per condividere il mana? Lo osservo
mentre lui lo richiude di scatto: il coperchio presenta la raffinata incisione
del cancello di ferro di un parco con dietro una serie di linee disposte
a raggiera cui sono attorcigliate le lettere "NY" in caratteri elaborati.
Credi che i nefasti facciano distinzioni? replic. Credi che gli
interessi?
Credo che scelgano l'obiettivo pi facile da raggiungere, e non 
mai uno di voi. La tua socia Chloe ha amici che si offrono di assaggiare
il suo cibo e di rifornirla di tutto. Quando lavora a un progetto, pu
ricevere l'aiuto che chiede dai migliori studenti di qui, e non  costretta
a ricambiare il loro aiuto. Deve avere due ragazzi che la riaccompagnano
in camera sua la sera, quando finalmente lascia il posto riservato
in pianta stabile che ha sul divano l dentro. Con uno scatto del
mento indicai la sala di lettura. Tu hai uno spartisci-potere e forse...
Allungai la mano verso il fondo della sua camicia e lo rialzai sopra la
fibbia della cintura, che - avete indovinato - era un porta-scudo assolutamente
di prim'ordine, simile a quelli che stava fabbricando Aadhya,
solo che al confronto i suoi erano l'equivalente di un lavoretto
artigianale eseguito da un bambino di cinque anni.
Balz indietro con un piccolo strillo, tentando di afferrarmi la mano
come se pensasse che volevo provarci, ma io avevo gi lasciato ricadere
la camicia. Ridacchiai e schioccai le dita verso il suo viso per farlo
saltare indietro di nuovo. Te lo sogni, figlio di pap. Non sono una
delle tue groupie.
Gi. Non me ne ero accorto replic lui, ma arrossendo al tempo
stesso.
Cominciai a lavorare al mio saggio di Storia e alle traduzioni che
avrei fatto per quello di Liu. Sono molto concentrata quando studio,
perci non prestai grande attenzione a Orion una volta iniziato. Soprattutto
perch non potevo nemmeno ridurre il numero di verifiche
del perimetro che eseguo di solito. Lui non le faceva proprio. Dopo
aver finito un primo abbozzo del mio lavoro e la prima traduzione, mi
interruppi e mi alzai per fare un po' di stretching: permettere ai propri
muscoli di irrigidirsi su una sedia  un'altra pessima idea. E allora
notai che se ne stava semplicemente seduto l a fissare la stessa pagina
del suo compito di laboratorio. Cosa c'?
Credi davvero che gli altri studenti vengano attaccati molto pi
spesso? chiese all'improvviso, quasi ci avesse rimuginato su per tutto
il tempo.
Non sei poi cos sveglio, eh? risposi, parlando dalla posizione del
cane che guarda in basso Perch pensi che la gente voglia far parte
delle cerchie, tanto per cominciare?
Quello succede fuori obiett lui. Noi siamo qui dentro. E tutti
hanno le stesse possibilit...
Si volt a guardarmi a met frase, e il mio sguardo da sotto in su gli
fece perdere il filo e ascoltare davvero le fesserie ripetute a pappagallo
che uscivano dalla sua bocca. Si interruppe, di nuovo infelice come
si meritava. Gli rivolsi il sogghigno che si era guadagnato, mi alzai e
cominciai a fare plank. Giusto. Quindi Luisa aveva le stesse possibilit
di Chloe.
Luisa  rimasta fregata! esclam Orion. Lei non sapeva niente,
non era preparata a tutto questo. Ecco perch la proteggevo tanto. Ma
non  la stessa cosa.
Bene. Credi che io abbia le stesse possibilit di Chloe?
Non ci credeva neanche lui, ed evidentemente la cosa lo faceva incazzare.
Distolse lo sguardo e disse: Le tue possibilit le stai mandando
a puttane da sola.
Mi alzai in piedi e replicai Vaffanculo, allora, e stammi lontano,
la gola che si stringeva intorno a quelle parole.
Si limit a sbuffare senza nemmeno voltarsi a guardarmi, quasi pensasse
che stavo scherzando. S, certo, come no. Tu mi parli appena, e
io ti ho salvato la vita cinque volte.
Sei volte lo corressi.
Non ha importanza replic. Lo sai che negli ultimi tre giorni
tutti quelli che conosco, ma proprio tutti, hanno provato a dirmi che
devo guardarmi da te perch sei una strega oscura? Ti comporti come
se lo fossi.
Non  vero! esclamai. Jack si comportava da stregone oscuro. Gli
stregoni oscuri sono sempre mooolto gentili.
D'accordo, allora, perch nessuno accuser mai te di gentilezza.
Torn a chinarsi sui suoi libri, ancora imbronciato; non si era neppure
accorto che stavo per dargli una botta in testa. E avrei voluto ancora
dargli una botta in testa, avrei voluto urlargli che non dovevo fare
proprio niente per indurre la gente a credermi malvagia, non l'avevo
mai fatto... Solo lui non lo aveva creduto. Lo aveva pensato solo quando
io stessa gliene avevo dato ottimi motivi, e per di pi era l, seduto
alla mia scrivania, a parlare con me come se fossi una persona, e non
volevo che finisse tutto. Cos, invece di dargli una botta in testa, mi limitai
a concludere il mio saluto al sole, poi tornai a sedermi e andai
avanti con il mio saggio.
Quando suon la campana che avvisava del prossimo coprifuoco e
noi due impacchettammo le nostre cose, Orion disse in tono esitante:
Vuoi tornare dopo colazione, domani?.
Alcuni di noi non possono permettersi di appaltare i propri turni
di manutenzione e difesa risposi, ma la rabbia se ne era andata. Chi
 che fa i tuoi?
Io non ho nessun turno disse lui con assoluta sincerit, sembrando
solo perplesso quando gli lanciai uno sguardo. Abbiamo tutti dei
turni di manutenzione e difesa, una volta alla settimana; non te li evita
nemmeno essere il figlio della futura Domina di New York. Ti evita
solo di farli di persona. In genere i ragazzi delle cerchie si mettono insieme
a gruppi di dieci e barattano tutti i loro turni di manutenzione
e difesa con un unico studente, promettendogli in cambio che al momento
del diploma potr unirsi a una delle loro alleanze. Per quanto
sia del tutto ufficioso, noi lo chiamiamo "corso di manutenzione e difesa",
ed  uno dei modi pi affidabili per entrare in una cerchia dopo
il diploma. In effetti, le cerchie sono ben liete di ammettere chiunque
sia disposto a svolgere il lavoro di merda, nel vero senso della parola,
e i ragazzi che si occupano in pianta stabile di manutenzione e difesa
escono da qui con un'esperienza pratica nel rattoppare lo stesso tipo
di infrastrutture usate dalle grosse cerchie.
Per questo  anche uno dei modi migliori per morire. I ragazzi di manutenzione
e difesa finiscono per saltare almeno met delle loro lezioni,
il che li porta sempre sull'orlo di una pericolosa bocciatura, e in pi si
perdono gran parte della teoria e degli incantesimi avanzati. Ma soprattutto
loro sono quelli che devono entrare nelle stanze con gli strani buchi
nei muri, con le tubature che perdono, con le lampadine bruciate; posti
dove le protezioni sono traballanti ed  pi probabile che si infiltrino i
nefasti. E non puoi mica arruolarti a manutenzione e difesa e poi saltare i
tuoi turni. Se non porti correttamente a termine il turno entro la settimana
in cui  fissato, non sei ammesso in mensa finch non lo hai finito. E
se non fai il turno di altri compagni come hai promesso, saranno loro a
non poter entrare in mensa, ed ecco perch tutti o quasi gli appartenenti
alle cerchie tengono d'occhio con molta attenzione i loro piccoli aiutanti.
Sar stato qualcun altro di New York a prendere accordi per te, e tu
neanche lo sai dissi. Che tristezza, Lake. Almeno ogni tanto ringrazialo,
quel povero ragazzo. Povero ragazzo, ah ah. Avrei scelto manutenzione
e difesa io stessa, e in un batter d'occhio: tanto ho gi un
bersaglio gigantesco appiccicato alla schiena. In realt, la concorrenza
per quell'indirizzo  piuttosto agguerrita, e io ho dovuto lasciar perdere
gi dopo quindici giorni: non riuscivo a trovare un membro di una
cerchia che mi ingaggiasse. Non volevano nemmeno parlarmi, quindi
non avevo molte occasioni per arruffianarmeli. A essere onesta, per,
la mancanza di occasioni non era il mio solo ostacolo, in quel caso.
Orion arross. Cosa devi fare per il tuo turno?
Pulire i laboratori risposi. I turni di pulizia dei laboratori alchemici
sono schifosi quanto ogni altro turno di manutenzione e difesa, ma
non esiste niente di peggio che tentare di rabberciare il buco di una parete
o di riparare un incantesimo di difesa. Una volta dovevo sistemare
la copertura sfilacciata sul condotto di aerazione di una delle aule
per seminari, vicino al laboratorio tecnico.
La protezione si era assottigliata cos tanto che c'era un vero e proprio
branco di zampettatori che aspettava solo di attraversarla. Vi avevano
gi spiaccicato contro quelli in prima fila, riducendoli in poltiglia: cinque
o sei paia di occhi rotondi da lemure mi fissavano pieni di desiderio famelico,
sbavando dalle bocche fitte di denti sottili come aghi. La cosa fin
per stufarmi, cos sprecai un pizzico di mana per ricacciarli fisicamente
nel condotto, abbastanza lontano da non doverli vedere finch non avessi
creato e intrecciato in posizione il nuovo incantesimo di sbarramento.
Le pulizie non sono cos pericolose, nemmeno nei laboratori. Possono
esserci residui di acido o di veleno da contatto o di qualche sostanza
alchemica indefinita, ma quelli non sono difficili da scoprire.
Molti non ci badano affatto, si limitano a riempire un secchio di acqua
saponata, schiaffare un incantesimo di animazione su alcuni stracci e
uno spazzolone, ficcarli dentro e sorvegliare l'operazione dalla porta.
Ma se non sono proprio stanca morta, io faccio tutto a mano. Nella
comune facevamo manutenzione tutti quanti a turno, e mia madre
non permetteva che usassi la magia, quindi con uno spazzolone e un
secchio ci so fare. All'epoca mi seccava. Adesso significa che da questa
cosa posso ricavare un po' di mana invece del contrario, e ogni tanto
mi capita anche di trovare del materiale utilizzabile in mezzo alle rimanenze.
Non  comunque un grande spasso, sia chiaro.
Io vengo con te disse Orion.
Tu cosa? mi meravigliai, poi scoppiai a ridere quando mi resi conto
che non scherzava; chiunque avrebbe pensato senz'altro che fosse
innamorato. Non sar io a fermarti.
Il suo aiuto abbrevi il mio turno, cos trascorremmo il resto del fine
settimana insieme, in biblioteca. Devo confessare che mi diede un bel
po' di meschina e oggettivamente stupida soddisfazione il modo in cui
l'intera cricca di New York mi guardava ansiosa ogni volta che passavamo
davanti al loro angolo in sala di lettura, diretti o provenienti dalla
mensa. Lo sapevo bene. Avrei dovuto essere gentile con tutti loro.
Io e Orion non stavamo insieme, certo, ma lui era davvero mio amico;
non era solo un'illusione passeggera. Quindi avevo un potere reale agli
occhi dei newyorchesi. Se mi avessero accolta tra loro, non avrei pi
avuto bisogno di trovarmi altri alleati. Avrei potuto zompare su uno
di quegli spartisci-potere, scivolare fino ai cancelli e attraversarli difilato
come se avessi dei pattini da ghiaccio. Sospettavo che non avrei
dovuto nemmeno strisciare, solo rendermi ragionevolmente civile.
Per non lo feci. Non incoraggiai nessuno degli studenti delle cerchie
che continuavano a sviolinarmi; li snobbai tutti e basta. E senza
neanche molta discrezione. Sabato sera, mentre andavamo a lavarci i
denti, Aadhya mi chiese con una certa esitazione: El, hai un qualche
tipo di piano in corso?.
Capii all'istante cosa intendeva, ma non dissi niente: non avevo voglia
di sentirmi parlare in modo sensato del mio comportamento insensato.
Dopo un attimo di silenzio, Aadhya disse: Fa lo stesso. Io
ero molto popolare a scuola, all'esterno. Calcio e ginnastica, un milione
di amici. Ma un anno prima dell'Iniziazione, mia madre mi ha fatto
sedere e mi ha detto che qui sarei stata una fallita. Non era un avvertimento
tipo "sii pronta se dovesse succedere". No, me l'ha proprio
detto chiaro e tondo.
Tu non sei una fallita obiettai.
S, invece. Lo sono perch devo pensare in continuazione a come
uscir di qui. Ci resta un anno, El. Sai bene come sar il diploma. Quelli
delle cerchie sceglieranno i migliori di noi. Distribuiranno scudi e
spartisci-potere, scaglieranno una lancia temporale o daranno vita a
un confinatore, poi sfrecceranno dritti fuori dai cancelli, e i nefasti verranno
a cercare tutti gli altri. E in uno scenario del genere, a noi non
va di essere "tutti gli altri", no? In ogni caso, tu cosa farai, dopo? Andrai
a vivere in una capanna sulle Montagne Rocciose?
In una iurta nel Galles borbottai, ma aveva ragione lei, ovviamente.
In effetti la sua era una descrizione nel dettaglio di quello che avevo
pianificato, con una sola, fondamentale eccezione. Loro non vogliono
me, Aadhya. Vogliono Orion.
E allora? Sfrutta la situazione finch puoi replic. Guarda, questo
te lo dico solo perch mi hai fatto un favore, e perch penso che
tu sia abbastanza intelligente da capirlo, quindi non arrabbiarti: tu allontani
la gente.
Ma non te? chiesi, cercando di sembrare indifferente quando non
lo ero affatto.
No, non me la sono schivata neanch'io rispose. Solo che, oltre al
resto, mia madre mi ha detto di essere cortese con gli emarginati, perch
 sciocco chiudere delle porte, e diffidente nei confronti di chi 
troppo gentile, perch da te vuole pi di quanto dia a vedere. E aveva
ragione lei. Jacky W si  rivelato Hannibal Lecter, e tu cos tosta che
molleresti New York e Londra per restare con me solo perch non ti ho
fregato negli affari, non del tutto. Si strinse nelle spalle.
Eravamo davanti ai bagni a quel punto, quindi non potevamo pi
parlare: mi lavai i denti e la faccia e montai la guardia per Aadhya ribollendo
di rabbia. Ma sulla via del ritorno esplosi: Scusa... perch?
Cos' che ho fatto per allontanare la gente?.
Attesi che dicesse le solite cose: "Sei maleducata, sei insensibile, sei
meschina, sei arrabbiata", tutto quello che dicono per dare la colpa
a me, e invece lei mi lanci un'occhiata e si accigli come se ci stesse
davvero pensando su, poi, in tono deciso, disse: Con te sembra sempre
che stia per piovere.
Eh?
Ma Aadhya stava gi agitando le mani e sviluppando il concetto.
Sai la sensazione di quando sei lontana un chilometro da tutto, e non
hai preso l'ombrello perch quando sei uscita c'era il sole, e indossi i
tuoi begli stivali scamosciati e all'improvviso fa buio e capisci che sta
per diluviare e ti dici "Ah, fantastico". Annu tra s, soddisfatta della
sua brillante analogia.  questo che si prova ogni volta che arrivi
tu. Si interruppe e diede un'occhiata alle nostre spalle, per essere sicura
che non ci fosse nessuno a portata d'orecchio, poi mi disse bruscamente:
Sai, se gli imbrogli diventano troppi, ti possono incasinare
l'aura. Conosco un tipo di Alchimia che ha una formula eccellente
per purificarti lo spirito....
Io. Non. Imbroglio scandii tra i denti. Non ho mai imbrogliato.
Lei mi guard con un'espressione dubbiosa. Sul serio?
Fu una conversazione molto utile. O avrebbe dovuto esserlo.
Aadhya aveva ragione al cento per cento. Avrei dovuto darle ascolto e
sfruttare la mia unica settimana da non-ragazza di Orion per guadagnarmi
l'esplicito invito a far parte di almeno tre cerchie diverse, invito
che avrei potuto ottenere facilmente seduta stante e che mi avrebbe
messa nella posizione di riceverne altri cinque o sei per ogni settimana
aggiuntiva in cui io e Orion avessimo continuato a essere non-insieme.
Perch con me... piove.
Quello che invece feci la mattina dopo fu rispondere con estrema
freddezza Scusa, ho da fare a Sarah e al suo invito a scambiare incantesimi
con il gruppo gallese che si riuniva la domenica per ripassare.
Ed era pieno di ragazzi delle cerchie britanniche, ognuno dei quali
provvisto di un libro di incantesimi ereditato, stracolmo di formule
eccellenti e collaudate con estrema precisione, tanto pi preziose in
quanto la lingua  totalmente fonetica: quasi chiunque riesca a sopravvivere
all'intero toponimo Llanfairpwllgwyngyll - che tra l'altro non
 l'intero toponimo - pu imparare la maggior parte degli incantesimi
senza nemmeno conoscere il significato delle parole, e fruire di tutti i
vantaggi che comporta una lingua pi rara con un gruppo di scambio
pi vasto. Ho una solida padronanza del gallese, grazie alla buona vecchia
Ysgol Uwchradd Aberteifi, per quanto non sia mai riuscita a usarlo
al di fuori dell'orario di lezione. Ogni volta che entravo nei negozi
o nel pub, la gente passava automaticamente all'inglese per parlare
con me, e spesso continuava a farlo anche se io rispondevo in gallese.
Sarah, un po' incerta lei stessa nel chiedermi di partecipare, formul
il suo invito cos: Ho sentito che sei cresciuta nel Galles, pensavo che
forse.... Ah, poi voleva che lavorassimo al loro tavolo in biblioteca,
dopo colazione, e naturalmente ero libera di "portare un amico".
Per me  uguale disse Orion mentre ci sedevamo con i nostri vassoi;
aveva sentito il discorso di sfuggita.
Per me no gli ringhiai con cattiveria, e se avesse detto un'altra parola
condiscendente, forse gli avrei rovesciato in testa il mio porridge.
Invece divent tutto rosso, abbass lo sguardo a fissare il vassoio e deglut
visibilmente, mostrandosi pi o meno simile fuori a come mi ero
sentita io dentro quando Aadhya si era seduta con me. Come se per lui
fosse un'esperienza del tutto nuova, che qualcuno non volesse spremerlo
fino in fondo. Per poco non gli capovolsi il porridge in testa comunque,
ma strinsi i denti e mi limitai a condividere il bricco di panna
mezzo pieno che avevo rimediato quella mattina.
Il risultato finale era che mi ritrovavo impantanata in quella situazione
proprio come una settimana prima, quando era apparso tipo paladino
nella mia camera da letto, se non peggio. A quanto pareva, non
mi sarei servita della sua amicizia per andare da nessuna parte, e lui
stesso non mi sarebbe servito a niente come aiuto: per me era gi lampante
che il giorno del diploma sarebbe stato l'ultimo a uscire dai cancelli.
Nel frattempo, ero sulla buona strada per rendermi fortemente,
invece che solo moderatamente, odiosa a ogni ragazzo della scuola che
apparteneva a una cerchia, forse anche prima della fine dell'anno, al
mio ritmo attuale. E se in concreto Aadhya, Liu e Nkoyo potevano anche
non evitarmi pi, di certo non avrebbero preferito me alla sopravvivenza.
Le alleanze avrebbero cominciato a formarsi sul serio l'anno
seguente, e tutte e tre erano sicure di essere scelte gi all'inizio dai
ragazzi di una cerchia o di un'altra. Per quanto dica di essere una fallita,
Aadhya gode di una reputazione immacolata; ed  cos per tutte
loro. La mia, partita gi sudicia, era in procinto di annegare nella melma
del mio stesso, stupido orgoglio.
Ma d'accordo: visto che non avevo l'autocontrollo necessario a ingoiarmelo
e a fare di me una viscida idiota abbastanza a lungo da salvarmi
la vita, la soluzione pi ovvia consisteva nel trovare un modo
per mettere tutti al corrente della quantit di potere a mia disposizione.
Allora qualcuno mi avrebbe voluta per me stessa, e a quel punto forse
avrei smesso di sabotare ogni possibile offerta di alleanza che ricevevo.
E comunque il mio piano era stato quello fin dall'inizio, sacrificare
alcuni cristalli per farmi conoscere in qualche modo, e il momento era
adesso, dato che l'attivit dei nefasti cala parecchio dopo il diploma.
Tanti di quelli che sono di sotto vengono uccisi dagli studenti in fuga
oppure si mangiano tra loro nel delirio da cibo, mentre gli altri, sazi e
ben pasciuti, sono impegnati a trovarsi angoli tranquilli in cui avere
caterve di piccoli nefasti. Nel frattempo, quass la disinfestazione ha
spazzato via la maggior parte di quelli che vivono tra noi. I costruttori
sapevano che alcuni nefasti avrebbero strisciato fin qui, perci due
volte l'anno i corridoi ricevono una bella strofinata. Suona una campana
molto rumorosa, noi corriamo tutti nelle stanze del nostro dormitorio,
ci chiudiamo dentro e barrichiamo le porte il pi accuratamente
possibile. Poi vengono evocati enormi muri purificatori di fiamme
letali, che si fanno allegramente strada in ogni parte dell'intero edificio,
da cima a fondo, incenerendo schiere di nefasti in frenetica fuga.
L'operazione contribuisce anche a scaldare i macchinari nel momento
del diploma, appena prima che i dormitori ruotino verso il basso fino
a raggiungere la loro nuova collocazione.
Se vi state chiedendo perch non applichino lo stesso pregevole metodo
nel salone dei diplomi per sgombrarlo dai nefasti prima di scaricarvi
dentro gli studenti dell'ultimo anno, la risposta  che ne avevano
intenzione, ma il macchinario del salone si  rotto cinque minuti
dopo l'apertura della scuola. E nessuno scender mai l sotto per fare
manutenzione.
In ogni caso, ecco il motivo per cui l'Iniziazione avviene proprio
la sera dopo il diploma: quello  il giorno pi sicuro dell'anno nella
Scholomance, che dopo rimane relativamente tranquilla per un paio
di mesi buoni. Perci, se per allora non riuscir a tirar fuori una scusa
accettabile per sperperare una quantit di potere - un mangia-anime,
per esempio, anche se non  che nutra ancora rancore o roba del genere
- non ne avr di migliori fino alla fine del primo trimestre, e a quel
punto un mucchio di alleanze si saranno gi formate.
Non riuscii a lavorare per quasi tutta la mattina. Le cerchie Zhou, che
si distrussero a vicenda circa tremila anni fa, avevano non poche difficolt
a competere nel mio cervello con lo stringente quesito di cosa avrei
dovuto fare per mettermi in mostra. Potevo semplicemente fare una
scenata in mensa una mattina e disintegrare una fila di tavoli, per mi
inorridiva l'idea di sprecare mana in quel modo, e sciuparlo mi avrebbe
fatto sembrare ben pi che tonta. O peggio, la gente avrebbe potuto
convincersi che avessi a disposizione inconcepibili quantit di potere
da buttare via, che non avrei avuto, a meno che non fossi - indovinato!
- una strega oscura. Tanto volevano tutti credere che fosse cos...
Abbandonai il mio saggio e attaccai invece le traduzioni che dovevo
a Liu in cambio delle sue. Oggi l'unico dizionario di sanscrito inutilizzato
era quello gigantesco da sei chili, ma almeno sgobbare sulle sue
pagine era una cosa automatica, che mi lasciava una porzione rilevante
di cervello libera di continuare a giocherellare con il problema. Decisi
di fissare la scadenza alla fine della settimana seguente per escogitare
qualcosa. In caso contrario, avrei semplicemente fatto finta di
essere stata colta di sorpresa da una qualche creatura, magari nell'aula
di Tecnica, dove Aadhya avrebbe visto...
Il corso dei miei pensieri venne interrotto proprio a quel punto, quando
Orion gir la testa per guardare dietro di noi e io mi resi conto che
era la terza volta che lo faceva. Non me ne ero accorta prima perch 
una cosa normale; io mi guardo alle spalle ogni cinque minuti, probabilmente,
per abitudine. Ma non era normale per lui e, prima che potessi
chiedergli cosa aveva notato, si alz dalla scrivania, lasciando l i libri
e tutto il resto per tornare di corsa tra gli scaffali verso la sala di lettura.
Al diavolo, Lake! gli strillai dietro, ma se ne stava gi andando.
Avrei potuto rincorrerlo abbastanza velocemente da raggiungerlo,
forse, solo che a quel punto sarei corsa a tutta velocit incontro a
qualunque cosa fosse, e non c'erano dubbi che quella qualunque cosa
fosse molto, molto pericolosa. Se lui fosse stato gi troppo lontano, le
corsie avrebbero potuto allungarsi al punto da impedirmi di raggiungerlo,
e allora mi sarei ritrovata a correre come una matta tra gli scaffali
bui da sola, che  proprio l'idea geniale che sembra.
Avrei anche potuto restarmene parcheggiata alla scrivania, solo che
poi avrei continuato a non sapere cosa fosse la qualunque cosa, e se
qualcosa di molto cattivo era riuscito a entrare in biblioteca, quel qualcosa
poteva benissimo fuggire da Orion per venire a cercare me. E comunque
stavo cercando una scusa per mettermi in mostra: cosa potevo
chiedere di pi? Far fuori una grossa entit nella sala di lettura sarebbe
stata una scusa fantastica, sempre che Orion non la uccidesse prima
del mio arrivo. Magari avrei potuto persino essere io a salvare lui.
Avvolta dal nebuloso splendore di quella visione, mi alzai e lo seguii,
anche se a un ritmo dettato da sana cautela. Non appena entrai di nuovo
nella corsia del sanscrito, sentii il canto ammaliante che aveva attirato
Orion: grida indistinte che si propagavano dalla sala di lettura. Non
capivo cosa le provocasse, ma il gran numero di voci suggeriva che dovesse
essere qualcosa di eccezionale. Eppure procedere lentamente era
stato saggio da parte mia: ero arrivata solo al periodo vedico e Orion,
molto pi avanti, stava gi sparendo un'altra volta mentre svoltava verso
la corsia delle principali formule magiche; le luci che si abbassavano
dietro di lui rendevano la corsia davanti a me un lungo tratto buio.
Rimasi concentrata sul dorso dei libri e mantenni la mia andatura
tranquilla, il modo migliore per evitare che la biblioteca mi giocasse
brutti scherzi. Ciononostante, la corsia si mostrava gi lunga e recalcitrante
a dismisura, poi fu sempre peggio: mentre cercavo i libri che
conoscevo per avere dei punti di riferimento, notai due titoli del mio
piccolo catalogo, scritti dallo stesso autore nello stesso decennio ma
separati da una libreria intera. Dovetti cominciare a leggere con calma
e ad alta voce l'ultima etichetta di ogni fila e a battere con le dita
l'estremit di ciascuno scaffale per obbligarlo a lasciarmi fare qualche
reale progresso.
Il che era molto strano, perch sentivo le grida provenienti dalla sala
di lettura farsi sempre pi forti. Lampi rossi e violetti apparivano all'estremit
pi lontana della corsia: quelle erano le magie da combattimento
di Orion, che cominciavo a riconoscere solo dal ritmo con cui
venivano esplosi gli incantesimi. Era evidente che si prospettava un
grosso scontro. Di solito la scuola  pi che lieta di scaraventarti in un
casino come quello, se sei cos stupido da andargli incontro. A meno
che, pensai, il nefasto in questione non avesse una concreta possibilit
di eliminare Orion. Mi stavo muovendo verso la sala di lettura con
l'intenzione di aiutarlo, dopotutto, e nella magia le intenzioni sono importanti.
Naturalmente alla scuola sarebbe piaciuto sbarazzarsi di lui,
visto che stava alterando l'equilibrio del luogo e riducendolo alla fame.
L'idea non mi andava affatto, e mi andava ancora meno quanto poco
non mi andasse. Affezionarsi a chiunque qui dentro, tranne che a livello
pratico,  come diramare un invito formale all'infelicit, anche
se non ti scegli un idiota che passa tutto il suo tempo a lanciarsi in situazioni
pericolose. Ma era troppo tardi. E gi non mi andava di dover
compiere uno sforzo straordinario per impedirmi di partire di corsa.
Viceversa, mi costrinsi a rallentare ancora di pi e a guardare con
attenzione ogni singolo libro sui ripiani.  contrario all'istinto, ma 
il modo migliore per obbligare la biblioteca a lasciarti passare. Se una
corsia richiede pi tempo per farsi percorrere, devono esserci pi scaffali
sullo stesso argomento, e pi libri che la biblioteca deve ripescare
dal vuoto per riempirli. Se procedi abbastanza lentamente da guardare
il dorso di tutti i volumi,  quasi certo che ci troverai in mezzo un
libro di incantesimi raro e molto prezioso. Di conseguenza  quasi certo
che la scuola ti permetter di andare avanti, piuttosto.
Solo che quanto stava accadendo in realt era che sugli scaffali cominciavano
ad apparire tantissimi volumi e manoscritti insoliti. Molti
avevano numeri che non avevo mai visto, e dire che negli ultimi due
anni avevo passato un sacco di tempo lungo la corsia del sanscrito. Alcune
delle cifre riportate erano stranamente enormi, quindi i libri erano
stati catalogati molto presto oppure non erano stati pi rietichettati
da quel momento in poi. Allora la scuola non voleva davvero che arrivassi
in fondo alla corsia. Socchiusi gli occhi e guardai con attenzione
ancora maggiore: tre ripiani pi avanti, scorsi un luccichio d'oro proveniente
dal dorso di un volume sottile, quasi del tutto nascosto tra due
cataste di manoscritti su foglie di palma e collocato su uno scaffale alto
che riuscivo appena a sfiorare con le dita. Non aveva alcuna etichetta.
La mancanza di etichette significa che un testo  stato appena estratto
dal vuoto e non ha mai visto prima una libreria, vale a dire che 
cos prezioso da eclissarsi a precipizio. E un testo ficcato in mezzo a
manoscritti su foglie di palma significava incantesimi cos preziosi che
qualcuno, secoli prima, aveva sentito il bisogno di copiarlo e, nel caso
specifico, di dorarne anche la copertina. Ero a due passi di distanza
quando notai il volumetto che faceva capolino e, mentre mi avvicinavo,
non gli tolsi gli occhi di dosso neanche per un secondo, poi afferrai
il bordo dello scaffale con una mano, spiccai un balzo e agguantai il libro
al volo. Durante la discesa, sentii l'intera scansia ondeggiare sdegnata
sotto di me. Non ero cos stupida da provare a guardare l'interno
del volume, cosa che lo avrebbe reso oggetto di prestito. Continuai
a guardare dritto davanti a me lungo la corsia e lo infilai nello zaino
senza nemmeno rallentare. Ma solo facendo scivolare le dita sulla copertina,
capii che si trattava di un libro davvero valido, in tutti i sensi.
Non aveva soltanto il dorso dorato, ma una specie di disegno impresso
ovunque e un'aletta ripiegata per tenerlo chiuso.
La corsia cominci a muoversi pi in fretta, dopo il mio "furto". Mi
permisi un attimo di autocompiacimento, come se avessi sconfitto la
biblioteca; l'avevo indotta a darmi qualcosa di buono e adesso sarebbe
stata costretta a lasciarmi andare, posto che non avrebbe certo voluto
elargirmi altri trofei. E non lo voleva, naturalmente, ma io ero comunque
un'idiota. Qui dentro non si ottiene niente senza pagarne le
conseguenze. Mai.
Attraversai a tutta velocit la sezione delle lingue pi moderne e riuscii
ad avvicinarmi tanto che, nel lampo successivo dell'incantesimo
di Orion, la biblioteca non pot impedirmi di dare un'occhiata alla distanza
che mi separava dalla corsia delle principali formule magiche,
n di fare uno scatto fulmineo che mi port abbastanza vicino da scorgere
comunque l'estremit della corsia, anche se la luce stregata si era
ormai spenta. Ci avevo messo almeno il doppio di Orion per arrivare
l. Le grida erano pi forti, cos come gli altri rumori: mentre svoltavo
sulla corsia principale, riuscii a sentire uno stridio acuto, vagamente
da uccello, seguito da un ringhio pi basso. Dopo alcuni cauti
passi avanti, mi arriv un terzo suono, simile al vento che sibila tra le
foglie morte in una giornata di inizio inverno.
Era possibile che i primi due fossero usciti dalla stessa gola. Nella
categoria "animali" o "ibridi" rientra tutta una serie di incroci grotteschi,
nefasti creati quando un alchimista troppo ingegnoso ha unito
due creature incompatibili per divertimento o per interesse... ammesso
che con interesse si intenda farsi divorare dalle proprie creazioni,
cosa che sembra accadere a quasi tutti gli stregoni oscuri che partono
per quella specifica tangente. Incrociare un lupo con uno stormo
di passeri potr sembrare sciocco, ma non  improbabile. Il terzo rumore,
per, era completamente sbagliato. Non proprio come il suono
prodotto dallo spirito che la mamma elimin a Bardsey Island l'estate
in cui mi trascin in giro per tutto il Galles a piedi sull'antica via dei
pellegrini, no, quello somigliava pi a uno scampanio, ma questo era
abbastanza vicino da essere inconfondibile.
Se uno spirito aveva preso forma in qualche modo all'interno della
scuola, la biblioteca era proprio il genere di posto che gli sarebbe piaciuto.
Per mi sorprendeva che fosse apparso nella sala di lettura. Perch
non restare tra quei begli scaffali bui dove forse da secoli si pasceva
ogni tanto dello studente smarrito? E perch apparire nello stesso
momento di qualcos'altro... di due qualcos'altro? Corressi il mio pensiero,
perch era ormai evidente che lo stridio e il ringhio provenivano
da due punti diversi della sala di lettura, troppo lontani per due teste
su una sola creatura. Non aveva senso, e ne ebbe ancora meno quando
sentii Orion urlare: Magnus! Lancia una protezione antiviscido!.
Quelle sono utili solo contro i melmosi, che non emettono alcun suono,
salvo ciac ciac. Allora in biblioteca c'erano ben quattro nefasti tutti
insieme. Una specie di party prediploma.
E se Magnus era ancora l dentro a lanciare incantesimi difensivi
invece di darsela a gambe, voleva dire che uno dei nefasti stava ostacolando
l'uscita dell'angolo di New York, perlomeno, e quindi di un
mucchio di altri ragazzi. Era l'occasione perfetta per mettermi in mostra,
non avrei potuto chiedere di meglio, e per di pi me la ritrovavo
gi bella impacchettata. La corsia principale era addirittura illuminata
tipo pista di aeroporto per l'intero tratto che portava alla sala di lettura.
Non mi precipitai lungo quel tratto n mi lanciai nella mischia, che
pure si vedeva benissimo. La biblioteca aveva voluto trattenermi nella
corsia del sanscrito, ma ora voleva catapultarmi nella sala di lettura. Di
conseguenza non avrebbe tentato di impedirmi di salvare Orion. Era
in questa particolare corsia che non mi voleva. E desiderava cos disperatamente
che ne restassi fuori da offrirmi persino tutto quello che
avevo sognato e desiderato io, seduta nella mia rientranza.
Perci scelsi invece di fermarmi, proprio l nel corridoio, poi mi voltai
a scrutare il buio alle mie spalle.
Le bocchette dei condotti di aerazione della biblioteca erano nelle
corsie, vecchie grate di ottone annerito incassate nel pavimento. I loro
bordi riflettono la luce quando si cammina, sottili Enee scintillanti che
mandano riverberi anche quando l'illuminazione  fioca. Non vedevo
quella che avrebbe dovuto trovarsi dietro di me. Non sentivo il fastidioso
cigolio delle vecchie ventole sporche, e nemmeno il fruscio e lo
sfregamento onnipresenti delle pagine in continuo movimento: quasi
che i libri sugli scaffali si fossero immobilizzati come passeri al volteggiare
di un falco. I rumori di sottofondo non erano semplicemente
soffocati da quelli della battaglia alle mie spalle. Trattenni il respiro
per ascoltare, e sentii il lieve alitare di molte altre persone, sommesso
e misterioso e pesante. Le luci sopra di me erano tutte spente, ma un
nuovo incantesimo di Orion stava per esplodere in un altro lampo di
luce. Ero tesa dalla testa ai piedi mentre lo aspettavo, e nel successivo
bagliore rosso scuro incrociai almeno sei occhi umani che mi osservavano,
sparsi tra le spesse pieghe oscillanti della massa lucida e semitrasparente
che si spingeva rigonfia fuori dal condotto, con molte bocche
spalancate e distorte in cerca d'aria.
Dal momento che di solito sono costretta a sedere nelle prime file
durante le lezioni di Scienza dei Nefasti, ho una visuale eccellente del
pezzo forte tra i murales riferiti al giorno del diploma, raffigurante i
due giganteschi fauciomachi che hanno un posto d'onore ai lati dei
cancelli. Sono gli unici nefasti ad avere un nome proprio: secoli fa alcuni
membri della cerchia di New York cominciarono a chiamarli Pazienza
e Fermezza, e l'uso  rimasto. Sono comunque due elementi
puramente ornamentali, perch qui non studiamo i fauciomachi. 
inutile. Non c' modo di impedire a una di quelle creature di ucciderti.
Non ti beccano se sei veloce a uscire dai cancelli. O se ti ammazza
prima qualcos'altro. Il solo consiglio pratico che dava il libro di testo
era questo: se hai la possibilit di scegliere, scegli il qualcos'altro. Ma
se ti prendono - e basta il piccolissimo ricciolo di un tentacolo intorno
alla caviglia - non gli sfuggirai. Non da solo.
Dietro di me, la luce abbagliante dell'incantesimo di Orion si spense,
e io rimasi ferma a fissare l'oscurit cieca finch non giunse un altro
lampo, la raffica prolungata di un petardo dai verdi e dai blu brillanti.
Il fauciomaco era ancora l. Mi guardava battendo le palpebre degli
occhi presi a prestito: occhi castani di moltissime forme e gradazioni,
alternati qua e l a occhi azzurri e verdi, che scivolavano pian piano
sulla superficie in direzioni opposte oppure l'uno accanto all'altro a
mano a mano che la creatura emergeva dal condotto, coprendone alcuni
ed esponendone altri alla luce, le pupille contratte per l'improvviso
chiarore. Certi erano sbarrati, altri ammiccanti, altri ancora vitrei
e spenti. In una prosa gelida, la mezza pagina dedicata ai fauciomachi
nel libro del secondo anno ci informava anche che nessuno sa per certo
cosa accade a coloro che vengono divorati da quelle creature, e che
esiste un'importante scuola di pensiero secondo la quale il loro stato
di coscienza continua a sopravvivere e gli scomparsi si consumano a
poco a poco nel silenzio. Per approfondimenti, si veda la significativa
pubblicazione di Abernathy, Kordin e Li nella "Rivista di Scienza dei
Nefasti": gli studiosi scoprirono che era possibile rivolgere un incantesimo
di comunicazione anche alla vittima di un fauciomaco digerita
da tempo e ricevere una risposta, sebbene limitata a grida incoerenti.
Quando avevo nove anni, costrinsi la mamma a dirmi com'era morto
pap. Lei non voleva. Fino a quel momento, aveva detto solo: "Mi
dispiace, tesoro, non posso. Non riesco a parlare di questo argomento".
Ma la mattina dopo il grattatore, mentre me ne stavo raggomitolata
sul letto con le braccia strette intorno alle ginocchia gi ossute e
fissavo quella specie di passerella venata di metallo, fatta della prima
creatura famelica che era uscita dalle tenebre per cercare me, non le
diedi scelta. "Non dirmi che non riesci a parlarne. Io voglio sapere." E
cos la mamma mi rivel tutto, dopodich trascorse il resto della giornata
piangendo a singhiozzi profondi mentre andava avanti e indietro
per eseguire i suoi rituali, mettere via cose e cucinare, scalza com'era
quasi sempre. Notai il cerchio di piccole cicatrici butterate intorno
alla sua caviglia, quel cerchio che conoscevo bene. Prima mi piaceva,
mi affascinava. Da piccola cercavo sempre di toccarlo quando lo vedevo
e chiedevo alla mamma di quello strano segno molto pi spesso
di quanto le chiedessi cos'era successo a pap. Lei evitava sempre
anche quell'argomento, ma non mi ero resa conto che in realt la domanda
era la stessa.
Il solo e unico modo per fermare un fauciomaco  fargli venire un'indigestione.
Se ti lanci nella sua bocca da solo con una protezione abbastanza
potente, c' la possibilit che arrivi all'interno prima che cominci
a mangiarti. In teoria, se riesci a raggiungerne il centro, puoi farlo
esplodere da l. Ma in genere nessuno si spinge cos lontano; si conoscono
solo tre casi in cui una tecnica del genere sia mai stata usata, e
per di pi da un circolo di maghi. L'unico obiettivo realistico per un
singolo mago  distrarlo. Ed  quello che fece pap. Afferr il tentacolo
e lo strapp via dalla mamma, ricacciandolo nella massa del fauciomaco.
Ebbe il tempo di voltarsi per dirle che la amava e che amava me, il
beb che avevano appena scoperto di aspettare, poi il fauciomaco super
la sua protezione e lo inghiott.
Chiss, forse era stato questo. Sapevo che non erano stati Pazienza
e Fermezza. Loro sono cos grossi che non si muovono pi, ed  raro
che mangino degli studenti se non per errore. Passano il giorno del diploma
ad abbuffarsi dei nefasti pi grossi e di qualunque altro fauciomaco
giunga incautamente a portata dei loro tentacoli. Questo, invece,
era molto pi energico. Non c' mai stato un fauciomaco nei corridoi
della scuola, finora. Per quanto ne so, certo, perch non  il genere di
nefasto cui qualcuno possa sopravvivere per raccontarlo. Anche se
chi urla e si divincola mentre viene ingoiato ti d parecchio preavviso.
Per i fauciomachi della scuola sono sempre stati lieti di aspettare
il loro banchetto annuale di sotto.
Il bagliore successivo venne dalla sala di lettura proprio mentre il
fauciomaco finiva di estrarsi dal condotto di aerazione; la sua massa
mantenne per breve tempo la forma squadrata in cui era rimasta compressa,
poi torn ad afflosciarsi in un coagulo informe. L'essere se ne
stava fermo l e basta, con le bocche silenziose occupate a inspirare a
fondo, come se si stesse riprendendo dall'enorme sforzo di arrivare
fin quass per cacciare. Non scappai; non era necessario. Anche i piccoli
fauciomachi non ti mangiano tutto in una volta. Se mi avesse divorato,
avrebbe dovuto rimanere qui a digerire prima di potersi muovere
di nuovo, e nel frattempo i miei compagni se la sarebbero filata.
Ecco perch la biblioteca aveva cercato di tenermi lontana: perch non
dessi l'allarme. Voleva concedere al fauciomaco un bel vantaggio per
mangiare non solo Orion ma tutti quelli che erano in sala di lettura.
Per non parlare dei quattro potenti nefasti che forse erano arrivati fin
qui proprio scappando dal fauciomaco.
Mossi il primo lento, cauto passo indietro nel buio, verso la sala di
lettura. Poi un altro mentre l'incantesimo seguente di Orion si spegneva
alle mie spalle, e a quel punto il fauciomaco emise un profondo sospiro
da tutte le sue bocche e cominci... ad allontanarsi. Mi paralizzai,
chiedendomi se avessi visto male, ma Orion aveva appena lanciato
un qualche tipo di incantesimo per produrre una cupola di imprigionamento
e lo sfavillio rosa fluorescente, rimasto sospeso nell'aria, si
riflett sulle pieghe lucide del fauciomaco. D'un tratto prese a rotolare
su se stesso a velocit sorprendente, occhi e bocche sussurranti che
apparivano e sparivano nella massa ondulante.
Non stava andando nella sala di lettura. Stava andando dalla parte
opposta, dritto verso la scala che era in fondo alla corsia e scendeva
dalla biblioteca al dormitorio degli studenti del primo anno. I dormitori
dove in questo momento tutti i ragazzi pi giovani - quelli senza
una cerchia che li facesse ammettere ai tavoli sicuri della sala di lettura
- sarebbero stati rintanati nelle loro camere, a fare i compiti in coppie
e in affollati terzetti. Il fauciomaco si sarebbe allungato sino a occupare
l'intero corridoio, bloccando pi porte che poteva, poi avrebbe
cominciato a infilare tentacoli all'interno delle stanze per estrarre le tenere
ostriche dai loro gusci.
E non c'era proprio niente che potessi fare per salvarli. L'alternativa
pi veloce per arrivare ai dormitori delle matricole era attraversare
di corsa la sala di lettura e l'altra met del corridoio degli incantesimi
principali fino alla scala che c'era l, e sarei uscita dalla parte
opposta del dormitorio. Non mi sarebbe occorso alcun avvertimento
per quando fossi tornata indietro. I ragazzi dall'altra parte avrebbero
gi cominciato a urlare abbastanza forte.
Ma quella era l'unica cosa che ero in grado di fare, l'unica cosa che
chiunque era in grado di fare, l'unica cosa in assoluto, perch i
fauciomachi non si possono uccidere. Quando una creatura del genere attacca
una cerchia, anche in quel caso l'obiettivo  la difesa: resistere,
chiudere gli accessi, allontanare gli altri nefasti, cos che il fauciomaco
se ne vada a cacciare altrove. Neppure i pi grandi maghi viventi
possono uccidere i fauciomachi, e non ci provano neanche, perch se
ci provi e non ci riesci, quelli ti divorano e continuano a divorarti in
eterno.  peggio che essere uccisi da un mangia-anime,  peggio che
essere catturati da un'arpia e portati al suo nido per essere dilaniati
dai pulcini ed  peggio che essere fatti a pezzi dalle kvenlik, e nessuno
sano di mente ci proverebbe mai, nessuno, a meno che la ragazza
con cui ti vedi da qualche mese non stia per morire, lei e qualcuno che
non conoscevi nemmeno, che non  manco una persona ma solo un
piccolo grumo di cellule che hanno appena cominciato a dividersi, e
a te non stiano cos stupidamente a cuore da scambiare un milione di
anni d'agonia con la loro vita.
Il fauciomaco non intendeva assalire nessuno che io amassi. Non li
conoscevo neppure, i ragazzi nuovi. Dopo essersi fatto un buon pasto
con qualche decina di loro, si sarebbe messo tranquillo a digerire e
a riprendersi dalla fatica della lunga scalata. Era probabile che sarebbe
rimasto l, nel loro corridoio, accompagnandolo nella discesa anno
dopo anno fino al diploma. Quando gli fosse venuta di nuovo fame,
avrebbe semplicemente strisciato un po' oltre lungo il corridoio e si
sarebbe mangiato altri ragazzi che non avevano un posto dove andare.
Perlomeno avrebbero avuto un po' di preavviso. I ragazzi divorati
oggi avrebbero continuato a implorare e piangere e sussurrare per
molto tempo, o lo avrebbero fatto le loro bocche.
E poi, senza volerlo, mi venne in mente che... se mai fossi riuscita a
fermare il fauciomaco in qualche modo, nessuno lo avrebbe saputo. Al
momento tra gli scaffali della biblioteca non era rimasta anima viva,
non con tutte quelle esplosioni e quelle urla in sala di lettura. E i ragazzi
pi giovani non sarebbero usciti dalle loro stanze se avessero sentito
qualcosa in corridoio. Erano alla fine del primo anno, ormai dovevano
aver imparato a barricare le porte come tutte le persone normali.
A parte me, quindi, nessuno sapeva che c'era un fauciomaco quass,
e assolutamente nessuno mi avrebbe creduto se avessi tentato di dire
che ne avevo fatto fuori uno. Impresa per la quale avrei dovuto bruciare
chiss quanta della mia sudata riserva di mana. Dopo non sarei pi
stata in grado di mettermi in mostra. Ma la fama sarebbe stata l'ultimo
dei miei problemi, perch avrei trascorso l'ultimo anno a inseguire
disperatamente a tentoni ogni singola goccia di mana che potevo
raccogliere solo per tentare di sopravvivere al diploma.
Non mi andava che qualcosa del genere si avverasse. Non mi andava
che si avverasse perch per me aveva troppa importanza. Qui
dentro non si ottiene mai nulla gratis. Per mi era appena stato offerto
un libro preziosissimo, e proprio dietro di me, nella sala di lettura,
c'era tutto quello in cui avevo sperato, la mia migliore occasione per
sopravvivere e avere un futuro. Sapevo gi che la scuola non mi concedeva
il libro senza un motivo, e infatti qui, davanti a me, c'era l'esatto
contrario di quelle speranze, di quell'occasione. Due tentativi di
corruzione in una volta sola. Ma perch corrompere qualcuno, potendone
fare a meno? La scuola non si disturberebbe a cercare di tenermi
lontana dal fauciomaco a meno che... non ritenesse che ho davvero
una possibilit. Che una strega destinata fin dall'inizio alla strage e
alla distruzione potrebbe essere in grado di eliminare l'unico mostro
che nessun altro  riuscito a uccidere.
Mi guardai intorno giusto in tempo per vedere Orion scaraventato
attraverso l'imbocco del corridoio, il bagliore bianco di quel suo porta-scudo
favoloso che si spegneva mentre andava a sbattere contro
qualunque cosa fosse dall'altra parte. Un nugolo ribollente di rilkes
lo insegu, le ali che producevano l'acuto stridio da uccelli gi sentito,
colando sangue sotto di s come pioggia. Avrei potuto entrare di corsa
e vaporizzarli tutti con un singolo cristallo di mana, proprio come
il grattatore, e alla fine me ne sarei rimasta eroicamente l, sopra un
ansimante Orion, davanti a una platea di ragazzi delle cerchie. E nessuno
avrebbe messo in discussione le mie parole, sentendo del fauciomaco.
Non avrei nemmeno dovuto fingere di non averlo visto. Potevo
entrare l, raccontare a tutti di averlo visto, ed essere comunque
un'eroina, perch neanche gli eroi cercavano di fermare i fauciomachi.
Mi voltai a inseguire la creatura. Avrei voluto essere arrabbiata, e
invece mi sentivo male e basta. La mamma non avrebbe mai saputo
cosa mi era successo. Nessuno mi avrebbe visto morire. Forse qualche
matricola dall'altra parte di una porta avrebbe sentito le mie urla
soffocate, ma non avrebbe saputo che ero io. E i ragazzi che mi avessero
sentito urlare avrebbero urlato a loro volta di l a poco. La mamma
non lo avrebbe saputo, solo che in realt ero certa del contrario; lo
avrebbe saputo allo stesso modo in cui sapeva se avevo mai usato la
stregoneria. Forse stava guidando un cerchio di meditazione proprio
adesso, una bella notte estiva tra i boschi; avrebbe chiuso gli occhi e
pensato a me, come faceva sempre, e avrebbe saputo cosa mi era successo,
cosa mi stava succedendo. Avrebbe dovuto convivere con questo
come con la morte di pap per il resto della sua vita.
Piangevo, e piangevo nel solo modo in cui mi concedevo di farlo qui:
con gli occhi spalancati, battendo forte le palpebre e lasciando che le
lacrime scendessero lungo il mio viso e gocciolassero dal mento, cos
che non mi annebbiassero la vista. C'era una luce pi intensa sopra
l'ingresso che dava sulla scala. Vidi la superficie lucida del fauciomaco
brillare di riflessi iridescenti mentre vi colava attraverso. Non si lasciava
dietro niente, nessuna scia di bava o di roba appiccicosa. Per
non si lasciava dietro nemmeno la polvere: seguii quindi una pista regolare
e ben ripulita gi per la scala fino al pianerottolo che si apriva
sul corridoio delle matricole. L dentro c'era una luce migliore. Vedevo
distintamente il fauciomaco, che gi srotolava arti davanti alle porte,
in una parodia di braccia aperte. Tutto allungato, mi guard con
decine di occhi, alcune bocche che emettevano lamenti sommessi, altre
che si limitavano a respirare rumorose. Una di quelle bocche disse
qualcosa tipo "Nyeg", come se fosse una parola.
Strinsi il mio cristallo nella mano e mi collegai a tutti gli altri in attesa
nel baule della mia camera, poi andai incontro al fauciomaco. Non
ero sicura che sarei riuscita a impormi di toccarlo, ma dovevo farlo.
Quando gli arrivai abbastanza vicino, la creatura tir fuori un tentacolo
solo per me, lo avvolse intorno ai miei fianchi e mi attir a s,
sensazione atroce nonostante lo scudo di protezione: era come se un
omone sudato con le mani appiccicose mi avesse afferrata e mi stesse
trascinando contro il suo corpo. Le bocche pi vicine a me cominciarono
a sussurrare incomprensibili parole farfugliate e umide, quasi
che l'uomo me le soffiasse ubriaco all'orecchio, solo da entrambe le
parti contemporaneamente. Non potevo sfuggirgli, sfuggire a questo
essere che mi voleva, che voleva entrare dentro di me e farmi a pezzi.
Nel disperato tentativo di liberarmi, non riuscivo a evitare di dibattermi,
contorcermi e lottare, ma non funzionava. Ero semplicemente
inerme nella sua stretta.
E l'unica cosa buona del mio scudo di protezione era che il fauciomaco
non riusciva a penetrare, non ancora. Era come se una lingua
tentasse di spingersi senza successo tra le mie labbra serrate, come se
non fosse capace di allargarmi le gambe. Ma prima o poi mi sarei stancata,
avrei dovuto arrendermi. Non ero in grado di resistere pi a lungo
di lui. E il terrore e la rabbia di sapere che non avrei potuto tener
duro in eterno furono le sole cose che mi permisero di agire diversamente.
Affondai un tantino nella creatura, e a quel punto un'onda della
sua massa enorme si abbatt sulla mia testa, cancellando l'impressione
di essere in balia di un uomo, per quanto spaventoso. Non ci furono
pi bocche e occhi e mani, ci furono viscere, organi, e quella massa
che tuttora cercava di entrare dentro di me, senza alcuna limitazione.
Il fauciomaco voleva spalancarmi e rendermi parte di lui, ridurmi in
poltiglia al suo interno, che era l'interno bagnato, orribile e disgustoso
delle cose morenti eppure mai morte, mezze decomposte ma ancora
ribollenti di sangue. Cominciai a urlare, al solo sentirmelo intorno.
E capii che non sarebbe mai arrivato nessuno, per quanto gridassi,
perci all'inizio continuai ad avanzare. Mi spinsi pi in profondit
nella creatura, afferrai manciate del suo corpo una dopo l'altra, come
una specie di fune molliccia che mi schizzava via dalle mani un attimo
dopo averla agguantata, tentai di nuotare attraverso la carne. Ma sentivo
il mio mana scorrermi dentro come un torrente, sostenendo l'incantesimo
di protezione, tenendo l'essere famelico fuori da me, e non
avevo idea di quanto ne stessi usando, di quanto me ne fosse rimasto,
o se me ne sarebbe rimasto abbastanza per distruggere il fauciomaco
quando fossi giunta ovunque stessi cercando di andare, e continuavo
a urlare, a singhiozzare, a spingermi avanti alla cieca senza arrivare
davvero da nessuna parte, e non avrei sopportato che quella tortura
durasse pi a lungo. Il libro di testo aveva avuto ragione sin dall'inizio:
"Scegli qualcos'altro", qualunque altra morte, perch avrei preferito
di gran lunga essere defunta che andare avanti, anche con il mio
scudo di protezione.
Quindi non proseguii. Mi fermai e ricorsi al migliore dei diciannove
incantesimi che conoscevo per uccidere un'intera stanza piena di
gente, quello pi breve;  composto unicamente da tre parole in francese,
 la mort, ma va lanciato con noncuranza, con uno scatto della
mano che sbagliano quasi tutti, e se ti sbagli anche solo un pochino,
quello uccide te invece del tuo bersaglio. Cosa che rende difficile essere
noncuranti. Ma non mi interessava. Potevo muovere la mano nel
modo giusto, qui dentro? Non lo sapevo. Non aveva importanza. Facevo
semplicemente qualcosa che mi veniva naturale. L'incantesimo
mi scivol dalla lingua con la stessa facilit di un respiro, poi mossi la
mano, o forse pensai soltanto di muoverla. La robaccia schifosa che mi
circondava divent ancora pi schifosa, una poltiglia trasudante putrefazione,
ma quell'unico istante in cui avevo lanciato l'incantesimo
mi aveva fatto provare un senso di serenit e bont e giustizia, cos lo
feci ancora, e poi ancora e ancora e ancora, giusto per il sollievo che mi
dava. Lanciai altri incantesimi omicidi, tutti e dieci quelli che conoscevo,
nel caso uno potesse funzionare, potesse fermare tutto questo. Ma
non si ferm. Il marciume e la decomposizione continuarono a propagarsi
intorno a me, organi che galleggiavano in un ammasso sciabordante,
occhi che ne emergevano per schiacciarsi contro il mio scudo
fissandomi, ma quelli almeno si offuscarono e rinsecchirono quando
li maledissi, cos continuai a uccidere e uccidere fino a che, d'un tratto,
da un istante all'altro, il fauciomaco si squarci sopra la mia testa
e scese strisciando intorno a me fino a raccogliersi ai miei piedi in una
pozza simile a un sacco vuoto per poi disintegrarsi, gli ultimi occhi
gi morti e vuoti prima di sprofondare su se stessi mentre i rimasugli
della creatura si dissolvevano.
Pensavo di essermi scavata una strada lunga chilometri dentro il
fauciomaco, e invece avevo fatto appena due passi oltre il punto in cui
mi aveva afferrata per la prima volta. Sul pavimento, a qualche metro
da me, era rimasta una cosa, un mostruoso grumo simile a un pollo
disossato che invece era una persona, un corpo accartocciato in posizione
fetale. Poi anche quello si disgreg in melma e piccoli pezzi, lasciando
l'intero corridoio zuppo di sangue e bile e delle ultime briciole
di carne in putrefazione.
Tutta quella porcheria stava gi defluendo lungo gli scarichi del pavimento,
scarichi accuratamente e saggiamente inseriti nell'impiantito
un po' in pendenza, ideati giusto per occasioni come questa, per far
sparire con la massima efficacia ogni prova di sfortunati eventi che potessero
insudiciare la pavimentazione. Le bocchette cominciarono a soffocare
sotto l'enorme quantit di sostanze da smaltire, tanto che pensai
che le tubature potessero intasarsi, ma poi gli spruzzatori del soffitto
entrarono automaticamente in funzione tra forti tonfi e cigoli e, pensa
un po', si rivelarono persino all'altezza del compito di drenare i resti
dell'uccisione di un fauciomaco. Non sapevo quanta gente avessi ammazzato,
dentro la creatura. Avevo perso il conto di quanti incantesimi
omicidi avevo lanciato. Certo, ero sicura che tutte quelle persone
mi fossero grate. Anche se tutte loro avrebbero preferito catturare me.
Dovevo abbassare lo scudo che ancora mi ricopriva. Di quello non
avevo pi bisogno, ma avrei avuto un disperato bisogno di ogni singola
goccia di mana che stava consumando in quel momento. Eppure
non riuscivo a impormi di farlo. La superficie esterna era intrisa di
marciume. Gli spruzzatori si erano fermati, e il sangue e i fluidi stavano
scorrendo via, accumulandosi in pozze tinte di rosso e giallo putrido
intorno alla sagoma delle mie scarpe, protette solo dagli otto centimetri
circa lasciati dal mio scudo. Nel quale non avevo nessuna voglia
di infilare le mani.
Mi limitai a restarmene l, tremante, gocciolante di lacrime che non
si erano mai fermate e, quando una striscia di moccio mi col lungo
il viso, calda e appiccicosa, mi venne voglia di vomitare; mi sentivo
lo stomaco stretto in un nodo. Poi sentii una voce dalla scala El!
Galadriel! Sei l sotto?, e quel grido mi sblocc. Infilai le mani proprio
in cima allo scudo e lo aprii con una spinta prima verso l'esterno
e poi verso terra, sprecando ancora alcuni secondi di mana per farlo
in quel modo, cos che lo sporco andasse a finire tra le ultime schifezze
che defluivano dal pavimento.
Orion scese i gradini ed entr nel corridoio, ansimante e bruciacchiato,
met dei capelli accorciati dal fuoco su un lato della testa, e quando
mi vide, si ferm e trasse un respiro profondo, come di chi  stato
in ansia perch hai fatto tardi e adesso, vedendo che stai bene,  incavolato
con te. Lieto che tu sia riuscita a uscirne sana e salva mi disse,
tagliente.  tutto finito, a proposito.
Scoppiai in singhiozzi e affondai la faccia tra le mani.
...
.
...
7. SOFFERENZA.
...
.
...
Orion dovette riportarmi pi o meno di peso nella mia stanza. Forse
meno, visto che in realt non riusc a reggere il mio peso per l'intero
tragitto e fu costretto a fermarsi e a mettermi gi un paio di volte;
in quelle occasioni camminavo per un po' prima di fermarmi a piangere
ancora e lui, nel panico, mi prendeva di nuovo in braccio. Lungo
la strada cap che era successo qualcos'altro, a parte la mia fuga da
un branco di nefasti nella sala di lettura, e quando mi port in camera,
tent di convincermi a raccontarglielo. Immagino che mi avrebbe
creduto, e se mi avesse creduto e lo avesse raccontato agli altri, non
sarebbe bastato? Probabilmente no. In fin dei conti lo ritenevano tutti
innamorato di me, perci gli avrebbero chiesto se avesse visto il
fauciomaco, e lui non lo aveva visto.
Non verificai la mia teoria. Di parlare non mi andava proprio. Quindi
non risposi a nessuna delle sue domande, tranne l'ultima; dissi No
quando alla fine mi chiese se volevo stare sola. Si sedette esitante sul
letto accanto a me, e qualche minuto dopo, ancor pi esitante, mi pass
un braccio intorno alle spalle. La cosa mi fece sentire meglio, il che
a modo suo era orribile.
A un certo punto mi addormentai. Lui rest con me tutto il pomeriggio,
anche durante la pausa pranzo, e mi svegli appena in tempo
per la cena, che affrontai con gli occhi appiccicosi e la gola infiammata.
Mi trascinai spenta e assente per l'intero pasto, senza prendere la
bench minima precauzione. Fu un bene che Orion non si allontanasse
mai da me. Un peduncolato sbuc dallo scarico sotto il mio tavolo,
uno di quelli peggiori, che per avevo occupato comunque; la grossa
palla verde e acquosa di un occhio ruot sul proprio stelo, guard le
caviglie di Orion, poi torn a scivolare gi silenziosa senza farsi vedere
del tutto. Non ne feci parola.
Aadhya chiese: Le  rimbalzato indietro l'incantesimo o cosa?.
Non lo so! esclam Orion, che cominciava a sembrare provato.
Non credo.
Ho sentito che tu hai eliminato uno spirito, in biblioteca disse
Liu. A volte possono scindersi. Forse lei  stata in parte prosciugata.
Orion agganci con un dito la catenina che portavo al collo e ripesc
il mio cristallo da sotto la camicia: era scuro, incrinato e vuoto.
Questo perch non lo avevo protetto in modo adeguato quando alla
fine mi ero strappata via lo scudo, ma avrebbe avuto lo stesso aspetto
se avessi usato la protezione contro uno spirito e quello fosse riuscito
a infrangerla. Per non gli dissi che l'ipotesi di Liu era sbagliata,
non dissi niente n in un senso n nell'altro. Avevo l'impressione che
l'intero dialogo si svolgesse su uno schermo TV, in un programma che
non guardavo nemmeno, con attori che non riconoscevo. Bene disse
Orion, cupo. Poi aggiunse Restate con lei, per favore, si sfil dal
polso lo spartisci-potere e si alz.
And a prendere uno degli spazzoloni che si trovavano in fondo alla
mensa, in attesa del turno successivo di manutenzione e difesa, e fece
il giro di tutta la sala colpendo con forza i pannelli del controsoffitto.
La gente lanci strilli di protesta mentre i nefasti cominciavano letteralmente
a piovere dappertutto, ma si trattava perlopi di creature allo
stato larvale, che se ne stanno l in attesa di avanzi; Orion le ignor fino
a quando non colp un nido di tuffatori nascosto in un angolo. Dopo
averli uccisi tutti e nove, torn al tavolo e mi pos una mano sul petto,
cacciando quello che sembrava l'equivalente di un anno di mana
nel mio corpo tutt'altro-che-prosciugato.
Ho una capacit notevole di trattenere mana, per quello era troppo
persino per me. Non disponevo di un cristallo accumulatore funzionante,
perci non potevo riversarne l neanche una goccia. Se in quel
momento avessi funzionato io in modo adeguato, avrei usato il potere
per la drammatica esibizione che avevo programmato. Se avessi funzionato
un po' meno, d'istinto avrei lanciato il mio incantesimo pi
naturale, che in questo momento specifico era l'incantesimo omicida,
che di recente avevo lanciato pi e pi volte.
Funzionavo giusto quel tanto da capire che in realt non volevo farlo,
e ciononostante sarei finita intossicata dal mana se non lo avessi usato
per qualcosa. Cos lo travasai nell'unico incantesimo di mia conoscenza
che non richiede alcun ragionamento e che non comporta l'uccisione
di nessuno, una piccola meditazione che la mamma mi faceva
fare ogni mattina e ogni sera, subito dopo essermi lavata i denti. Me
l'aveva insegnato quando ero piccola facendomi cantare l'inno Simple
Gifts, che  quanto pi si avvicina all'idea di un incantesimo, pur non
essendolo veramente, e che non ha alcun bisogno di parole. Basta scegliere
di far stare bene se stessi, qualunque cosa significhi per ognuno
di noi. Nelle poche occasioni in cui le chiedevo se fossi davvero un
mostro, che problema avessi, lei rispondeva che non avevo nessun
problema che non fosse un problema mio, e mi faceva fare la meditazione
finch non tornavo a stare bene. Se per voi tutto questo non ha
senso, siete liberissimi di fare un salto alla comune e parlarne con lei.
Di solito l'incantesimo non richiede neppure una goccia di mana; 
sufficiente sedersi con l'intenzione di lanciarlo. Ero cos lontana dallo
stare bene che non riuscivo proprio a formulare quell'intenzione, ma
mettere una tale quantit di potere nell'incantesimo bast a impormelo,
un po' come sollevare me stessa per la collottola e scuotermi molto
forte, con l'aggiunta di qualche sberla proveniente da ogni lato. Mi alzai
di scatto e rimasi l a ululare, colpendo l'aria all'impazzata con le
mani per un po'. L'operazione consum solo l'equivalente di un mese
di mana; ne avevo altri undici pronti a farmi saltare in aria, quindi -
ancora una volta d'istinto - spinsi fuori da me l'incantesimo, cosa che
fece sobbalzare e restare senza fiato tutti gli altri ragazzi seduti al tavolo,
eccetto Orion. Agendo in quel modo, mi ero tolta di dosso nove
mesi di mana; due studenti a caso che passavano l vicino inciamparono
e fecero cadere i vassoi quando vennero colpiti, ma a quel punto
per fortuna il sortilegio si esaur.
Tornai ad accasciarmi sulla panca con un sonoro tump. Non c'era
dubbio che mi sentissi di nuovo me stessa, vale a dire oltremodo seccata.
Intorno al tavolo, tutti gli altri avevano un'aria fastidiosamente
contenta, espressioni allegre; l'unica eccezione era Liu, dall'altro lato,
che tremava con violenza fissandosi le mani: le sue unghie erano tornate
normali. Guard Orion. Cos'hai fatto? chiese con voce roca, ancora
vacillante.
Non lo so! rispose Orion. Non era mai successo, finora!
La prossima volta gracchiai stridula, prima vedi di chiedere. Lui
mi guard, inquieto, cos aggiunsi E sto bene, il che era vero, mio
malgrado, anche se in realt io non avrei voluto stare bene cos presto.
Non ero mai stata d'accordo con tutti i discorsetti della mamma
riguardo al lasciare che l'elaborazione seguisse il suo corso, ma per la
prima volta capivo il concetto. Ciononostante, la Scholomance non 
esattamente un luogo clemente in cui elaborare, e un istante dopo gli
fui addirittura riconoscente, pi o meno. Be', meno. Smettila di starmi
addosso bofonchiai, e distolsi lo sguardo da Orion per verificare
rapidamente se il cibo che avevo nel vassoio fosse avvelenato, visto
che prima di prenderlo non avevo fatto un vero e proprio controllo.
Dovetti buttarne via met, e stavo morendo di fame, dal momento che
avevo saltato il pranzo.
Aadhya mi offr met del suo budino al cioccolato dicendo Mi ripagherai
quando ne avrai l'occasione, e quando Nkoyo le rifil una gomitata,
Cora mi diede malvolentieri la mela che avrebbe voluto mettere
da parte per dopo. Orion, che pian piano si era seduto vicino a me,
sembrava un po' meno sclerato. Liu continuava a fissarsi le mani, con
le lacrime che le scorrevano lungo il viso in due linee parallele. Era
evidente che ci avevo visto giusto riguardo all'uso accuratamente dosato
che faceva della stregoneria; se ne avesse adoperato pi del minimo
indispensabile, il mio incantesimo non avrebbe potuto riportarla
a ci che era davvero. Forse lei ne era anche meno contenta di me,
per. Ora sapeva esattamente come sarebbe finita se avesse usato di
nuovo la stregoneria, ma sarebbe stata costretta a farlo comunque, oppure
avrebbe dovuto stravolgere tutta la sua strategia.
Orion non smise di starmi addosso. Mi riaccompagn in camera
dopo cena e volle chiaramente entrare. Forse sarebbe rimasto con me
anche per la notte, l'idiota. Te lo ripeto, sto bene dichiarai. Non
temi che da qualche parte ci sia qualcuno che ha bisogno di un eroe?
Puoi sempre farti un giro nel dormitorio dei ragazzi dell'ultimo anno
se ti annoi molto.
Quelle parole mi procurarono almeno un'occhiataccia. Prego disse
Orion. Niente di che, davvero, ormai sono arrivato a sette volte...
Sei sibilai tra i denti.
E questa mattina? obiett in tono acido.
"Questa mattina non mi hai salvato da niente" fui l l per dirgli, ma
non ero del tutto sicura che fosse vero, e comunque ancora non mi andava
di parlarne, perci mi limitai a girare sui tacchi con aria gelida,
entrare nella mia stanza e chiudergli la porta in faccia.
Poi, visto che in effetti stavo bene e che ormai non ero pi avvolta
in un comodo annebbiamento dissociativo, giunse il momento di fare
l'inventario dei danni, operazione che si rivel abbastanza terrificante.
Anche il cristallo che avevo usato per collegarmi al resto della mia
scorta di mana era incrinato. Ben diciannove cristalli erano stati prosciugati
del tutto. Me ne rimanevano solo otto ancora pieni. Per ero
viva dopo aver affrontato un fauciomaco, il che in effetti ridimensionava
parecchio le cose. Mi sedetti sul letto e fissai i cristalli incrinati
che tenevo tra le mani. Un conto era avere la forte sensazione che avrei
potuto lanciare un'infinit di incantesimi omicidi incredibilmente potenti.
Un altro  averlo dimostrato in modo cos spettacolare, anche se
l'unica cui l'avevo dimostrato ero io.
E senza dubbio era meglio cos. Ho accarezzato per molto tempo
fantasticherie particolareggiate di drammatici salvataggi pubblici -
molti dei quali ultimamente comprendevano anche un ammirato e riconoscente
Orion, a essere sincera - che avrebbero suscitato nei miei
compagni sbalordimento e grande rammarico per non aver mai visto
la vera me. Ma la vera me, aveva appena ucciso un fauciomaco da
sola, con abbondante uso di uno dei pi potenti e imbattibili incantesimi
omicidi che compaiono sui libri, perci, se i miei compagni avessero
visto la vera me, non avrebbero concluso che dopotutto ero una
bella persona con la quale sarebbe stato il caso di essere gentili in tutti
questi anni. No, avrebbero cominciato a pensare che ero una persona
violenta e pericolosa con la quale sarebbe stato il caso di essere
gentili in tutti questi anni. Gli avrei fatto paura. Naturale che gli avrei
fatto paura. Ora lo capivo con assoluta chiarezza, nonostante i ridicoli
sogni cui mi ero aggrappata in tutti questi anni, perch facevo paura
anche a me stessa.
Mi alzai per prendere il libro di Scienza dei Nefasti del secondo
anno dallo scaffale in alto - controllai la parte inferiore di quello e dello
scaffale soprastante, poi passai il dorso della mano su tutti i libri prima
di tirarlo gi - e cercai le pagine sul fauciomaco. C'era un rimando
all'articolo della rivista. Lo trovai e alzai lo sguardo dalla scrivania
per puntarlo nel buio totale, dicendo: Voglio una copia pulita, leggibile
e in inglese del numero 716 della "Rivista di Scienza dei Nefasti".
Potevo entrare nello specifico perch questa  una cosa tutt'altro che
difficile da ottenere. Il titolo "Rivista di Scienza dei Nefasti" pu suonare
accademico e polveroso, ma  solo finzione. Esistono lettori decisamente
appassionati di nuove informazioni sulle creature che vogliono
mangiarci. Tutte le cerchie del mondo sostengono la ricerca in
cambio di una cassa di copie ogni mese, e qualunque mago indipendente
in grado di pagarselo pu fare l'abbonamento; quasi tutti quelli
che non possono, invece, trovano altri con cui dividere la spesa di
una copia in comune.
Questo numero era piuttosto recente, non vecchio di vent'anni. La
madre di Orion era gi nel comitato di redazione: OPHELIA RHYS-LAKE,
NEW YORK, a otto nomi di distanza dalla cima del colophon. Adesso 
pi su. L'articolo sui fauciomachi prendeva met del sommario, e la
parte storica si soffermava sull'unico resoconto moderno attendibile
dell'eliminazione di una di quelle creature.
Una decina di maghi della cerchia di Shangai, in Cina, fu catturata
e poi scacciata dalle autorit durante la Rivoluzione culturale - non
perch si trattava di maghi, ma solo perch quei maghi sembravano
ricchi in modo sospetto - e dopo l'improvvisa perdita di tanti ottimi
elementi, le barriere di protezione del luogo andarono a rotoli molto
in fretta. Un fauciomaco riusc a varcare i cancelli della cerchia e in un
giorno si mangi met degli abitanti rimasti; gli altri fuggirono, come
avrebbe fatto chiunque fosse sano di mente.
Fin qui la storia era abbastanza normale.  cos che le cerchie vengono
distrutte, quando succede. Non  detto che sia sempre opera di
un fauciomaco, ma una cerchia indebolita costituisce comunque un
obiettivo pericolosamente allettante per i nefasti pi spaventosi. Circa
dieci anni dopo, per, tutti quei maghi eccellenti fecero ritorno, radunarono
i sopravvissuti, bambini compresi, e decisero di provare a
riprendersi la cerchia.
Era un proposito davvero folle, perch all'epoca gli unici casi noti
di fauciomachi abbattuti non erano affatto attendibili, ma d'altra parte
la posta in gioco era altissima. Avere una cerchia non  roba da poco,
non  che puoi semplicemente decidere di distruggerne una per sfizio,
tantomeno una con mille anni di storia e mille protezioni alle spalle.
Leggendo tra le righe, capii che a motivare l'operazione avevano
contribuito anche questioni di ambizione, perch era stato proprio "il
futuro Dominus della cerchia, il nostro collaboratore Li Feng" a organizzarne
la riconquista. L'intero gruppo pass un anno a raccogliere
mana, forse per l'equivalente di mille cristalli dei miei. Li form un cerchio
di otto maghi indipendenti dall'enorme potere, a ognuno dei quali
era stata assicurata una posizione di rilievo nella cerchia se il procedimento
avesse funzionato, e si offr volontario per entrare lui stesso
nel fauciomaco. Si colleg al cerchio e, sotto tutti gli strati di protezione
alimentati dal mana che gli offrivano gli altri maghi, riusc nell'impresa.
Ci mise tre giorni a distruggere definitivamente il fauciomaco.
Due dei maghi che componevano il cerchio morirono nel corso dell'operazione,
un altro due giorni dopo.
Avevo cercato rassicurazione, ma l'articolo peggiorava solo le cose.
Ero una sedicenne con ventinove cristalli di mana che avevo riempito
principalmente facendo aerobica. Era lampante che non avevo alcun
interesse a eliminare un fauciomaco durante una gita domenicale
mattutina. Forse la Scholomance sapeva che avevo una possibilit, ma
non avrei dovuto averne. Gettai di nuovo la rivista nel buio e andai a
sedermi sul letto, rannicchiata contro le ginocchia raccolte, pensando
alla profezia della mia bisnonna. Se mai fossi diventata sul serio una
strega oscura, se mai avessi cominciato sul serio a estrarre mana dalla
gente tipo caramella mou e a scagliare quei miei incantesimi omicidi
a destra e a manca, sarei stata inarrestabile. Letteralmente, forse. Avrei
seminato morte e distruzione su tutte le cerchie del mondo, io stessa
simile a un fauciomaco, al pi grande fauciomaco mai esistito, e avrei
fatto a pezzi gli altri come me perch erano miei rivali.
Tutti sembravano solo aspettare che cominciassi, tutti tranne la mamma,
che non avrebbe definito cattivo neppure Hitler. Non  che lo ritenga
il prodotto di irresistibili forze storiche o roba del genere. No,
lei dice che  troppo comodo definire malvagio l'uomo invece delle
sue scelte; cos si legittimano le scelte malvagie dell'individuo, che si
autoconvince di essere nel giusto perch nel complesso, dentro la sua
testa, resta buono.
S, d'accordo, ma personalmente credo che, dopo una serie di scelte
malvagie, sia ragionevole farla corta e concludere che Tizio  una
persona malvagia che non dovrebbe pi avere la possibilit di fare altre
scelte. E maggiore  il potere di cui Tizio dispone, minore dovrebbe
essere lo spazio che gli viene concesso. Detto questo, io quante possibilit
ho avuto? Quante ne ho consumate? Avevo guadagnato punti
per aver assalito il fauciomaco, oggi, o mi ero soltanto offerta un assaggio
del potere che mi avrebbe condotta dritta dritta a una sorte orrenda,
cos ineluttabile da essermi stata predetta pi di dieci anni fa
da chi avrebbe voluto amarmi?
Mi porto in testa quella profezia da tutta la vita.  una delle prime
cose che ricordo. Faceva molto caldo quel giorno. Nel Galles da cui venivamo
sarebbe stato un giorno invernale, freddo e bagnato; l'inverno
non lo ricordo, ma il sole s. Nel giardino interno c'era una fontana
quadrata che mandava un piccolo zampillo attraversato da arcobaleni
ed era contornata da alberelli in vaso ricchi di fiori rosa violaceo. Intorno
a noi si riun l'intera famiglia, persone simili a me, simili al viso
nello specchio che a scuola gli altri bambini avevano appena cominciato
a sostenere fosse sbagliato, chiss perch, ma che qui era chiaramente
giusto. La madre di mio padre si inginocchi ad abbracciarmi,
poi mi scost per guardarmi, lacrime avide che le scorrevano lungo le
guance, dicendo: Oh, somiglia cos tanto ad Arjun.
La mia bisnonna era seduta all'ombra: io volevo solo agitare le mani
tra gli arcobaleni e immergerle nella fontana, ma loro mi portarono
da lei, che mi sorrise dall'alto e si allung per prendere le mie mani
bagnate con le sue. Sollevai la testa per ricambiare il sorriso, e la sua
espressione cambi completamente, i lineamenti sembrarono afflosciarsi,
gli occhi si coprirono di una patina biancastra, e lei cominci
a parlare in marathi, lingua che io non parlavo con nessuno a parte
il mio insegnante una volta alla settimana, perci non capii le parole,
ma capii che tutti gli altri intorno a me si erano messi ad ansimare, a
discutere, a piangere, e che la mamma era stata costretta a trascinarmi
via dall'anziana donna e a portarmi in un altro punto del giardino
e a proteggermi con il corpo e con la voce dal terrore urlante che aveva
divorato ogni traccia di benvenuto.
Venne mia nonna, che ci fece entrare in casa in tutta fretta e ci accompagn
in una piccola stanza fresca e silenziosa dove disse a mia madre
di restare, poi lanci uno sguardo angosciato verso di me e usc di
nuovo. Quella fu l'ultima volta che la vidi. Qualcuno ci port qualcosa
per cena, e io dimenticai paura e smarrimento; volevo tornare alla
fontana, e la mamma cant per farmi addormentare. Mio nonno era
uno degli uomini che quella notte vennero per portarmi via da lei. So
cosa dice la profezia perch la tradusse per la mamma e gliela ripet
una decina di volte nel tentativo di convincerla, per non la conosceva
abbastanza bene da capire che l'unica cosa che lei non sceglier mai 
il male minore. Cos, contrariamente a quanto le dicevano, la mamma
ha riportato il suo male maggiore a casa, mi ha cresciuta, amata e protetta
con tutte le sue forze, e adesso eccomi qui, pronta a intraprendere
quando mi pare la carriera cui ero destinata.
Forse avrei passato molte altre ore a rimuginarci su, ma avevo un lavoraccio
fin troppo deprimente da fare. Mi trascinai gi dal letto e diedi
inizio all'operazione che avrebbe dovuto indurre un nuovo cristallo
a farmi da canale, il che comportava accumulare mana cantandogli
un mucchio di canzoni lunghissime su porte aperte, fiumi che scorrono,
eccetera, e intanto restare continuamente concentrati per spingervi
dentro un sottile filo di mana e tirarlo subito fuori dalla parte opposta.
Quando la gola cominci a farmi troppo male per proseguire,
misi da parte quel cristallo e presi uno di quelli vuoti per riempirlo di
nuovo. Grazie al mio stomaco ancora dolente, per, non potevo fare
addominali o saltelli, perci mi toccava l'uncinetto.
Le parole non sono in grado di descrivere quanto io detesti l'uncinetto.
Farei pi volentieri mille flessioni che un singolo giro di maglia.
Mi sono sforzata di imparare perch  un'alternativa classica per accumulare
mana a scuola: devi portarti dietro solo un minuscolo e leggerissimo
uncinetto, appunto. Le coperte d'ordinanza sono fatte di lana
che si pu disfare e rimettere insieme, non serve altro. Ma io faccio
proprio schifo a lavorare all'uncinetto. Dimentico dove sono arrivata
nel motivo, quanti giri ho fatto, che tipo di pianto sto eseguendo, cosa
tento di creare, perch non mi sono ancora cavata gli occhi con l'uncinetto.
 perfetto per farmi letteralmente schiumare di rabbia dopo
aver disfatto gli ultimi cento punti per la nona volta. Il risultato, per,
 che cos mi guadagno una quantit di potere esigua ma accettabile.
Mi ci  voluta almeno un'ora di fuoriuscite di mana prima che il
cristallo ricominciasse di malavoglia a immagazzinarlo. A quel punto
avevo gi i denti stretti per la collera, con l'aggiunta di una nuova,
persistente inquietudine: stavo forse cominciando a sentirmi malvagia?
Ebbene s, ormai avevo la preoccupazione che anche un eccesso
di uncinetto mi avrebbe fatto ricorrere al lato oscuro. Sembrava quasi
plausibile, tanto era stupido. Ma dovevo andare avanti e depositare
quanto meno una quantit visibile di mana, perch, in caso contrario,
ero sicura che entro domani il cristallo si sarebbe richiuso. E ciascuno
di quelli prosciugati avrebbe dovuto essere ricaricato allo stesso modo.
Bisognava che decidessi se dedicare le mie energie a recuperarli, o limitare
i danni e cominciare a riempire i cristalli nuovi che mi erano rimasti.
Non potevo tenermi quelli svuotati per ultimi; se l'avessi fatto,
sarebbero morti del tutto e rifornirli sarebbe stato impossibile.
Non riuscivo a non pensare che avrei potuto chiedere a Orion di
riempirmi qualche cristallo. Solo che se avesse cominciato a condividere
regolarmente potere con me, prima o poi gli altri della cerchia di
New York lo avrebbero fermato. E non sarebbe stato neanche irragionevole.
Era da loro che attingeva quando ne aveva bisogno. Cosa che
gli permetteva di andarsene in giro a salvare gente a volont, invece
di preoccuparsi se per quel giorno avesse abbastanza mana, come invece
succedeva a me e agli altri sfigati. Doveva ripagarlo, quel diritto.
Certo, sarebbe bastato che mi unissi anch'io a quelli di New York. Con
Orion che scorrazzava per la mensa compiendo gesta sfacciatamente
eroiche per amor mio, dopo una settimana di quelle che chiunque doveva
aver ritenuto scottanti pomiciate in biblioteca, era probabile che
a questo punto Magnus e Chloe e tutta la banda sarebbero stati sollevati
di bloccarmi. E da parte mia sarebbe stato pi sensato farlo oggi.
Perci, com'era ovvio, non l'avrei fatto. Invece avrei trascorso il mese
seguente ad ammantare la mia coperta di un leggiadro quanto devastante
motivo tutto foglie e fiori. Dovevo stare attenta, per, o gli avrei
cucito dentro la mia rabbia, finendo per renderlo devastante nel vero
senso della parola. Immagino che in cambio avrei potuto ottenere almeno
un buono sconto.
La campana suonava per segnalare il coprifuoco, ma non mi fermai.
Grazie al lungo sonnellino precedente, potevo permettermi di stare alzata
fino a tardi. Dopo un'altra ora, mi concessi di sospendere il lavoro
a maglia e mettere via l'uncinetto - avrei tanto voluto scagliarlo nel
buio con tutta la forza che avevo, ma se l'avessi fatto, non lo avrei mai
riavuto indietro, perci strinsi i denti e tornai a legarlo con cura al coperchio
del mio baule - poi mi gratificai sedendomi sul letto con l'unica
vera cosa buona che mi fosse capitata in tutto il giorno: il libro che
avevo tolto dallo scaffale di sanscrito in biblioteca.
Ero certissima che fosse qualcosa di speciale quando lo avevo arraffato,
tuttavia mi preparai spiritualmente mentre lo estraevo dalla
borsa perch, a giudicare dal modo in cui stava andando la mia giornata
- la mia settimana, il mio anno, la mia vita - sarebbe stato molto
pi in carattere se avessi scoperto che il contenuto del volume era stato
scambiato con quello di un libro di cucina per profani, o che un allagamento
ne aveva incollato le pagine, o che i vermi se le erano mangiate,
roba cos. Ma la copertina era in splendida forma, fatta a mano
in cuoio verde scuro, finemente stampigliato con elaborati motivi in
oro persino sulla lunga aletta che si ripiegava per proteggere il taglio
esterno delle pagine. Me lo misi in grembo e lo aprii adagio. La prima
pagina - l'ultima, dal mio punto di vista, dato che la rilegatura era a
sinistra - era scritta in quello che sembrava arabo, e il mio cuore cominci
a battere all'impazzata.
Molti dei pi antichi e potenti incantesimi in sanscrito che ci siano
in circolazione, quelli i cui manoscritti sono perduti da secoli, vengono
da copie realizzate mille anni fa nella cerchia di Baghdad. Il volume
non sembrava vecchio di mille anni, n alla vista n al tatto, ma
questo non significava niente. I libri di magia spariscono dagli scaffali
anche nelle cerchie se non si ha un ottimo catalogo e un bibliotecario
valido che ne tenga traccia. Non so dove vadano a finire una volta
svaniti, se nello stesso vuoto che c' fuori dalle nostre camere o da
qualche altra parte, sta di fatto che finch non ci sono non invecchiano.
Pi sono preziosi, pi  probabile che si volatilizzino, perch si impregnano
del desiderio di proteggere se stessi. Questo sembrava cos
nuovo che era plausibile pensare si fosse eclissato dalla biblioteca di
Baghdad appena un paio d'anni dopo essere stato scritto.
Cominciai a girare le pagine, trattenendo il fiato, e a quel punto
mi ritrovai sotto gli occhi la prima, ricopiata in sanscrito... e con una
quantit di note ai margini; forse sarei stata costretta a imparare l'arabo,
ma ne sarebbe valsa la pena, perch il frontespizio diceva grossomodo
"Ecco il capolavoro del Saggio del Gandhara", e nel vederlo
lanciai uno squittio agghiacciante, stringendomi il libro al petto come
se fosse sul punto di volare via per conto suo.
I sutra della Pietra Dorata sono famosi perch si compongono dei
primi incantesimi noti forgiati dai costruttori di cerchie. Prima di loro,
le cerchie si formavano solo per caso. Se una colonia di maghi vive e
opera nello stesso luogo per molto tempo, dieci generazioni o gi di l,
quel luogo inizia a svanire dal mondo reale e a espandersi in modi bizzarri.
Se i maghi entrano ed escono sempre e solo da alcuni posti, quelli
diventano i cancelli della cerchia, dopodich si pu indurre l'insieme
a svincolarsi dal mondo e a inoltrarsi nel vuoto come la Scholomance,
che vi galleggia dentro. A questo punto, i nefasti non possono arrivare
a te se non trovando una via di accesso, il che rende la vita molto
pi sicura, e anche fare magie diventa enormemente pi facile, il che
rende la vita molto pi piacevole.
Di cerchie spontanee non ce ne sono state tantissime, per. Sfido
chiunque a rintracciare nella storia dieci generazioni in una situazione
di tale stabilit da permettere di crearne una. Il solo fatto di essere
maghi non preserva dalla morte quando la tua citt finisce in cenere o
qualcuno ti pianta una spada in corpo. Anzi, non preserva dalla morte
nemmeno il fatto di avercela, una cerchia. Muore anche quella se sei
nascosto al suo interno e fanno esplodere gli ingressi. Penso che nessuno
venga a sapere se sei davvero saltato in aria o se tutta la baracca
si  inabissata nel vuoto con te dentro, ma la questione  accademica.
D'altro canto, preferiresti comunque avere una cerchia piuttosto che
startene rannicchiato in una cantina. Quella di Londra sopravvisse al
blitz perch apr un sacco di varchi in tutta la citt e li sostitu rapidamente
via via che andavano distrutti. Oggi questo crea un problema diverso;
a Londra c' un branco di giovani maghi indipendenti che campano
scovando i vecchi varchi perduti. Li forzano quel tanto che basta
per intrufolarsi in una specie di rivestimento che avvolge la cerchia -
io non capisco i dettagli tecnici, e neanche i londinesi, per funziona -
e si installano l da soli finch il consiglio della cerchia non li trova,
li caccia via e torna a murare l'apertura. Ne conosco un mucchio perch
vengono tutti dalla mamma quando hanno qualcosa che non va, cosa
spesso dovuta al fatto che vivono in spazi semireali, spillano il mana
della cerchia attraverso vecchi condotti sporchi e consumano soprattutto
cibo e bevande che ricavano con la magia da quello stesso mana.
La mamma li rimette in sesto e non li fa pagare, a meno che non si
consideri pagamento il costringerli a sorbirsi un sacco di meditazione
e la sua predica su quanto sia sbagliato da parte loro starsene a ciondolare
intorno alla cerchia e quanto sarebbe meglio se invece andassero
a vivere nei boschi e diventassero tutti spiritualit come lei. A volte
la ascoltano anche.
Ma quella di Londra non  una cerchia spontanea, naturalmente; le
grandi cerchie non lo sono mai. Vengono costruite. E per quanto ne
sappiamo, le primissime cerchie mai edificate, pressappoco cinquemila
anni fa, furono quelle della Pietra Dorata. Erano dieci, costruite nel
giro di un secolo tra il Pakistan e l'India settentrionale e, nonostante
sia passato cos tanto tempo, ne esistono ancora tre. Tutte sostengono
di essere state edificate dall'autore dei sutra della Pietra Dorata, un tizio
chiamato Purochana che secondo alcuni studiosi di Storia dei maghi
 lo stesso che compare nel Mahabharata, alle dipendenze del principe
del Gandhara. Le fonti medievali si riferiscono spesso a lui come
al "Saggio del Gandhara". Nel Mahabharata, invece,  un personaggio
cattivissimo che costruisce una casa fatta di cera nel tentativo di bruciare
vivi i nemici del suo principe; non sono proprio sicura che questa
faccenda quadri con il suo essere l'eroico costruttore di una cerchia, ma
le fonti profane non sempre sono gentili con i maghi. O magari stava
tentando di edificare la sua casa altamente infiammabile e senza volerlo
 inciampato in un modo per sfornare una cerchia.
In ogni caso,  quasi certo che le dieci cerchie della Pietra Dorata
non vennero fondate tutte dalla stessa persona. Quando ti sei creato
un bell'angolino in cui vivere, perch mai dovresti andartene da un'altra
parte a farlo di nuovo? Di incantesimi, per, ce n'era un'unica serie.
Che risulta smarrita da secoli.
Naturalmente la creazione di cerchie non si interruppe. Appena i maghi
compresero che edificarle era possibile, la cosa divenne di enorme
e continuo interesse; gli artefici elaborarono metodi che permettevano
di realizzarne di migliori e pi grandi, e gli incantesimi della Pietra
Dorata, non pi utilizzati, si smarrirono nel tempo. Non so molto
della moderna creazione di cerchie, quegli incantesimi sono un segreto
molto ben custodito, ma so per certo che non si pu far stare tutto
il procedimento in un solo libro alto meno di tre centimetri, anche con
le note a margine.  la differenza tra assemblare una capanna di tronchi
e costruire il Burj Khalifa.
Nonostante cinquemila anni di perfezionamento, per, alcuni incantesimi
di base della Pietra Dorata sono diffusi tuttora, perch in
effetti sono ottimi incantesimi di base, specie per controllare i singoli
elementi e, notoriamente, lo stato di aggregazione della materia, molto
pi importante di quanto potrebbe sembrare. Se vuoi del vapore,
puoi ottenerne immettendo calore in una pentola d'acqua. Ma  un'operazione
piuttosto dispendiosa in termini di mana. Vedi la sottoscritta,
che a nove anni ne ha fatto fuori un cristallo intero per vaporizzare
un grattatore. Se per sei cos fortunato da incappare nell'incantesimo
di controllo degli stati di aggregazione elaborato da Purochana,
non devi passare obbligatoriamente per la fase intermedia di generazione
del calore e riscaldamento dell'acqua circostante, della pentola,
dell'aria che c' intorno e via dicendo. Ti basta prendere la pentola
con l'acqua allo stato liquido e trasformare in vapore l'esatta quantit
d'acqua che ti serve, spendendoci soltanto l'esatta quantit di mana
richiesta. Quel genere di controllo del mana  importantissimo;  ci
che ha reso fattibile la creazione delle cerchie.
E adesso io, proprio io, ero incappata nel suo incantesimo di controllo
degli stati di aggregazione. Si trovava a pagina sedici del libro.
Quando lo scoprii, le mani tremanti mentre giravo le pagine, dovetti
smettere di leggere e stringermi il libro al petto ancora una volta, cercando
di non piangere, perch questo significava che forse ce l'avrei
fatta a uscire viva da qui, dopotutto, cosa su cui avevo cominciato a
nutrire dei dubbi dopo aver visto di quanto si era ridotta la mia riserva
di mana. Oltre a usare l'incantesimo io stessa, avrei potuto scambiarlo
chiedendo tantissimo.
Fuori dalla Scholomance, comprare l'incantesimo della Pietra Dorata
per il controllo degli stati di aggregazione costa l'equivalente di tutto
il mana che un risoluto gruppo di venti maghi pu mettere insieme
nell'arco di cinque anni o gi di l. Ed  ancora pi difficile di quello che
sembra. Non puoi mettere via mana per cinque anni in una banca e poi
andare a comprare l'incantesimo in una libreria vicina. L'unico modo
per procurarsi sortilegi cos preziosi  il baratto: devi trovare una cerchia
disposta a scambiare l'incantesimo con te, arrivare a un accordo per
qualcosa che la cerchia vuole ma non pu fare pi agevolmente da sola
- in genere perch  sgradevole o doloroso o pericoloso - poi trascorrere
cinque anni spiacevoli a fare quella cosa e infine darla alla cerchia.
Sperando che non si rimangi l'accordo o non ci aggiunga altre pretese,
comportamenti tutt'altro che insoliti.
Non continuai a leggere oltre la pagina del controllo degli stati di
aggregazione. Inumidii attentamente il mio straccio pi pulito e ripulii
con delicatezza da ogni singolo granello di polvere ogni singola rugosit
di ogni singolo disegno impresso sulla copertina. Per tutto il
tempo parlai al libro, dicendogli come fossi felice di averlo, come fosse
meraviglioso, come non vedessi l'ora di mostrarlo a tutti e, in un
giorno non lontano, di portarlo a casa da mia madre, dove l'avrei pulito
come si doveva usando lo speciale olio artigianale per il cuoio che
produce uno dei membri della comune, e via di questo passo.
Non mi sentivo nemmeno stupida. La mamma coccola cos i suoi
sette libri di magia e non ne ha mai perso uno, anche se lei  una strega
indipendente e loro sono molto potenti. Li tiene tutti insieme in un
baule, con un po' di spazio: se le succede di trovarne l dentro uno nuovo,
cosa che a volte capita spontaneamente - solo alla mamma - dice
che allora uno degli altri desidera andarsene, perci li dispone tutti in
cerchio su una coperta stesa sotto il foro della nostra iurta, li benedice,
li ringrazia per l'aiuto e dice che chiunque di loro senta il bisogno
di andarsene pu farlo, e puntualmente, quando finisce di rimetterli
in ordine, ce ne sono di nuovo soltanto sette.
Far un bauletto speciale solo per te aggiunsi, a titolo di promessa.
Avevo in mente di saltare le ore di Tecnica, quelle di questo trimestre
le ho finite, ma continuer giusto per cominciare il lavoro. Deve
essere perfetto, quindi penso che ci vorr un po'. Alla fine dormii con
il libro tra le braccia. Non avrei corso rischi inutili.
Cazzo, El! esclam Aadhya quando la mattina dopo bussai alla
sua porta prima della campana per mostrarglielo. Come l'hai avuto?
Mi stavo impegnando moltissimo per dimenticare quel "come". Ieri
la biblioteca si  sforzata in ogni modo di bloccarmi l con i nefasti. Ha
fatto scivolare il libro su uno scaffale pi alto dopo che ho cominciato a
leggere le etichette lungo la corsia, e io ho avuto la fortuna di notarlo.
Incredibile. Lo osserv con invidia. Non conosco il sanscrito. Per
posso aiutarti a organizzare un'asta per l'incantesimo di controllo degli
stati di aggregazione, se vuoi.
Un'asta? ripetei. Avevo pensato di chiederle aiuto solo per uno
scambio.
S conferm. Questa  una cosa grossa, non vorrai barattarla per
niente. Io raccoglier le offerte segrete, e i cinque migliori offerenti
avranno l'incantesimo in cambio di quello che hanno proposto. E dovranno
impegnarsi a non barattarlo a loro volta in seguito. Puoi fargli
una maledizione di copiatura?
No dissi in tono secco. In realt avrei dovuto rispondere s, era
un gioco da bambini, e sarebbe stata anche una maledizione come si
deve, ma non avevo intenzione di farlo.
Vuoi che lo chieda a Liu?
Niente maledizioni dichiarai. Nessuno lo fotocopier o altro.
Questi sono arcani maggiori in sanscrito vedico. Io stessa ci metter
una settimana per farne cinque nuove copie, peraltro.
Lo hai gi imparato? Aadhya mi diede un'occhiata. Quando, allora?
Eri uno strofinaccio umano ieri.
Dopo cena risposi in tono scontroso: tutto grazie alla botta di vita
venuta da Orion, logicamente.
Un attimo dopo disse: D'accordo. Puoi farne una presentazione?
Mercoled nel laboratorio di Tecnica, magari? Cos avr due o tre giorni
per spargere la voce. Dopodich possiamo organizzare l'asta nel fine
settimana. Quelli dell'ultimo anno vorranno partecipare di sicuro, se
gli diamo il tempo di prendere nota dell'incantesimo prima del diploma.
Ehi, aspetta: se siamo fortunate, tutti e cinque i vincitori saranno
all'ultimo anno, cos potremo fare una seconda asta il prossimo trimestre, dopo che se ne saranno andati.
Sarebbe fantastico commentai. Grazie, Aadhya. Tu che percentuale vuoi?
Lei si mordicchi il labbro per un momento, guardandomi, poi disse
bruscamente: Ti sta bene se di questo ne parliamo dopo l'asta? Vediamo
cosa entra e cosa riteniamo equo. Magari ci sar cos tanta roba
condivisibile che non avr bisogno di niente in esclusiva.
Dovetti sforzarmi di non stritolare il libro contro il mio petto. A me sta bene, se ne sei sicura risposi, disinvolta come se non sentissi il nodo che mi stringeva la gola.
...
.
...
Fine Parte 1.